La vicenda di Lise Meitner è quella di una donna dalla mente brillante, caduta ferocemente nell’oblio di quello che Hobsbawm ha definito il secolo breve. Traboccante di eventi che hanno segnato in maniera irreversibile il corso dell’umanità, il Novecento è un continuo susseguirsi di vite spezzate, soprusi e ingiustizie. L’esercizio del pensiero e la forza dell’intelligenza, tuttavia, hanno prevalso in molti casi sui miasmi generati dalle due guerre mondiali e sulle numerose stragi di innocenti: è da questo concetto che dobbiamo ripartire oggi per capire chi è stata Lise Meitner e perché la sua figura è tra le più ragguardevoli dei nostri tempi.

«Amo la fisica, mi sarebbe difficile immaginare la mia vita senza. È una specie di amore personale, come per una persona a cui si deve molto.»

Vienna, 7 novembre 1878. Lise Meitner nasce in una famiglia ebrea dell’alta borghesia, terza di otto figli. La sua passione per il mondo della fisica si manifesta sin dai primi anni della sua vita: la sua curiosità nell’osservazione delle dinamiche che generano i più piccoli fenomeni naturali e il suo occhio critico, difatti, la conducono a sviluppare un’inclinazione particolare per il mondo scientifico, al quale dedicherà la sua intera esistenza.

Alle donne non era consentito frequentare il liceo, ma la giovane Meitner prepara l’esame di maturità da autodidatta, conseguendo il diploma presso l’Akademisches Gymnasium Wien nel 1901. All’università di Vienna studia Fisica, Matematica e Filosofia, frequentando le lezioni del teorico Ludwig Boltzmann e interessandosi, nel corso delle sue prime ricerche, al campo della radioattività; grazie al suo ingegno al di sopra della media Lise riesce a conseguire un dottorato in Fisica nel 1906, con una tesi sulla conduzione termica in materie eterogenee dal titolo Wärmeleitung in inhomogeen Stoffen: è la seconda donna nella storia a vincere un concorso di dottorato. Nel 1907 si trasferisce a Berlino, dove, per affinare le sue conoscenze e per acquisire nuovi metodi di analisi scientifica frequenta i corsi di Max Planck, del quale diventa un’assistente non ufficiale. È proprio la capitale tedesca a permettere a Lise di fare un incontro nodale per i suoi studi: conosce infatti il chimico Otto Hahn, con il quale collaborerà per più di trent’anni.

Lise Meitner e Otto Hahn in laboratorio, 1913

La giovane Lise aiuta Otto Hahn nelle sue ricerche, ma di nascosto. Lavora nel suo laboratorio per anni, costretta ad accedervi tramite la porta di servizio: essendo una donna, non ha possibilità di portare avanti gli studi universitari, a maggior ragione perché inerenti all’ambito scientifico. Nel 1909, Meitner e Hahn fanno luce su vari e innovativi aspetti dell’energia atomica, scoprendo l’esistenza di nuclidi radioattivi: in questo periodo la Meitner si fa strada nel campo scientifico e ha occasione di conoscere, tra i tanti, Albert Einstein e Marie Curie. Nel corso della Grande Guerra Lise lavora come infermiera di radiologia in un ospedale militare, sul fronte orientale: nello stesso tempo si dedica a un progetto di ricerca che la condurrà alla scoperta dell’individuazione di un isotopo radioattivo del protoattinio. Solo nel 1926, dopo anni di lavoro non pagato, riesce finalmente a diventare docente, anche se fuori organico, all’Università di Berlino.

1933. A causa delle sue origini ebraiche, a Lise Meitner viene ritirato il permesso di insegnamento: per fuggire dalla persecuzione nazi-fascista scappa in Svezia, dove porta avanti, nuovamente di nascosto, i suoi progetti scientifici all’interno dell’Istituto Nobel.

Il momento più importante della vita di Lise Meitner è da individuare nella scoperta della fissione nucleare: l’11 febbraio 1939 viene pubblicato un articolo sulla rivista Nature intitolato Disintegration of Uranium by Neutrons: a New Type of Nuclear Reaction. Convinta pacifista, rinuncia sempre a condurre ricerche finalizzate a scopi bellici, rifiutandosi di collaborare allo studio della bomba atomica. Nel 1945 il premio Nobel per la chimica viene consegnato ad Otto Hahn: Lise Meitner è trascurata, ignorata. Perché donna, perché ebrea: troppo lontana dall’ideale immagine di uno scienziato; troppo poco ammissibile.

Nonostante il grande dispiacere, negli ultimi anni della sua vita si impegna strenuamente affinché l’energia atomica venga sfruttata in maniera incruenta. Lisa Meitner muore nel 1968, stesso anno di morte di Otto Hahn, del quale la sua figura è rimasta, ingiustamente, nell’ombra.

Sulla sua lapide, Lise è ricordata come “una fisica che non perse mai la sua umanità”.