Nella letteratura anglosassone il tè ha sempre svolto un ruolo nevralgico. E anche gli autori più illustri gli hanno tributato un reverente omaggio.
In “Pride and Prejudice” di Jane Austen, Mr. Collins – riconoscendo in questa bevanda un simbolo di prestigio e di elevazione sociale – fa pressione su lady Catherine affinché inviti Elizabeth Bennet per un tè. E in uno dei passaggi chiave di “Sense and Sensibility”, sempre di Austen, quando Elinor vede l’anello di Edward con alcune ciocche di capelli, i protagonisti del romanzo sono tutti intorno a una tazza di tè che, in verità, per la concitazione non sarà mai bevuta.

Nell’incipit del suo capolavoro, “Portrait of Lady”, Henry James scrive: “Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè nel pomeriggio”. E nel 1946 George Orwell scrisse sull’”Evening Standard” un appassionato saggio su come si prepara “the perfect cup of tea”, sciorinando undici regole d’oro e dissertando con magistrale competenza sull’oculato uso di latte e zucchero. In “Great Expectations” di Charles Dickens, Pip cerca di conquistare il cuore di Estella anche attraverso l’offerta di una tazza di tè, fatto da lui stesso mescolando diversi intrugli, dopo che il goffo cameriere del locale, dove il protagonista ha condotto la leggiadra fanciulla, aveva portato “una cinquantina di accessori, ma del tè neppure l’ombra”.

E il pensiero non può non andare anche al primo ministro inglese Winston Churchill – che alla Gran Bretagna dal cuor di leone voleva dare il ruggito – il quale soleva dire che per i soldati di Sua Maestà “il tè è più importante delle munizioni”.

Illustrazione di ©Elisa2B

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