Per la matematica e per i matematici il francese Evariste Galois (1811 – 1832) è stato al contempo una benedizione e una maledizione. Mente eccelsa, ha aperto nuovi orizzonti nell’ambito del calcolo e dell’algebra, ma ha fatto scervellare, negli anni susseguenti alla sua morte, i più insigni colleghi cimentatisi nel risolvere formule da lui lasciate incomplete. Non per negligenza, ma perché non ebbe il tempo di illustrare e spiegare tutti i passaggi di quelle formule. All’alba di un certo giorno infatti dovette battersi in duello con un rivale in amore: sicuro che avrebbe avuto la peggio, passò tutta la notte a scrivere freneticamente sui fogli di un consunto taccuino i primi accenni di formule, semplicemente geniali, vergando al lato di ogni pagina l’espressione “non ho tempo”: ai posteri il compito di completare il percorso. Per due volte Galois aveva fallito l’esame d’ammissione alla prestigiosa Ecole polytechnique: considerando gli esercizi di matematica che gli erano stati sottoposti così banali da essere umilianti per la sua mente geniale, si rifiutò di risolverli. E arrivò al punto di lanciare il cancellino della lavagna all’esaminatore che invece insisteva perché si conformasse alle regole. Forse quel cancellino avrebbe fatto meglio a scagliarlo contro Poisson, stimato come uno dei più grandi matematici dell’epoca. Questi bocciò la cosiddetta “memoria” di Galois sulla teoria delle equazioni perchè la ritenne confusa e non sufficientemente rigorosa: quella “memoria”, dopo la sua morte violenta, si sarebbe invece affermata come la base fondamentale e il riferimento imprescindibile per il mondo della matematica. Galois perse la vita duellando col rivale in amore, ma guadagnò l’immortalità vincendo il duello con Poisson.

Illustrazione di ©Elisa2B

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