Dopo il grande successo de L’amica geniale, la strepitosa serie tv diretta da Saverio Costanzo tratta dalla magnifica Quadrilogia di Elena Ferrante, Netflix ha annunciato che anche l’ultimo romanzo della misteriosa scrittrice, La vita bugiarda degli adulti, prenderà forma cinematografica. Nell’attesa di conoscere tutti i dettagli di questa nuova produzione, proviamo a riflettere su quest’opera letteraria che riprende, almeno in parte, i temi delle vicende di Lila e Lenù.

 

Sembra infatti che la scrittrice – o lo scrittore, chissà-  abbia ancora molto da dire sull’adolescenza: il suo ultimo romanzo, pubblicato nel 2019, ha nuovamente per protagonista una giovanissima e il suo percorso di crescita e maturazione. Il titolo è in effetti davvero efficace: le bugie, che così spesso s’intima ai bambini di non dire, sono invece parte integrante della vita degli adulti. Questa amarissima rivelazione corrisponde paradossalmente alla nostra stessa evoluzione dall’infanzia all’età adulta: Ferrante sceglie di raccontare nuovamente questo passaggio fondamentale dell’esistenza in cui si cambia corpo, voce e pensiero mediante una storia senza dubbio avvincente sin dall’incipit. 

Giovanna, la protagonista dell’opera, è – ancora una volta- poco più che una bambina: l’io narrante è ovviamente il suo ed è quanto mai vigile, attento, scrupoloso. La penna di Elena Ferrante funziona come una macchina fotografica che coglie ogni più piccolo dettaglio, che immortala tutto e tutti, producendo immagini in bianco e nero, antitetiche e colme di opposizioni inconciliabili. Si tratta infatti di una storia dai contrasti netti, a partire dall’ambientazione spaziale con le due facce di Napoli a confronto nella prima parte (l’alto Vomero in cui vivono Giovanna e i suoi genitori e i bassifondi del Pascone di zia Vittoria) e il Paese intero che si misura con se stesso attraverso lo storico, profondo divario nord-sud: c’è una seconda parte, infatti, in cui la narrazione si sposta insieme ai suoi personaggi nell’effervescente Milano anni ‘90.

Sulla sapiente, calibratissima e potentemente evocativa scrittura di Ferrante non c’è nulla che si possa obiettare: ancora una volta, si resta incollati alla pagina, le immagini galoppano vivide nella mente una dietro l’altra e pare quasi di sentirle le voci di Andrea, Vittoria, Margherita, Costanza, Mariano e di tutti gli altri personaggi che ruotano intorno all’adolescente ribelle, protagonista di questa storia. Tuttavia, c’è più di qualcosa che non ci ha del tutto convinti.

Edizioni e/o, euro 19.

Il romanzo si apre con la dichiarazione lapidaria del padre di Giovanna che confida alla moglie d’essere preoccupato per la somiglianza tra la ragazzina e la sorella Vittoria: attorno a questa figura misteriosa si sviluppa la prima fase della trama in cui l’emancipazione progressiva della protagonista dagli amati e idolatrati genitori va di pari passo alla scoperta della zia e del suo mondo. Una scoperta che avviene forse troppo velocemente e che precipita dall’ammirazione al disprezzo altrettanto celermente. Di converso, la ribellione di Giovanna, il suo tormentato divenire giovane donna, la carica di ira funesta che caratterizza il suo essere pienamente adolescente monta pagina dopo pagina senza esplodere mai, anzi implodendo scialbamente in un finale che lascia perplessi: dal momento in cui la giovane inizia a comprendere quanto sia bugiarda e ipocrita la vita dei suoi adulti di riferimento a quello in cui lei stessa inizia a mentire sempre più consapevolmente, si resta in attesa di un evento, un’azione, una coerente conclusione che non arriva mai. Le sequenze narrative perdono il vigore iniziale, risultano a tratti ridondanti e persino un po’ ampollose senza che nulla di significativo accada e la lettura termina nel bel mezzo di un processo che risulta perciò inevitabilmente come incompiuto. 

La vita bugiarda degli adulti resta certamente un libro di grande pregio letterario, tanto per le abilità scrittorie di Elena Ferrante quanto per la trama in sé che certamente avvince ma che non convince del tutto, specialmente nel suo volgersi all’epilogo. Certo, resta il dubbio più che fondato che la scrittrice abbia in mente una qualche prosecuzione: questa sarebbe, forse, la plausibile spiegazione di un finale che appare un po’ affrettato e insapore. In ogni caso, l’attesa per la serie-tv prodotta da Netflix è trepidante: sarà possibile doppiare il  grande successo televisivo di Saverio Costanzo e delle giovani interpreti Gaia Girace e Margherita Mazzucco?

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