Ci sono dei luoghi che, varcata la soglia, hanno il potere di prendere il presente e incastonarlo in un lasso di tempo infinito tale per cui quel ricordo, quell’istante rimanga impresso nella memoria. Il valore di questi posti risiede nel fatto che la storia sembra essersi fermata e il visitatore abbia la preziosa opportunità di entrare a farne parte, semplicemente aprendo una porta cigolante, inserendosi in quell’umanità che rende tali spazi una via vai di storie.

Cento anni, un secolo intero di libri, passanti, edizioni, scrittori, gatti e profumi parigini: tutto ciò festeggia la leggendaria Shakespeare & Co, la prima libreria indipendente, istituzione, simbolo, tappa prediletta per i bibliofili che passano per la Ville Lumière. Là dove rue de la Bucherie si affaccia alla maestosità di Notre Dame, attraverso le fronde di alberi e siepi che danno contezza delle stagioni che passano, in quel raccolto angolo sulla Rive Gauche, si trova la libreria fondata da Sylvia Beach, un’americana il cui sogno era quello di fondare un french bookstore in quel di New York che, per ironia del destino, si è ritrovata ad aprirne uno british dallo stile Vecchia Inghilterra, nel cuore di Parigi.

La Shakespeare & Co dall’esterno. Fonte: wikipedia.it foto di topolgrussy

A onor del vero, Bleach ha aperto i battenti in un primo momento al numero 12 di Rue de L’Odeon, il 19 novembre 1919, lì dove ora rimane un’iscrizione per ricordarci bene dove tutto è iniziato. L’idea della fondatrice era quella di dare vita non solo a un esercizio commerciale, ma più a un luogo di incontro e scambio, di sosta e arricchimento, una sala di lettura, una coraggiosa casa editrice. Da sottolineare che è stata proprio Sylvia Beach ad avere l’ardire, l’astuzia, lo spirito d’avanguardia nel comprendere che l’Ulisse di James Joyce fosse un capolavoro del modernismo, accettando di darlo alle stampe dopo le numerose porte chiuse in faccia all’autore irlandese.

Silvya Beach e James Joyce alla Shakespeare & Co in Rue de L’odeon, 12. Fonte: messynessychic.com

Hemingway, Stein, Fitzgerald, Eliot, Pound: la letteratura, la filosofia, la poesia incarnate di quegli anni erano passati di lì, respirando, discutendo, scambiando arte e idee, fino a quando nel 1941, la storia ha deciso di forzare la mano e la libreria dovette chiudere. Il secondo capitolo sarebbe stato scritto da un altro americano, George Whitman, che nel 1951 avrebbe aperto il bookstore Le Mistral esattamente al km 0 di Francia, cambiando solo nel 1964 il proprio nome in Shakespeare & Co.

George Whitman nella Shakespeare & Co. Fonte: messynessychic.com

L’idea di Whitman era quella di dar vita a un luogo che si leggesse come un libro; ogni stanza doveva essere un capitolo da assaporare con calma e da filtrare attraverso la propria soggettività. E così è: non c’è angolo che sembri essere sempre lo stesso, anche entrandovi spesso il fascino rimane intatto e si scoprono nuovi scorci, prospettive, immagini, esattamente come quando si rilegge un classico senza tempo. Il profumo del legno, la disposizione dei volumi, la ricchezza delle diverse edizioni, le poltrone consunte, biglietti e disegni, cartoline, le scale strette, la macchina da scrivere gialla, le piccole finestre che danno sui tetti di Parigi. Tutto è al suo posto, in un disordine creato ad arte senza mai risultare stucchevole o artefatto.

Uno scorcio all’interno della Shakespeare & Co. Fonte: wikipedia.en, foto di Iwannadancewithsomebody2

E il tempo non scorre all’interno, nonostante si veda qualche invadente smartphone qua e là e affacciandosi passino macchine di ultima generazione. Allen Ginsberg, William Burroughs, Anaïs Nin, Richard Wright, William Styron, Julio Cortázar, Henry Miller, tra gli altri, hanno lasciato la loro impronta in un viaggio comune che si intreccia al presente di visitatore qualunque. L’”utopia sociale” voluta da Whitman è tutta qui: nel creare un passpartout per esistenze più o meno affini, una macchina del tempo efficace e preziosa che coinvolge e rapisce anche il lettore meno appassionato, senza mai trasmettere il disagio dato dalle più gettonate attrazioni turistiche.

Leggenda, magia, alchimia, intuizione: Shakespeare & Co è un prisma dalle mille sfaccettature che non smette mai di esprimere quello che ha da dire, un po’ come le opere del Bardo inglese di cui porta il nome. Tutto si mescola alle lunghe giornate di pioggia, alle brezze primaverili, ai tardi tramonti e ai colori caldi dell’autunno, tanti quanti i cento anni che l’hanno portato fino a noi e, speriamo, al futuro. Tutto è affidato non solo ai librai, ma soprattutto ai veri vigilanti di questo luogo sacro, i gatti che si invita gentilmente a non disturbare di giorno perché hanno necessità di riposare dopo una notte intera trascorsa a leggere libri.

 

La Shakespeare & Co spegne cento candeline ed è importante celebrarla perché forse dal suo esempio sono rinate quelle librerie viventi, che respirano nella passione dei suoi librai, non più solo commessi ma consiglieri, lettori, coraggiosi piccoli impresari di cultura. Quando si esce da quel piccolo angolo di paradiso parigino, ci si porta un po’ via quella Vecchia Inghilterra, una borsa di tela con su stampata una delle vetrine più famose e illustrate al mondo, ma anche il genio della Stein, i dialoghi interiori di Joyce, un frammento giocoso di Cortàzar, le luci di quegli anni Venti, e tutti gli anni di avanguardia, complessità, vivacità che hanno reso Parigi quello che è oggi.

L’augurio è quello di ritrovarla lì ancora, fra altri cent’anni, solida fortezza per viaggiatori, cittadini e sognatori,  familiare nei suoi angoli, nelle sue scale, tra gatti e nuovi passanti da affascinare.

 

 

 

Immagine copertina: la facciata della libreria. Fonte: wikipedia.en, foto di shadowgate

© riproduzione riservata