Nell’era digitale la macchina per scrivere è stata dimenticata: nel migliore dei casi fa bella mostra di sé come soprammobile. Eppure c’è stato chi, fino a qualche tempo fa, l’ha valorizzata come strumento di lavoro, curandone – con passione e dedizione – guasti e difetti.

Mary Adelman, di origine belga, recentemente scomparsa, aveva un piccolo negozio nell’Upper West Side di Manhattan. Da giovane aveva fatto pratica in un negozio di Amsterdam, presto soprannominato “la sala operatoria”, in cui le macchine per scrivere finivano sotto i ferri per poi essere restituite alla pristina funzionalità. Trasferitasi a New York, la donna affinò le sue già alte competenze in quel negozio di Manhattan che, nell’arco di qualche anno, divenne una sorta di leggenda. Tanto che vi si rivolgevano, oltre alla gente comune, anche i grandi scrittori, da Isaac Bashevis Singer ad Erich Maria Remarque, da Nora Ephron a Philip Roth, i quali sembra sfogassero ira e frustrazione sulla macchina per scrivere quando non erano assistiti dall’ispirazione e quindi stentavano a trovare la parola giusta. Tasti piegati, nastri ridotti a brandelli, cartucce per l’inchiostro frantumate: non c’era tessera del mosaico che Adelman non sapesse ricomporre, in questo aiutata dal rispetto che ella nutriva per lo strumento, mai considerato “un vile pezzo di metallo”. Del resto, amava sottolineare, se gli autori arrivano alla gloria e alla fama, lo devono in parte anche alla macchina per scrivere. E c’è chi, tra gli scrittori, ha manifestato la propria riconoscenza a Mary Adelman inserendola come personaggio in uno dei suoi romanzi, come ha fatto David Handler nel thriller The Girl Who Ran Off With Daddy (1996).

Mary Adelman soleva dire che le antiche macchine, rispetto ai computer, aiutano gli scrittori a scrivere meglio, facendoli concentrare su ogni frase per evitare poi di correggerla, pena il dazio di dover cambiare troppo spesso il foglio. E il pensiero va allora a Oscar Wilde il quale sentenziava che se suonata con la dovuta maestria la macchina per scrivere non ha nulla da invidiare a un pianoforte perfettamente accordato.

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