Piccolo spazio pubblicità. Perché a volte è decisamente importante raccontarsi – in qualche modo – prima ancora che raccontare. Con una premessa del genere sembra abbastanza chiaro quanto si voglia indagare uno spazio più circoscritto, che ci appartiene ma che allo stesso tempo appartiene a tutti, alla società per cui prestiamo il nostro – prezioso – contributo. Università: tendenzialmente è roba nostra, se anche i dati ISTAT ci parlano di un sempre crescente tasso di immatricolazione di studenti diciannovenni a partire dai primi anni del 2000.

Fonte: upload.wikimedia.org

C’è una linea sottile che tiene insieme il sogno e l’opportunità, l’utopia e la realizzazione. Così, per chi fantasticando si immagina in divisa a Cambridge o in toga ad Harvard, ma anche semplicemente per quegli inguaribili appassionati di cultura, internet ha cominciato a fornire libero accesso ai migliori corsi accademici su scala internazionale. Il progetto in questione si chiama MOOC, acronimo per Massive Online Open Courses, ed ha già incollato migliaia di persone da tutto il mondo alla sedia davanti al pc. Piattaforme di distribuzione della rete dei MOOC sono state già adottate dalle massime università europee: capofila del progetto d’aggregazione EMMA (European Multiple Mooc Aggregator) è l’università italiana Federico II di Napoli. Tuttavia, noi ancora non disponiamo di una piattaforma nazionale che possa dirsi “ufficiale”.

Fonte: csp.it

È la magia del nuovo universo mediatico, dominato a tappeto dai computer, dalla cybernetica e dalla rete. Un’ondata di modernità che ha investito tutto e tutti, senza che al suo fluire fosse possibile opporre resistenza. E i nostri giudizi oscillano tra l’elogio del web come risorsa e la sua condanna per quella vanagloria che a volte ci chiude dentro un barattolo e ci porta ad auto-compiacerci appresso a lui, dimenticandoci del mondo che si apre fuori. La verità sembra essere orazianamente nel mezzo e pare indiscutibile solo in relazione ai casi singoli presi uno per uno: con MOOC, si erge a straordinario vantaggio, atteggiandosi ad alleato della cultura, la membrana innovativa che protegge il nucleo della tradizione.

Fonte: vocidicittà.it

1600 sono i corsi partiti già solo da settembre, stilati in un’apposita lista dal sito specializzato Web Culture. Il prezzo per seguirli? Impegno, passione e diligenza. No, non si parla di soldi, se non per quelli per cui è prevista una quota fissa per il conseguimento degli attestati di partecipazione. Il materiale, fornito rigorosamente online, è sostanzialmente audiovisivo e in lingua inglese (accuratamente sottotitolata a seconda dell’esigente) che viene archiviato una volta terminato il regolare svolgimento del corso, per cui anche una volta finito il ciclo delle lezioni lo studente può attingervi quante volte lo desideri. Insomma, per chi nutre questo desiderio di confronto mai ci fu posto migliore della scrivania di casa. Speciale, vero?

Ma quali sono questi fantomatici corsi? Ce n’è per tutti i gusti, per cui si spazia dalla Medicina all’Ingegneria, attraversando l’Informatica e l’Economia sconfinando poi nell’Arte o nella Filosofia. Ma tra quelli già partiti uno su tutti non fa che far parlare di sé, ed è il Seeing through photographs  organizzato nientemeno che dal MoMA di New York: uno straordinario viaggio nella bicentenaria storia della fotografia, un accento sui suoi significati reconditi e manifesti, sulla sua funzione e utilità sociale. Un corso utilissimo anche e soprattutto alla luce del discorso che affrontavamo poco sopra, riferito a un mondo completamente dominato dall’immagine e dall’idea e la cultura del filtro.

Fonte: static1.squarespace.com

Come dire? Un riscatto di quella realtà che spesso viene indicata come calderone fatto spesso di indecisi e finti appassionati, in preda alle pressioni del mercato del lavoro. Un riscatto del web 2.0, che regala la possibilità più unica che rara di vestire i panni dello studente cosmopolita direttamente dalla postazione del computer a casa propria. Ma soprattutto un riscatto per noi, generazione di sconvolti che spingono il piede sull’acceleratore puntando dritti verso il futuro. Ci piace raccontarci così, atteggiandoci a spietati paladini della società che verrà. Restando anche un po’ sospesi, tra il sogno e l’opportunità.