Da una parte c’è la crisi sistemica dell’editoria, periodica e non. Dall’altra un mondo prolifico di pubblicazioni indipendenti che cerca di farsi strada prendendo le distanze dal settore mainstream. Nel mezzo, un sistema culturale che muta e un linguaggio che si impoverisce ad ogni tap di smartphone.

In estrema sintesi si può descrivere così il delicato contesto in cui si muove la carta stampata oggi che, lungi dall’essere in estinzione, sta conoscendo un rinnovato periodo di fioritura. Quotidiani, settimanali e prodotti da edicola però c’entrano poco: minacciati dalla fuga degli inserzionisti verso gli eterei lidi del web, la loro tiratura è ancora in calo e le vendite sempre più al ribasso.
In questo deserto di carta e inchiostro, dove si annaspa alla conquista dell’ultimo lettore, a costituire delle rare oasi di benessere editoriale sono le pubblicazioni indipendenti, soprattutto periodiche. Diverse, diversissime, dai rotocalchi anni ’90, il loro scopo non è solo quello di informare e/o intrattenere, ma di coinvolgere più sensi, dalla vista al tatto passando per l’olfatto, per emozionare e stupire il lettore più esigente.

Per capire questo fenomeno sempre più in espansione, siamo stati insieme a Frab’s Magazines and More (sito e shop online specializzato nella ricerca e vendita di magazine indipendenti) ad Amburgo in occasione di Indiecon, uno dei più interessanti festival internazionali dedicati alla scena editoriale periodica indie. Tra magazine, fanzine ed esperimenti editoriali, abbiamo passato due giorni ad esplorare il settore e a parlare con chi gli indiemag li produce.

Elevati a oggetti d’arte e da collezione, questi prodotti editoriali condividono tra loro l’attenzione maniacale all’estetica: la scelta della carta, o meglio delle carte, la stampa quasi mai digitale, più spesso in off set, e poi la brossura che può essere cucita a mano, per dare quel tocco di antico. E, ancora, la tiratura limitatissima, perché le cose belle non vanno sciupate, ma tenuta con la cura di un collezionista. Andando oltre l’estetica, si incontrano contenuti curati e approfonditi, commissionati su misura, che nulla hanno a che vedere con la scrittura veloce, i periodi sempre più brevi e le subordinate latitanti a cui ci ha abituati internet. Quello del magazine indipendente è un contenuto che abbraccia il giornalismo long form, che approfondisce, che ha bisogno di tempi lunghi e lenti di lettura, ma soprattutto è un contenuto transnazionale, inclusivo, che supera i confini geografici e adotta l’ingelse come lingua franca.

Indiemags, Amburgo 2019

E poi ci sono i generi sempre più dettagliati e i target sempre più definiti, naturale conseguenza delle piccole tirature. Così puoi leggere (guardare e toccare) di arte o di design, di architettura o di moda, di sport, ma anche, entrando nel particolare, solo di tennis o skateboard o danza, di questioni di genere, di caffè se amate il caffè o di tè se lo preferite, di flora e di fauna, di viaggi, di un singolo oggetto su cui si può disquisire per oltre 200 pagine (si, McGuffin magazine fa proprio questo), di economia e attualità. Insomma, qualunque sia l’argomento che vi viene in mente, potete essere quasi certi che esiste una pubblicazione indipendente dedicata pronta ad accogliervi nella sua ristretta cerchia di lettori, che poi è un po’ come essere in famiglia.

All’Indicon, ad esempio, abbiamo scoperto e amato un magazine che è più che altro un libro d’artista: si chiama Cold Cuts, dietro c’è il fotografo Mohamad Abdouni, ha una tiratura di soli 100 pezzi e le sue pagine a foliazione doppia (una chicca imperdibile!) raccontano, oltre la censura e le paure di discriminazioni e persecuzioni, il mondo queer libanese.

Mohamad Abdouni con delle copie di Cold Cuts- ph © Anna Frabotta

A metà tra un libro e una rivista è anche Tofu, un nuovissimo progetto editoriale che, con una tiratura di sole 400 copie, vuole portare in Europa il sussulto dei movimenti artistici asiatici.

E non mancano gli italiani, come Panteon, il progetto editoriale nato dal collettivo Warhouse Of Architecture Research e diretto da Jacopo Costanzo, un semestrale di architettura legato alla città di Roma. Anacronistico con quel suo maxi formato, la carta sottile e la scelta del bianco e nero (il paragone con il classico quotidiano è inevitabile, ma manda fuori strada), Panteon racconta in ogni numero cinque architetture andando a comporre quasi un “pantheon” di edifici diversi tra loro, ma tutti ugualmente affascinanti.

Italiano è anche Quanto, un vero e proprio “esperimento” che mescola insieme elementi di graphic design e letteratura speculativa a metà tra il distopico e il fantascientifico.

Mentre eravamo tra gli espositori della fiera tedesca, ci siamo chiesti da dove nascesse il successo delle riviste indipendenti (non di tutte ovviamente, non fraintendete). La risposta che ci siamo dati è che di fronte alla pigrizia intellettuale di molti, alcuni hanno voglia di riscattarsi. Come a dire che da quando un algoritmo può interpretare i nostri flussi di pensiero in base ai nostri flussi di dati online, la parte più recondita del nostro cervello ha iniziato, forse, a sviluppare una sorta di istinto di fuga da questo algoritmo. Ecco allora che il magazine indipendente diventa una sorta di bene rifugio, perché ciò che è meno standardizzato e più ricco di contenuti e attenzioni, ci provoca quell’impercettibile brivido in più che ci fa salire le endorfine.

Insomma, la rivista è viva, evviva la rivista.

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