Fonte: arabeschi.it

Un cortometraggio di circa quindici minuti, quello che la RAI trasmise nel febbraio del 1974, per la rubrica televisiva “Io e.…”, diretta da Paolo Brunatto dove veniva chiesto ad alcune personalità della cultura italiana di raccontare una particolare opera d’arte ed esporre le ragioni di tale predilezione. Pasolini scelse di parlare della forma della città di Orte, del suo profilo.

Lo sguardo che Pasolini punta sulla città di Orte – deformata dalle case popolari – rappresenta una chiave di accesso privilegiata per la poetica dello scrittore corsaro.

Pasolini inquadra il colle su cui si erge la città nella sua perfezione assoluta. La sua forma bruna si staglia contro il cielo grigio. La massa architettonica della città viene però deturpata, rovinata dalla presenza di un gruppo di case popolari – scorte con un allargamento di campo – alle pendici del colle.

L’offesa che quelle case provocano nello scrittore nasce dalla loro appartenenza a un mondo temporalmente lontano, il loro carattere risulta diverso da quello dell’antica città di Orte causando una fastidiosa mescolanza di stili. Nonostante questo il caso della città di Orte resta un esempio ancora oggi affascinante.

Gli anni Cinquanta e Sessanta per l’Italia furono i cosiddetti anni del “boom”. L’Italia si stava risollevando dalla distruzione che la Seconda Guerra Mondiale aveva portato con sé, questo grazie anche agli aiuti economici americani che mitigarono gli effetti del ritardo tecnologico ed economico che il fascismo aveva lasciato in eredità all’Italia. Tutto questo creò le premesse per quel fervore di attività, accompagnato dallo spostamento di grandi masse di popolazione, che fu poi chiamato miracolo economico. Questo straordinario sviluppo però non fu accompagnato da un’adeguata evoluzione civile e culturale che portò l’Italia a trasformarsi in un’immensa area di lottizzazione, dove per prima imperversò la speculazione edilizia. Il paesaggio urbano si deteriorava e le campagne erano sempre più compromesse da un’edificazione senza controllo. Per questo oggi esiste un immenso patrimonio edilizio brutto, spesso degradato e mal inserito nel territorio.

Il disprezzo di Pasolini verso quelle case popolari, seppur estetico, porta a riflettere anche sotto un altro aspetto: il nostro rapporto con l’abitare. Le città, il processo di urbanizzazione hanno portato a una simultaneità di tempi, di stili, di modi di abitare molto diversi. Quando ci troviamo davanti ad un paesaggio, cioè, siamo costretti a riconoscere e ad accettare il passato e il presente insieme. Il concetto di “urbano”, per esempio, unisce la città in quanto tale e la comunità che vi abita. Per questo la sua forma non può che essere una forma in divenire, continuo processo e non un canone da congelare nel tempo.

Una vista della città di Orte dall’alto

L’analisi che Pasolini conduce sulla forma della città di Orte si completa attraverso lo sguardo di un’altra città laziale: la littoria Sabaudia. Benché creata secondo i canoni architettonici del regime, questa oggi possiede un carattere tutt’altro che fascista. Dunque il fascismo, secondo lo scrittore, non è riuscito a modificare, a scalfire la realtà dell’Italia se non per alcuni caratteri esteriori, poiché una città come Sabaudia trova le sue radici in quella realtà provinciale, paleoindustriale che il fascismo non è riuscito ad appiattire. L’omologazione è un nemico riconosciuto che Pasolini ha cercato sempre di combattere in tutte le sue opere: il grande faro artificiale della civiltà dei consumi. Distruggendo le realtà particolari, le politiche dei nostri giorni sono riuscite ad ottenere quei risultati a cui il fascismo non è riuscito a pervenire.

Pasolini sceglie di difendere proprio questo, quello che lui chiama passato senza nome, opere – come la forma della città – che nessuno difende, che non sono codificate, al pari di un’opera d’arte di un grande autore.

Fonte: ilfoglio.it

La forma della città è un prezioso documento, seppur poco noto, non solo perché si inserisce a pieno titolo tra le pagine corsare di Pier Paolo Pasolini, ma soprattutto perché riflette su un problema oggi più che mai attuale: la cura del territorio e l’attenzione verso quel patrimonio anonimo che è opera dell’intera storia del popolo di una città.

 

di Matteo Torti

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