Chiunque di noi prenda con frequenza i mezzi pubblici si sarà accorto, osservando le persone attorno a sé, che almeno otto su dieci tengono il viso incollato allo schermo del proprio smartphone durante tutta la durata del tragitto, e solamente due sue dieci parlano fra loro, socializzando, oppure leggono un libro in silenzio, persi nel loro mondo.

A proposito di libri, quand’è stata l’ultima volta che siete saliti su un autobus, in metro, in treno o su un pullman e avete portato con voi un libro da leggere? E no, non valgono i libri per gli esami universitari, quelli per la patente o con sole immagini. Parliamo di libri veri, fatti di carta e di migliaia di gocce d’inchiostro che vanno a formare la trama di un romanzo, di un giallo, di un saggio o di un’autobiografia. Non vi vergognate se la vostra risposta sarà “non ricordo” o “un anno fa”, perché siete in buona compagnia. A quanto riportano i dati forniti da ISTAT 2016, presentati in occasione della manifestazione editoriale milanese Tempo di Libri, infatti, dal 2010 ad oggi ci sono oltre 4 milioni di lettori di libri in meno.

Sopra i dati sul numero di lettori di quotidiani in Italia, sotto di libri
Fonte: Istat

Nel 2016 sono circa 33 milioni le persone con più di sei anni che non hanno letto nemmeno un libro in un anno, ovvero il 57,6 per cento della popolazione. Se fate parte di questo 57 % non preoccupatevi, dunque, perché siete voi la maggioranza.

Stando sempre ai dati, nel 2016 diminuiscono sia la quota di persone che leggono quotidiani (43,9%, dal 47,1% del 2015) sia quella di chi legge libri (40,5%, dal 42,0% del 2015). A non leggere sono soprattutto gli uomini: il 64,5 per cento di loro non legge, contro il 51,1 per cento di donne. Con l’aumentare dell’età il dato peggiora. Tra i 25 e i 74 anni sono circa il 65 per cento gli uomini che non leggono, contro il 72,9 per cento nella fascia degli over 75. Per quanto riguarda le donne, il 50 per cento di non lettrici si tocca solo nella fascia oltre i 65 anni. La lettura, quindi, resta una prerogativa soprattutto dei giovani e delle donne.

Le abitudini dei ragazzi, inoltre, vengono influenzate da quelle dei genitori. Legge libri, infatti, quasi il 70 per cento dei figli di genitori entrambi lettori. I giovani tra gli 11 e i 14 anni risultano i lettori più forti. Percentuali alte di letture si registrano anche tra i 55 e i 74 anni.

Dal punto di vista territoriale tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori inferiori al dato nazionale ad eccezione della Sardegna.


Nel grafico la classifica europea relativa al numero di persone tra i 16-74 anni che hanno utilizzato negli ultimi 3 mesi Internet per leggere news, riviste e giornali
Fonte: Istat

Coloro che leggono almeno un libro al mese, definiti lettori “forti”, sono una minima parte, solo il 5,7 per cento.

Il dato positivo riguarda la quota di famiglie che possiede libri: nel 2016 erano l’89,4 per cento, ma dal 2009 in poi solamente il 10 per cento di famiglie ha dichiarato di non avere libri in casa.

Aumenta anche il numero di chi usa il web per la lettura di notizie, giornali o riviste, soprattutto tra i giovani della fascia compresa tra 20 e 24 anni, con il 53,9% delle preferenze. Tuttavia  su scala europea l’Italia occupa l’ultima posizione assieme alla Romania.

Nel 2016 l’8,4% della popolazione di 6 anni e più legge online e scarica libri dal web: la quota sale a poco meno del 20% tra i giovani di 18-24 anni. Questa forma di fruizione culturale presenta però delle differenze su scala regionale: risulta, infatti, piu’ diffusa al Nord-ovest, mentre nel Mezzogiorno si registra una diminuzione rispetto al 2015.

Classifica delle regioni Italiane per numero di lettori di quotidiani e riviste su internet nel 2016
Fonte: Istat

Questi sono i dati preoccupanti che ci fornisce l’stat: uno studio che fotografa impietosamente il crollo del mercato editoriale in Italia. È pur vero che l’abitudine alla lettura nel Bel Paese è sempre stata scarsa e al di sotto della media europea e che il divario culturale e di mezzi fra Nord e Sud è sempre esistito, ma questa situazione sembra essere andata peggiorando negli ultimi anni e i fattori non possono essere solamente di tipo culturale o sociale. C’è qualcos’altro sotto, un cambiamento di portata globale che coinvolge indifferentemente tutti gli strati e i ceti della società globalizzata.

Questa lenta ma inesorabile trasformazione che sta modificando le nostre abitudini e l’organizzazione del tempo libero, si muove lungo tre assi principali: il costo, il tempo e la supremazia di internet e delle immagini.

La prima variabile, quella del costo dei libri, è strettamente legata alla crisi economica che ormai si protrae da decenni e che, ovviamente, va a colpire i settori più a rischio e meno tutelati, come quello della cultura. Le famiglie, in tempo di crisi, devono contenere le loro spese, e quando il budget è ridotto, i primi tagli vengono effettuati sui beni cosiddetti “di lusso” o “secondari”, quali ormai vengono considerati i libri, appunto. Anche se lo stesso discorso non vale per le apparecchiature tecnologiche o per gli smartphone, per i quali le famiglie italiane sembrano pronte anche ad indebitarsi. Perché? È molto semplice, perché il telefonino è uno status symbol, il libro no. Quindi, secondo la logica della famiglia italiana media, è preferibile rinunciare all’accrescimento delle proprie conoscenze e ad una sana abitudine, come quella della lettura, piuttosto che a non poter esibire l’ultimo modello di smartphone disponibile sul mercato.

Passiamo al secondo fattore: il tempo. Non è un mistero che viviamo in una società frenetica e con dei ritmi di vita quasi insostenibile, chiunque viva in una grande metropoli può sperimentarlo ogni giorno sulla propria pelle. Spesso si arriva a fine giornata esausti, senza forze né voglia di mettersi a letto e leggersi Guerra e pace di Tolstoj. Questo però non accade da ora, ma da sempre: anche in passato i lavori erano estremamente faticosi e, molto spesso, duravano più ore di oggi. Ma allora dove si annida il problema? Il punto fondamentale, in effetti, è un altro, e si tratta non del tempo in generale, ma di quello che noi consideriamo come tempo libero. Mentre in passato i “tempi morti” venivano colmati più spesso leggendo o discorrendo delle notizie del giorno con parenti, amici e conoscenti, oggi si spende la maggior parte del proprio tempo libero al telefono, condividendo pensieri sui social networks, scattando foto e postandole su di essi, massaggiando con il proprio flirt, o cercando compagnia su qualche sito di incontri online. Fondamentalmente non è cambiata la quantità di tempo libero a nostra disposizione, ma è cambiato l’utilizzo che ne facciamo.

Ecco giunti, infine, all’ultima variabile: internet e il potere delle immagini.
Siamo tutti ormai consapevoli di vivere nella cosiddetta “società dell’immagine” e tutti noi conosciamo molto bene l’importanza che le immagini rivestono all’interno del nostro mondo sempre più virtuale e digitalizzato. La prima vera rivoluzione è avvenuta però con l’avvento di Internet: la rete ha cambiato gusti, stili di vita e tendenze non solo a livello locale, ma in tutto il globo. Ha unificato e in qualche modo omologato sogni, desideri e pensieri dei cittadini di tutto il mondo, in nome di una maggiore libertà di informazione, possibilità istantanea di condivisione e facilità di comunicazione fra utenti che si trovano ai poli opposti della Terra. Ma tutto questo a quale prezzo?

Times Square, NYC
Fonte: emaze.com

Sicuramente a rimetterci di più sono stati i libri tradizionali, i giornali e le riviste, che nel corso degli anni hanno visto calare drasticamente i propri numeri e che, per stare al passo con i tempi, hanno dovuto trasferirsi in rete, dove sono oggetto quotidianamente di critiche e di controllo da parte dei lettori, che non risultano più passivi e ingenui, ma, al contrario, attivi e critici nei confronti di quello che leggono. Ma con l’avvento Internet anche il tipo di utenti e con essi il metodo di lettura si è andato modificando, e così gli articoli e le pubblicazioni proposte. I lettori più attenti si saranno accorti che la maggior parte degli articoli di testate giornalistiche autorevoli, che è possibile reperire su Internet, contengono titoli eclatanti e spesso esagerati, contenuti poveri di informazioni e ricchi di immagini che stimolano l’attenzione e la curiosità del lettore, una lunghezza media che sembra diventare sempre più breve, e il controllo stilistico e formale che viene sacrificato in nome della brevità e della notizia scandalistica. Insomma, cambiano i tempi, cambiano i mezzi, e sembrano cambiare anche le regole dell’informazione e dell’editoria.

La notizia positiva ci viene dal boom di vendite di apparecchi come i Kindle, che permettono di leggere un libro, invece che su un supporto di carta stampata, all’interno di un pratico e comodo schermo touch, senza che possa nuocere alla vista, o alla possibilità di scaricare gratuitamente o a prezzi molto contenuti libri e documenti direttamente da Internet. Questi nuovi mezzi sicuramente aiutano ad avvicinare i più giovani e più intraprendenti alla lettura e all’informazione, senza doversi recare materialmente in libreria a comprare gli “antichi e obsoleti” volumi cartacei o nelle polverose biblioteche per ricercare notizie e documenti utili, che oggi possono essere facilmente reperiti online.

Shakespeare&Company, libreria storica di Parigi
Fonte: bookscokbined.com

Il problema però non sembra risolversi così facilmente: Internet, la tv e i social networks detengono il “monopolio” del nostro tempo libero e sembrano offrire alle nuove generazioni, ma anche a quelle un po’ più attempate, un’offerta molto più fresca e accattivante di quella che è in grado di offrire l’editoria moderna. Nonostante questa stia cercando di stare al passo con i tempi e cerchi nuovi mezzi e nuove modalità per vendere i suoi prodotti, appare ancora molto lontano il giorno in cui la cultura e l’informazione svolgeranno un ruolo di primaria importanza nella mentalità  e nelle abitudini dei cittadini contemporanei.

O la cultura troverà il modo di “vendersi” come un prodotto fresco, invitante e cool, diventerà cioè sinonimo di status symbol, com’è oggi lo smartphone, o sarà destinata sempre a ricoprire un ruolo marginale, e di secondo piano, relegato ai confini della società cosmopolita e 2.0, che non ha tempo per fermarsi a leggere un “vecchio” e “noioso” libro.

 

Fonte immagine di copertina: REDDIT/ BACKFORWARD24