Ocean Vuong è nato nel 1988 in Vietnam ma vive negli Stati Uniti dal 1990. È giovanissimo, dunque, e fa parte di quella indecifrabile categoria di uomini dentro i quali convivono due culture – e quindi due anime – l’una totalmente diversa dall’altra. Non sorprende quindi che col suo primo, bellissimo, romanzo, Brevemente risplendiamo sulla terra (edito da La nave di Teseo, con la traduzione di Claudia Durastanti), Vuong segni una tappa vitale e del tutto inedita nel percorso della letteratura americana contemporanea. Stiamo parlando inoltre di un autore che è anche, e forse soprattutto, un poeta (il suo primo libro, sempre pubblicato da La nave di Teseo, è una raccolta di poesie dal titolo affascinante, Cielo notturno con fori d’uscita), ed è proprio questo fattore, la continua ricerca cioè della grazia poetica, nel mondo come nel linguaggio, a donare al romanzo sprazzi di unicità e meraviglia. Brevemente risplendiamo sulla terra è un perfetto esempio di quello che la letteratura sarà – forse – nei prossimi anni, e cioè una letteratura della migrazione, nella quale il tema classico dell’incontro/scontro tra culture si traduce nel racconto più aperto, caotico, senza confini stabiliti, di un miscuglio, di un’imperfetta combinazione.

Brevemente risplendiamo sulla terra, romanzo dalla chiara matrice autobiografica scritto sotto forma di lettera, racconta la storia di Little Dog, un bambino vietnamita emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia. Con lui, in Connecticut, vivono infatti la mamma e la nonna, due figure dolci e strazianti che non riescono in alcun modo a superare i traumi della guerra, e per le quali diventare americane è un compito praticamente impossibile. Le due donne sono come intrappolate in un limbo, bloccate tra un passato doloroso e un futuro a dir poco opaco. La madre, Rose, figlia di un soldato statunitense, potrebbe in fondo dare l’impressione di esserlo, un’americana, ma questo sogno si interrompe bruscamente nel momento di esprimersi, di parlare. Se quella di Little Dog è la vicenda di una confusione viscerale tra culture, per le generazioni precedenti la strada dell’integrazione sembra essere sbarrata già sul nascere, come per un assurdo e immodificabile principio.

È la lingua, prima di tutto, che impedisce loro l’accesso. Toccherà allora a Little Dog, autentico portatore di linguaggio, trasformarsi in un punto di mediazione, in un collegamento umano tra l’universo della sua famiglia e quello nel quale lui si è ritrovato a crescere. Il libro non è altro, d’altronde, che una lunga lettera che Little Dog scrive a sua madre, una lettera che probabilmente lei non leggerà mai e che proprio per questo lui riesce a scrivere. Saper parlare l’inglese, saperlo leggere e poi scrivere non è altro, per Little Dog, che un ponte, un modo per agganciarsi al futuro senza lasciarsi indietro troppe cose. Una lettera mai letta è forse un ponte spezzato a metà, ma è anche, in questo caso, l’unica maniera possibile per comunicare.

Copertina di Brevemente risplendiamo sulla terra di Ocean Vuong

La Nave di Teseo, euro 18.

Sia la mamma che la nonna del protagonista rasentano spesso una strana ma comprensibile follia. Rose alterna momenti di violenza ad altri di affettuosità; Lan, la nonna, è invece una figura quasi atavica, divertente e al tempo stesso tutelare, che racconta sempre vecchie storie, che rassicura ma vuole essere rassicurata. Toccherà a Little Dog, molto spesso, doversi occupare delle due donne, in una tenera ma anche traumatica inversione di ruoli. Little Dog, infatti, è sì l’avanguardia verso un mondo nuovo, l’America, e verso un tempo nuovo, il nostro, ma anche per lui – o forse soprattutto per lui – la vita è terribilmente complicata. Sarà infatti una perenne vittima dei bulli, che lo prendono in giro in quanto straniero e in seguito anche perché omosessuale. Alla scoperta dell’omosessualità, all’indagine sull’amore, sul corpo e la bellezza è dedicata la parte centrale di questa lunga lettera. Il ragazzo americano del quale si innamorerà si chiama Trevor, e incrociando la sua tragica parabola Little Dog scoprirà quanto anche la vita di un vero americano sia soltanto l’ennesimo accumularsi di imperfezioni su imperfezioni. Sul disagio giovanile, e sul suo corrispettivo materiale, la droga, Vuong scrive delle pagine commuoventi e necessarie, che non lasciano alcuno scampo.

Dalla sua condizione di eterno defilato, Ocean Vuong, insieme al suo alter ego Little Dog, possiede però la capacità di saper cogliere i brevi, impercettibili momenti di bellezza che a volte “risplendono sulla terra”. Bellezza è una parola che ritorna spesso nel romanzo, un indice di senso e un motivo di riscossa. Little Dog rovista nel dolore fino a scovarci dentro delle pietre preziose, e non è certo un caso che Ocean Vuong sia fondamentalmente un poeta. La poesia, qui, non è altro che questa continua e difficoltosa ricerca di senso – o forse di una confortante mancanza di senso –, e il libro di tale ricerca riprende l’andamento spezzato, muovendosi più in maniera epifanica, per sbalzi, piuttosto che seguendo una linea prestabilita.

La poesia, ci ricorda Vuong, si nasconde, è sempre vigile, in attesa che qualcuno si accorga di lei. Mi viene in mente una scena di Brevemente risplendiamo sulla terra in cui Rose, nel centro estetico deserto dove lavora, fa un massaggio alla parta mancante e invisibile, amputata, della gamba di un’anziana signora. Oppure quella in cui Little Dog fa avanti e indietro con la sua bici rosa – quella che costava di meno – nel corridoio di casa, perché se esce quel colore lo condannerà alle angherie dei bulli. Oppure i panorami delle periferie americane che il protagonista osserva dal finestrino di un treno, o perfino una mandria di bufali che si lascia cadere insensatamente da un precipizio.

Ocean Vuong dà vita ad affascinanti accostamenti di parole, e sa evocare il linguaggio per poi farlo esplodere e diffondere in ogni direzione – e non si può che menzionare il fantastico lavoro di traduzione di Claudia Durastanti, che è stata in grado di riportare in italiano tutta la potenza dirompente di questa lingua poetica. Anche il titolo, d’altronde, non è altro che un piccolo esempio – quasi un monito – della prontezza che la letteratura possiede nel richiamare sensazioni, ricordi, speranze, e questo grazie solo a quattro semplici parole. In Brevemente risplendiamo sulla terra la letteratura è capace sia di emancipare socialmente che di raccontare il rivelarsi momentaneo della grazia. La letteratura è per Vuong una forza dirompente, che sorvola ogni distanza geografica e culturale, ogni sofferenza storica e individuale, per quanto atroce questa possa essere.

Immagine di copertina tratta da Pixabay.
© riproduzione riservata