Ricordo ancora quel giorno qualunque, di quattro anni fa, quando sono entrato in una grande libreria qui a Roma, e, passeggiando fra scaffali pieni zeppi di libri, il mio sguardo è stato catturato da un libricino dal titolo “Momenti di trascurabile felicità“.

In quel momento non potevo sapere che quello sarebbe diventato uno dei miei libri preferiti di sempre.
L’autore era Francesco Piccolo. Lo stesso che, solo due anni prima, nel 2014, era stato eletto vincitore dell’ambito Premio Strega con il suo romanzo-confessione “Il desiderio di essere come tutti“.

Francesco Piccolo, 2014. Foto di Alessio Jacona. Fonte: Wikipedia.org

Oltre alla copertina del libro, tratta da una foto di Christina Angorola, ad avermi colpito è stato, fin dal primo momento, il titolo. È stato come un fulmine a ciel sereno, come se fosse stato il libro a scegliere me e non il contrario (capita spesso anche a voi, vero?).

Ricordo di averlo divorato in un giorno e mezzo e di averlo portato dentro di me per anni. È uno di quei libri che ti segnano e che ti accompagno per il resto della tua vita, anche inconsciamente. Finché, nel 2016, è uscito il secondo volume di quella che sarebbe diventata una serie, e lì è scoppiato il vero amore. Incontenibile e irrazionale. Si intitolava “Momenti di trascurabile infelicità” ed era il libro che forse aspettavo da sempre.

Un libro in grado di stravolgere le regole e gli stilemi editoriali. Una trama inesistente, una serie di fatti, fattarelli e banalità su cui nessuno si sognerebbe mai di scrivere un libro. Ma non Francesco Piccolo, che, invece, ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di osare e di raccontare tutta quella sfilza di momenti della vita a cui spesso non diamo importanza o che passano, di sottofondo, mentre siamo impegnati a fare cose che riteniamo più importanti e/o più urgenti. Si tratta, appunto, di momenti trascurabili, insignificanti, che parlano, e spesso dicono tutti di noi, delle nostre esistenze e dell’essere umani.

I due libri sono stati un caso editoriale che ha riscosso un grande successo di pubblico e un ottimo apprezzamento dalla critica. Per questo, esattamente una settimana fa, è uscito in tutte le librerie il terzo e ultimo libro della fortunata serie, intitolato stavolta semplicemente “Momenti trascurabili Vol.3“.

Francesco Piccolo, momenti trascurabili vol. 3

(Francesco Piccolo, Momenti trascurabili Vol.3, Einaudi editore, € 13,00, pp. 136)

In questo volume, Piccolo, a distanza di quattro anni dal secondo della serie, ci ricorda perché quelli che noi consideriamo momenti irrilevanti sono, in realtà, proprio quelli che rendono la vita autentica e speciale. Con il suo stile fresco, ironico, dolce-amaro, lo scrittore ci catapulta nel suo mondo di momenti trascurabili, fatto di tic, figuracce, dimenticanze, riflessioni e dilemmi irrisolvibili.

Dai calzini spaiati a tuo figlio che ti ricorda, ogni giorno che passa, che sei un po’ più vecchio, dall’idea geniale che poi tanto geniale non è alle indicazioni stradali che ci rassicurano durante un lungo viaggio. Sono tutti quei momenti “morti” di cui spesso non ci accorgiamo o a cui non diamo peso che in realtà costellano tutta la nostra esistenza e che occupano gran parte del nostro tempo e dei nostri pensieri.

Prima, quando l’olio di palma non lo mettevano, non era scritto con nessuna evidenza. Adesso che non lo mettono più, scrivono a grandi caratteri: SENZA OLIO DI PALMA.
Ma a maggior ragione: se non c’è, perché scriverlo?

(Francesco Piccolo, Momenti trascurabili Vol.3, Einaudi editore, € 13,00, p. 66)

È impossibile non sorridere con lui, non provare crampi allo stomaco o un sussulto al cuore quando leggiamo di quei pensieri e di quelle situazioni di semplice quotidianità in cui è facile immedesimarsi.
Il merito di Francesco Piccolo è proprio questo: la capacità di farci provare empatia, di farci sentire un po’ più umani e più vicini, sopratutto in questo momento in cui siamo costretti a stare a distanza di sicurezza. Perché, a prescindere dal nostro titolo di studio, dalla nostra professione, dalla città di residenza, tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto quegli stessi pensieri assurdi, vissuto quei momenti insignificanti o quelle situazioni imbarazzanti dalle quali saremmo voluti fuggire. E sono proprio questi “momenti trascurabili” a renderci quello che siamo, ovvero esseri fragili, impauriti e spesso incoerenti che tentano, ciascuno a modo suo, di trascorrere la vita al meglio.

Basta un solo giorno per vivere a lungo. Basta farci attenzione, capirlo, un giorno, da quando si aprono gli occhi fino a quando si richiudono la sera. Ogni singolo gesto, i sapori, l’aria, il tempo, la stoffa, la strada, la persona accanto, il profumo, il panorama, il vento, la porta, il sorriso. Tutto, tutto. La vita non finisce piú, se si sa comprendere ogni singolo momento di un giorno solo

(Francesco Piccolo, Momenti trascurabili Vol.3, Einaudi editore, p. 127)

 

Credits immagine di copertina: Alessandro Mancini
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