Parlare del rapporto tra la musica e la letteratura significa tornare indietro di molti, anzi moltissimi anni. Significa fare un salto in un passato lontano che addirittura può essere collocato nell’antica Grecia. Da sempre queste due arti si sono incontrate, si sono sfiorate, hanno preso l’una dall’altra e i risultati sono stati decisamente positivi. Basti pensare alla lirica provenzale, all’opera in musica e al Romanticismo. Ma senza andare troppo lontano nel tempo e senza essere troppo pretenziosi nelle citazioni, può bastare parlare di uno degli ultimi Nobel per la letteratura, che non è stato assegnato ad un letterato, bensì ad un cantante. Gianluca Morozzi e Luca Cerretti, i curatori de Gli (In)cantantautori, libro in uscita oggi per D Editore, hanno cercato di far incontrare queste due eccelse arti e lo hanno fatto in maniera semplice, diretta, emozionante e divertente. Gli (In)cantautori è una raccolta di racconti dove ci si chiede quali siano i rapporti che si costruiscono tra narrazione e musica, tra quello che è il testo e la parte ritmica della canzone, nonché il suono. Perché, come loro stessi hanno scritto nell’introduzione del libro, “in 3/4 minuti (a parte Eskimo che dura dieci ore, tipo) si può cantare una vita intera battendo persino i piedi nel frattempo”. Basterebbe chiedere, anche solo a un campione di cento persone, se ci sia una canzone che racconta un loro particolare momento di vita e tutti risponderebbero di sì. C’è chi direbbe il nome di una canzone romantica e strappalacrime di Claudio Baglioni e chi quello di  una canzone-inno della napoletanità come una qualsiasi di Pino Daniele. Ma nessuno risponderà con un secco no. Questo libro, allora, si propone di fare proprio questo: associare delle canzoni e degli autori più o meno conosciuti a dei racconti. Queste storie, oltre che alle voci dei due curatori, sono state affidate anche a quelle di quattordici autori dalle varie esperienze personali, artistiche e letterarie: Serena Venditto, Luca Martini, Silvia di Giacomo, Valerio Valentini, Gianluca Morozzi, Camilla Galli, Lorenzo “Lerry” Arabia, Elisa Genghini, Nicolò Bizzini, Francesca Russo, Alberto Andreoli Barbi, Francesca Bonafini, Michel Minghetti, Daniela Bortolotti, Francesco Palmisano. C’è chi ha all’attivo qualche romanzo, ci sono “influencer presso il loro condominio” appassionati di musica, autori di romanzi e anche dei “fedeli seguaci della religione del racconto”. Insomma, ce n’è un po’ per tutti, sia per quanto riguarda i gusti letterari e musicali degli autori, che per quanto riguarda i generi da loro utilizzati per raccontare a parole una canzone. Troviamo quindi sia storie d’amore che racconti con spunti fantascientifici, comici e anche noir. Sfogliando le pagine di questo libro, che si lasceranno leggere con molta facilità e leggerezza, balzano all’occhio nomi che da sempre sono accostati alla letteratura come De André, ma anche nomi di cantautori “insoliti”, che faranno sicuramente incuriosire il lettore: tra questi, quello di Paolo Benvegnù, a cui è dedicato un racconto fantascientifico in cui si alternano storie di un pianeta immaginario a frasi ispirate a Il mare verticale e Nel silenzio. Senza dubbio, due brani da aggiungere subito nelle vostre playlist romantiche e strappalacrime.

Quasi in chiusura del libro troviamo il nome di Biagio Antonacci, che come tendono a sottolineare i curatori nell’introduzione, è un cantautore, così come lo è Gigi D’Alessio. Ma tranquilli – Luca Cerretti e Gianluca Morozzi ci rassicurano – niente racconti ispirati a sue canzoni. Il libro si apre con un testo ispirato alla Donna Cannone di Francesco De Gregori. Si potrebbe pensare di vincere facile con questo brano, vista la poesia e la bellezza quasi sconvolgente che ne sprigiona e, in questo caso, proprio uno dei due curatori riesce a dare quel tocco in più alle note e al testo del cantautore. Si parla di persone speciali che cercano riscatto e che ci ricordano i personaggi di The Greatest showman, di sentimenti che vanno oltre le apparenze, di riscatto e di una fuga d’amore, quella della donna cannone che volò insieme al mistero della sua fuga. Si procede poi tra casi di “allergia”, curati per amore di una ragazza, passando per le note e le parole di Lucio Dalla. In particolare, questo cantautore è accompagnato da un racconto che parla di dipendenza e di quei famosi Anna e Marco che “qualcuno ha visto tornare tenendosi per mano”.

I capitoli o, per meglio dire, i racconti che parlano d’amore, sono sicuramente tra i più riusciti di questo libro, grazie anche alle bellissime canzoni cui sono ispirati. Non mancano alcune chicche tra cui il racconto di Morozzi, uno dei due curatori del libro: con una scrittura ironica e diretta, mentre immaginiamo di ascoltare canzoni di Guccini, l’autore ci parla di un salto tempo nel 1976. Ci troviamo tra i portici di una Bologna in cui nelle osterie, oltre al profumo di tortellini in brodo, si respira musica e soprattutto si tengono esibizioni che diventeranno poi famose, tra cui quella di Guccini all’osteria delle Dame. In questo viaggio nel tempo, il protagonista del racconto non sembra sconvolto perché, come egli stesso afferma, “crescere ascoltando storie di ubriaconi, di innamorati che davano in pasto ai cani i cuori delle madri, di giudici sodomizzati da arrapati gorilla”, gli ha donato una grande elasticità mentale. E, a proposito di quei gorilla e di quei devoti innamorati, come già detto, non poteva mancare uno dei cantautori simbolo di una Genova fatta di amanti, di donne volate in cielo come stelle, di ottici e di chimici. “Tanto è stato scritto su Fabrizio, ed è praticamente impossibile scrivere qualcosa di originale. Quello che posso dire è che lui può essere una patria musicale, un appiglio sicuro contro la mediocrità, una tana per riflettere, una sorgente d’insegnamento. Fabrizio può essere tante cose, dipende da quale punto di vista lo si vuole raccontare.” Si apre così l’ultimo capitolo scritto da Francesco Palmisano, che ci racconta storie e aneddoti legati alle canzoni di Fabrizio De André, esaltando al meglio il potere salvifico di questo cantante. Il cantautore, di fatto, non può essere considerato solo in virtù di una ricorrenza commemorativa, ma dovrebbe essere ascoltato da tutti e studiato sul piano artistico, perché anticorpo contro ogni malattia sociale. De André e le sue canzoni sono la punta dell’iceberg di un concetto che può essere esteso a ogni meraviglioso brano scritto da bravissimi e poetici cantautori. Poesia, letteratura e musica devono non solo sfiorarsi, ma anche incontrarsi, abbracciarsi e dar vita a qualcosa che superi i limiti del concetto di un’arte, e questo libro ha il merito di averlo fatto in maniera interessante, alternativa e divertente.

Copertina libro Gli (In)cantautori

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