Gloria ed Anthony. Due anime raffinate, libere, spregiudicate. La fotografia di una coppia inquieta nei ruggenti anni Dieci, scattata dall’abile mano di Fitzgerald.

Lei, Gloria Gilbert, bellissima rubacuori del Kansas, lui, Anthony Patch, giovane erede di un miliardario bigotto che a venticinque anni si sente già stanco della vita. Sono giovani, belli e innocenti, ma l’alcol e l’avidità finiranno per dannarli. Si autodistruggeranno con quello stile tipico della ‘generazione perduta’ di cui Fitzgerald e la moglie Zelda ne rappresentano l’emblema.

I personaggi dell’opera sono quindi debitori della vicenda e della personalità dell’autore ma non sono strettamente autobiografici. In loro si ritrova quell’impedimento a lasciarsi totalmente andare. Si ritrova quel disagio dell’essere consapevoli del giudizio altrui. I due amanti sono legati da un sentimento che nasconde insidie. È un amore che li spinge a diventare una sola unità ma allo stesso tempo li allontana a causa della paura di annullarsi, di cancellarsi. Forse anche per la paura di perdersi.

In sottofondo si percepisce una nota di pessimismo, da cui emerge la rinuncia dello scrittore americano alla ricerca di un senso dell’esistenza. Rappresenta una velleitaria rivolta della gioventù contro le convenzioni vittoriane, all’interno di una visione del mondo assolutamente priva di significato. Cadono i sogni e si spezzano le illusioni, “in un mare di speranze perdute”. Poiché ciò che vince è solo quell’angosciante consapevolezza che il tempo passa senza requie. Nulla dura per sempre. Tutto si corrode.

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