Era il 31 luglio 1942. La diciottenne ebrea polacca, Renia Spiegel, era accovacciata nel suo nascondiglio, nella cittadina di Przemysl, sud-est della Polonia, si era rifugiata in una soffitta per sfuggire ai soldati nazisti che le stavano dando la caccia. Un militare tedesco, durante il suo turno di ronda, penetrò nel nascondiglio: dopo averla fatta uscire con la forza e condotta per strada, la fece inginocchiare a terra. Poi la trucidò. Viene ora pubblicato (è appena uscito in Gran Bretagna e negli Stati Uniti) il diario segreto di Renia Spiegel. Era rimasto nascosto per settant’anni nel caveau di una banca di New York per volontà della sua famiglia superstite all’Olocausto (la madre e la sorella) e poi stabilitasi negli Stati Uniti. Qui avevano deciso di conservarlo, ma avevano pure deliberato di non leggerlo: non volevano rivivere il tremendo dolore della Shoah attraverso le parole di Renia. Ma nel 2012 la nipote Alexandra Renata Bellak (figlia della sorella minore di Renia) tradusse in inglese le memoria della giovane denominata “l’Anna Frank polacca”.

Il diario – pubblicato in Polonia nel 2016 – esce adesso con il titolo Renias Diary: a Young Girl’s Life in the Shadow of the Holocaust (“Il diario di Renia: la vita di una giovane donna all’ombra dell’Olocausto”). La traduzione è curata da Anna Blasiak e da Maria Dziurosz. La distribuzione è stata affidata alla Penguin Books. Da sottolineare che il diario, più di settecento pagine, è diventato anche un documentario diretto da Tomasz Magierski e intitolato Broken Dreams.

Il testo narra la cronaca di segmenti di vita della ragazza tra il gennaio 1939 e il luglio 1942. Le ultime pagine furono scritte poche ore prima della morte. Con un linguaggio semplice ma incisivo, a tratti illuminante, vengono descritti i bombardamenti, la scomparsa delle famiglie ebree dal ghetto, nonché il primo bacio al ragazzo da lei amato appassionatamente, Zygmunt Schwarzer. Il diario contiene anche poesie, alcune molto brevi. “Guardi, vedo sangue, morte, assassinii. Dio onnipotente aiutaci. A volte penso, domani potremmo non esserci più, una fredda lama d’acciaio potrebbe separarci, ma oggi c’è ancora tempo per vivere. Domani il sole potrebbe eclissarsi”, scrive Renia il 7 giugno 1942.

Quando, nel luglio di quell’anno, venne istituito il ghetto di Przemysl, Renia vi si trasferì insieme ad altri 24.000 ebrei. L’amato Zygmunt riuscì a farla evadere, e la nascose nella soffitta della casa di suo zio per aiutarli a evitare la deportazione nei campi di concentramento. Ma il progetto si infranse quando un delatore, riferiscono le cronache del tempo, informò un soldato tedesco del possibile nascondiglio in cui si era rifugiata Renia. L’informazione era giusta: si trattava proprio di quella soffitta. Le stesse cronache riferiscono che in quella tragica circostanza furono trucidati anche i genitori di Zygmunt.

Quanto mai toccanti sono le ultime pagine del diario: “Mio caro diario, mio caro, caro amico! Abbiamo attraversato momenti così terribili insieme e ora il momento peggiore è alle porte. Potrei avere paura adesso. Ma colui che non ci ha lasciato, allora ci aiuterà anche oggi. Ci salverà. Ascolta, Israele, salvaci, aiutaci. Mi ha tenuto al sicuro da proiettili bombe, dalle granate. Aiutami a sopravvivere! E tu, mia cara mamma, prega per noi oggi, prega, prega intensamente. Pensa a noi e possano i tuoi pensieri essere benedetti”. Poche ore dopo, come detto, Renia sarebbe stata uccisa per mano di un soldato nazista. Alla giovane ebrea polacca sopravvisse il potente afflato delle parole affidate al suo diario: leggendole oggi fanno pensare, e fanno commuovere.

In copertina: Renia Spiegel. Fonte: www.stern.de.
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