È ufficiale, ce lo ha annunciato proprio lui: Joël Dicker è in procinto di tornare nelle librerie di tutto il mondo con un nuovo romanzo. La data da segnare è quella del prossimo 25 marzo, unica informazione certa che si può evincere dal post pressoché muto, pubblicato questa mattina dall’autore ginevrino su Instagram, in cui scorgiamo un meraviglioso panorama montano che si staglia su un cielo azzurro e tersissimo; che sia forse questa la prossima ambientazione in cui ci troveremo catapultati?

Dopo lo straordinario successo mondiale de La verità sul caso Harry Quebert, l’aspettativa nei confronti del giovane romanziere Joël Dicker è stata subito e comprensibilmente molto alta: con oltre sei milioni di copie vendute in tutto il mondo e numerosi riconoscimenti letterari di pregio, l’aura intorno allo scrittore svizzero si è fatta presto luminosa e appariscente. A questo primo bestseller è seguito un altro testo altrettanto ragguardevole: Il libro dei Baltimore, spin-off dedicato all’infanzia e alla prima età adulta di Marcus Goldman, è stato in vetta alle classifiche di vendita in tutto il mondo per settimane.

Il romanzo di Joël Dicker è stato trasposto in una mini serie tv con Patrik Dempsey, distribuita su Sky Atlantic durante la primavera 2019.

Nel 2018 la casa editrice La nave di Teseo ha pubblicato la sua ultima opera, La scomparsa di Stephanie Mailer, ancora una volta un noir ambientato nella ricca e apparentemente placida periferia americana, ricchissimo di personaggi e di sottotrame che si intrecciano attorno al filo narrativo principale. Nell’attesa di leggere il nuovo romanzo del giovane scrittore ginevrino che in pochi anni ha conquistato pubblico e critica, ripercorriamo insieme i punti salienti del suo romanzo più recente e proviamo a individuare alcuni aspetti che non ci hanno convinto del tutto.

La nave di Teseo, 2018. Trad. di Vincenzo Vega. Euro 22.

Il plot è certamente interessante: ambientato in una piccola cittadina negli Hamptons dove da vent’anni viene organizzato un festival di teatro, si sviluppa a partire dalla morte di una giornalista, Stephanie Mailer appunto, che stava indagando su un quadruplice omicidio avvenuto nello stesso periodo di vent’anni prima, proprio in concomitanza con la prima edizione del festival. L’uomo, ritenuto colpevole allora, si scoprirà essere innocente portando così ad una riapertura delle indagini che svelerà, storia dopo storia, le vicende degli abitanti della cittadina stessa che si sono succedute nel tempo, a partire dai due detective coinvolti nei diversi delitti e protagonisti principali della vicenda. Dicker scrive egregiamente e sovente ha trovate geniali, come quella dello spettacolo teatrale all’avanguardia che diventa parte integrante delle indagini per scoprire il vero colpevole; abbonda inoltre di trame e personaggi secondari che sa gestire con eccellente maestria così come dimostra una notevole abilità nel destreggiarsi con i continui flashbackL’impianto generale regge ma la lettura non soddisfa pienamente, anzi, pare si concluda quasi frettolosamente nonostante la mole considerevole di pagine impiegate. Vediamo perché.

In alcuni frangenti, Dicker mostra una certa prolissità descrittiva poco funzionale allo sviluppo della trama principale e piuttosto ridondante e superflua; un altro aspetto che ci ha lasciato perplessi è costituito dalla scarsa caratterizzazione di molti personaggi: ce ne sono tantissimi, forse troppi, e alcuni sono talmente piatti che si sovrappongono, confondendosi uno con l’altro. Ciò che delude di più è però la banalità di alcune sottotrame: l’amore prevedibilissimo tra uno dei detective e la giovane poliziotta, le vicende della ragazzina dannata, vittima e al tempo stesso carnefice, che tanto (forse troppo) evoca la Lolita di Nabokov in una versione pallida e smorta, topos letterario peraltro già utilizzato per il personaggio di Nola, la casalinga annoiata che tradisce il marito venendo meno ai propri valori pur di trovare un diversivo alla monotonia quotidiana, l’uomo d’affari che si invaghisce della segretaria e ne diventa succube inerme; tutte vicende abbastanza scontate, narrate in maniera quasi didascalica e soprattutto prive di quella caratterizzazione profonda e sapiente dei personaggi che ne rende possibile la credibilità. Un libro, dunque, che si fa leggere ma che lascia, infine, un non so che di indeterminato e di irrisolto: benché infatti tutti i nodi vengano al pettine, resta qualcosa di annebbiato e indefinito nella mente del lettore.

Di contro, è innegabile che anche questo romanzo, come i due precedenti, coinvolge risolutamente e appassiona, soprattutto nella fase di esordio: la prosa del giovane autore ginevrino è sorprendentemente scorrevole tant’è che inchioda e obbliga a proseguire nella lettura nonostante i limiti che si è cercato di evidenziare nelle righe precedenti. E tutto ciò non fa che aumentare l’aspettativa verso il prossimo romanzo in uscita: sarà nuovamente un noir? Dicker avrà scelto ancora gli Stati Uniti d’America o l’ambientazione sarà stavolta europea? Tornerà ancora il tema dell’amore tra un giovane e un adulto? Cresce l’hype nei confronti del scrittore ginevrino che, nonostante non abbia ancora consolidato del tutto il proprio stile letterario, ha dalla sua un immenso talento e una brillante e perspicace intelligenza narrativa. 

In copertina: lo scrittore Joël Dicker. Fonte: www.englishpen.org.
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