Pubblicato nel 1999, in origine Invisible monsters avrebbe dovuto essere intitolarsi Manifesto: la casa editrice preferì pubblicare Fight Club come primo romanzo dello scrittore e giornalista statunitense, considerandolo meno provocatorio e traumatizzante.

Edizioni Oscar Mondadori, traduzione di Manuel Rosini. Euro 13.

Ebbene sì: 297 pagine che trasudano di minimalismo e cinismo, elementi tipici dello stile di Palahniuk, molto simile a quello dei Cannibali, un gruppo di scrittori della scena pulp italiana degli anni Novanta. Sospinta da inventiva grottesca e violenta, la sua scrittura è al limite del nichilismo, i suoi personaggi oppressi da una società che non li riconosce e non li tutela, e per questo molto spesso oltremodo competitivi e spietati. Lo stesso Palahniuk dichiara di prendere ispirazione da tutto ciò che detesta. La tecnica narrativa che predilige è quella del flashback, la quale, combinata ad una scrittura scevra di avverbi ed aggettivi, spesso interrotta e spezzata, contribuisce ad aumentare un senso di angoscia, dolore e frustrazione nel lettore.

Ma procediamo con ordine.

Shannon McFarland è una modella di successo: soldi, amore e amicizia i suoi capisaldi esistenziali. Una vita tutta da invidiare, se non fosse per un incidente che cambierà il corso degli eventi per sempre: un colpo di fucile sparato da ignoti le deturperà il volto, staccandole la mandibola. Divenuta ormai un mostro, in ospedale conoscerà Brandy Alexander, una meravigliosa transgender in attesa dell’ultimo intervento che le restituirà la sua autentica identità, il più difficile e complicato, la vaginoplastica appunto. In qualche modo, Brandy diventerà una sorta di guru per la protagonista, la quale, vedendo fallire i suoi sogni di vivere sotto ai riflettori ed accorgendosi che ogni cosa per lei ruotava attorno all’aspetto fisico, partirà per un viaggio alla ricerca di sé, accompagnata dalla sua nuova amica e dal misterioso Seth, aiutandosi con lo spaccio di medicinali. Assieme ai due ragazzi, pagina dopo pagina, la protagonista ci introduce nel suo mondo complicato, ci racconta del suo difficile rapporto con i genitori e con il fratello, morto qualche anno prima di AIDS.

“Ora” dicono quelle labbra Plumbago “mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte.” Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto. “Quando capisci” dice Brandy “che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia” dice Brandy, “allora riusciremo a capire chi sarai.”

Chuck Palanhiuk, con il suo stile riconoscibile dopo appena quattro parole, mette in evidenza la vacuità, l’inconsistenza e la superficialità con cui Shannon, la modella senza volto, aveva condotto la sua esistenza fino a quel momento. I personaggi, accomunati dal senso di perenne insoddisfazione, cercano a loro modo di ribellarsi ad un sistema capitalistico mosso dal mero aspetto fisico e dalla finzione. Una ribellione che però sembra portare all’autodistruzione.

L’incidente cambia radicalmente il modo di essere della protagonista: diventa cinica e disillusa. Il lettore prova quasi un senso di fastidio nel leggere le sue battute e i suoi comportamenti, che avranno un senso con il lungo flashback che, da metà narrazione, esplicherà tutti gli avvenimenti.

Ti sto dando la mia vita perché voglio che tutto il mondo ti conosca. Desidero che tutto il mondo possa accettare quello che odia. Scopri quello di cui hai più paura e vacci a vivere. […] Ti sto dando la mia vita per provare a me stessa che posso, che posso davvero amare qualcuno. Anche quando non mi pagano, posso dare amore felicità e fascino. Vedi, posso sopportare gli omogeneizzati e di non parlare e di essere senza casa e invisibile, ma devo sapere che posso amare qualcuno. Completamente e totalmente, permanentemente e senza speranza di ricompensa, solo come un atto di volontà, amerò qualcuno.

Un viaggio verso una meta sconosciuta, una meta che sembra essere al tempo stesso una fuga da se stessi. Alcune indiscrezioni di questi ultimi giorni hanno accennato alla possibile produzione di una serie-tv sul capolavoro dello scrittore americano che dovrebbe essere prodotta da Fabrik Entertainment, mentre Jennifer Yale si dedicherà all’adattamento del testo. Al momento il progetto è nelle sole mani della Fabrik, dal momento che nessuna rete o piattaforma di streaming si è ancora interessata per la distribuzione della serie.

I produttori hanno dichiarato:

Siamo contenti di poter dare vita a un libro che ha commosso i lettori e creato un seguito globale negli ultimi due decenni. Questo romanzo elettrizzante offre una rara combinazione di personaggi ricchi e rivelazioni scioccanti che solo Palahniuk può offrire, e nelle mani di talento di Jennifer Yale siamo certi che questa sarà un’esperienza cinematografica avvincente che sicuramente attirerà l’attenzione e farà notizia.

Fonte immagini di copertina:  Wikipedia Commons.
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