Come può una città di fondazione influire sulla vita emotiva dei suoi abitanti? Può un modello urbanistico risolvere ogni conflitto ed incertezza dell’uomo? Sono i quesiti nascosti tra le righe di Configurazione Tundra, il romanzo di Elena Giorgiana Mirabelli, dottoressa in filosofia già nota nel mondo editoriale per le numerose pubblicazioni scientifiche, edito da Tunué.

In mondo utopico in cui il governo impone una suddivisione del territorio in città-bioma, spazi urbani di sperimentazione, la progettazione diventa uno strumento necessario per migliorare la vita dei suoi abitanti. Tra queste città neofondate, Tundra è il frutto dell’applicazione del modello ideato da Marta Fiani, eccentrico architetto che dedica ogni sua energia nell’applicazione su carta delle sue filosofie e pensieri legati al progetto.

Le città ideate da Marta Fiani sono centri urbani lineari privi di interferenze, come piazze e incroci, che pongono come principale punto di vista l’infinito. Una pianificazione organica e per tipologia, priva di indecisioni ed incertezze, in cui ogni essere umano può trovare il proprio posto e seguire una traiettoria prestabilita, metafora di identità, eliminando la possibilità di errore e deviazione. L’ambiente urbano progettato in Tundra influisce sul subconscio del cittadino con il fine di portarlo a raggiungere la felicità individuale, scopo dell’intera operazione.

Edizioni Tunué, 2020. Euro 14,50.

Diana, lavoratori cognitiva ed introversa, partecipa al programma Altrove, iniziativa del governo che prevede un soggiorno di tre mesi in una nuova città bioma con lo scopo di rinvigorire. Le viene assegnata Tundra e il suo alloggio temporaneo sarà la casa di Lea, figlia dell’architetto Fiani. Lea, contrariamente alle indicazioni imposte, ha lasciato nell’abitazione tutti i suoi effetti personali.

Il viaggio di Diana inizia con il ritrovamento di lettere, video, diari e testi appartenenti a Lea, dai quali è possibile rivivere sia i ricordi legati alla madre e ai momenti della progettazione del modello Fiani, sia alle storie personali, i suoi pensieri e le sue sensazioni. Grazie ai ricordi di Lea possiamo ripercorrere le utopie visionarie legate alla progettazione di un modello di urbanità e possiamo vivere intensamente il tormento dietro all’ossessione dell’architetto. Ma, accanto alla scoperta dell’eccentricità della stessa, Diana svela il rapporto di conflitto creato con la figlia Lea, la quale, vittima del nuovo sistema urbano, assume uno stile di vita conflittuale e spesso legato a uomini dal ragguardevole stile di vita. Diana, attraverso le tracce della vita di Lea e Marta Fiani, ragiona sul rapporto tra le persone oppresse del sistema, e su come un’utopia governativa ha cambiato le relazioni interpersonali e intime, sfociando nella scoperta del proprio io.

Il romanzo racconta di una realtà parallela inattuabile ma allo stesso tempo quasi concreta, paragonabile ad una nuova stesura del celebre 1984 o a un nuovo tipo di Città Invisibili calviniane, unendo concetti legati alla tecnica della progettazione urbanistica con la filosofia contemporanea volta alla conoscenza delle persone. Centosei pagine da leggere intensamente, scoprendo i personaggi e immaginando la futura Tundra, ponendosi poi una domanda: qual è il mio rapporto con la città? E con gli altri abitanti?

L’ordine permette di non girare a vuoto. Lo spazio non genera confusione. Il lineare è la dimensione più adatta. Lo sguardo coglie solo una successione di colori e scatole [edifici n.d.a.]. E il confine non è percepito. Esiste. Come sale dissolto nell’acqua.

Architetture di Milano, immagini a cura di @George Franklin

 

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