Briseide, bottino di guerra, merce di scambio, Penelope, moglie fedele, Medea, controversa e compassionevole, Fedra, l’incestuosa: famose eroine del mito greco e latino, protagoniste di una delle opere più interessanti del poeta romano Ovidio, Le Eroidi. Una raccolta di ventuno lettere d’amore, scritte dalle famose eroine del mito, rivolte ai loro mariti o innamorati. In loro l’archetipo stereotipato di donna: la bella, la buona, la pazza, l’innamorata, la madre, la figlia, la schiava; nelle loro parole il dolore, incessante, totalizzante, che si prova davanti all’amore, e la forza, incoercibile, di resistere alla sofferenza. Ero, Laodamia, Elena. E ancora Ermione, Didone e Deianira. Amate, spezzate, bruciate, condannate. A loro Ovidio dona la possibilità di raccontarsi e raccontare le loro storie, di dar sfogo a quel dolore acuto e spregevole che le tormenta, ai loro dubbi, ai loro tormenti: ne escono epistole intime e struggenti, potenti come le donne che le compongono. 

Con testo latino a fronte. A cura di Emanuela Salvadori, euro 13.

Si dice che un tempo le donne portassero il loro strazio in piazza, pronte a liberarsene urlandolo al mondo. È nell’età Ellenistica, grazie al lavoro delle poetesse Erinna e Anite (IV-II secolo a.C.), che si assiste alla nascita un lamento femminile privato e soggettivo. La poesia delle due autrici, destinate a finire nel dimenticatoio da lì a poco, arrivò fino a Roma dove se ne appropriarono gli uomini. Tra i tanti, proprio Ovidio che manterrà fede alla dimensione intima dei lavori delle poetesse scrivendo un’opera tutta al femminile colma di disperazione, rabbia, tristezza ma anche di desiderio, passione e dolcezza. Storie d’amore e violenza, attuali come solo i grandi classici sanno essere. 

È da ricercare nell’universalità del suo messaggio la ragione per cui HarperCollins abbia deciso di reinterpretare il testo affidando il compito a otto grandi scrittrici contemporanee. Caterina Bonvicini (Penelope), Teresa Ciabatti (Medea), Antonella Lattanzi (Fedra), Michela Murgia (Elena), Valeria Parrella (Didone), Veronica Raimo (Laodamia), Chiara Valerio (Deianira) e Ilaria Bernardini (Ero) scrivono Le Nuove Eroidi. 

Euro 17,50.

Così la bella, la pazza, l’incestuosa e la schiava diventano protagoniste di drammi contemporanei che strizzano l’occhio alle tragedie del Mediterraneo, alle chat erotiche nell’era del sexting e soprattutto a quel mostro che è la violenza di genere. Perché prima di tutto sono donne, protagoniste e autrici, scrittrici, madri, amiche, colleghe, e di questo fiere, e per questo orgogliose. Nei loro racconti, alcuni più riusciti d’altri -è d’ammettere-, è chiara l’intenzione di proteggersi dal tono misogino del mondo che le circonda. Un mondo che, troppo, ancora, le condanna e ingabbia in quegli stereotipi, gabbie dorate, del tempo che fu: ancora la bella, ancora la pazza, ancora l’incestuosa, ancora la schiava, ancora la controversa, ancora l’isterica. Così tornano indietro, a quando tutto è nato, ripescano nel mito le origini, le loro origini, le sviscerano, le squassano, le destrutturano e ce le restituiscono in otto ficcanti racconti delicati come le poesie di Erinna e Anite, potenti come le irriducibili eroine che li abitano.

Libere, finalmente. Elena, che non è solo bella, Medea, che non è semplicemente pazza. Libere come le donne che le raccontano, portavoce di una letteratura di resilienza e resistenza. Erano gli anni ’60, Barthes inneggiava alla morte dell’autore e nelle piazze fiumane di femministe protestavano per un mondo che le riconoscesse come viventi: in quel mondo rotto si ruppero anche loro. Chi, ora che l’autore era morto, pensava si potesse -finalmente- dettare le regole di una nuova narrativa firmata da donne; e chi non credeva nella firma ma nel racconto. La firma è importante, la firma testimonia la venuta, il passaggio, l’essere. E la firma è ancora più importante in un mondo che non vuole concedere nemmeno una penna per scrivere.
Fortunatamente quella penna, quelle donne, se la sono presa. Hanno composto, firmato e controfirmato le loro opere. E continuano a farlo.
Libere, finalmente. 

In copertina: le otto scrittrici de “Le nuove Eroidi”. Fonte: www.illibraio.it.
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