Daniel Pennac è una personalità eclettica e irriverente: nel 1968 intraprende la sua carriera come professore in un liceo parigino, a cui affianca sin da subito quella di romanziere e autore di monologhi teatrali. Diario di scuola si presenta come romanzo autobiografico ed è stato pubblicato in Italia per la prima volta nel 2008.

Universale Economica Feltrinelli, euro 9,50.

Lo scrittore ci racconta la sua personale esperienza scolastica, rovesciando la visione canonica di “alunno modello” e accompagnandoci in un viaggio a ritroso in cui i protagonisti sono i somari, ragazzi in piena turba adolescenziale che non hanno trovato nella scuola piena comprensione. A chi non è capitato? Gli anni del liceo sono i più belli, e questo l’autore lo sa. A lui va il merito di aver scelto la professione di insegnante con l’obiettivo di superare i limiti dei docenti del passato, non dimenticando mai di essere stato prima di tutto un alunno e nemmeno tra quelli così tanto bravi.

“Forse è questo insegnare: fare in modo che ad ogni lezione scocchi l’ora del risveglio”

Diario di scuola può essere quindi considerato come un manuale di didattica sui generis con numerosissimi spunti pedagogici su come capire ed invogliare i ragazzi a cimentarsi anche nelle materie più odiate, quelle che sembrano essere lontane anni luce dai propri sentimenti, a loro volta confusi e incomprensibili.

Rimettendosi le vesti del somaro, l’autore francese racconta il suo “diventare”, il suo essere stato somaro e poi la scelta del mestiere dell’insegnante. Compito non privo di responsabilità, con il presupposto che:

“la scuola penso sia fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?”

Ed ecco che il romanzo si trasforma in un vademecum per i futuri docenti, per tutti i neolaureati che sentono di volersi fare carico del fardello e e dell’onore di questo delicato compito, se vogliamo anche un po’ umanitario, almeno dal punto di vista di Pennac.

“Ma insegnare è proprio questo: scomparire come professori. Se non riusciamo a collocare i nostri studenti nell’indicativo presente della nostra lezione, se il nostro sapere e il piacere di servirsene non attecchiscono su quei ragazzini e ragazzine, nel senso botanico del termine, la loro esistenza vacillerà sopra vuoti infiniti. […] E non è poco un anno di scuola andato in malora: è l’eternità in un barattolo.”

Quindi necessità della salvezza: un insegnante può davvero incidere sulla vita dei suoi studenti e sottrarli alle paure e allo svilimento così come è accaduto allo stesso Penna che fu sostenuto dal suo professore di francese. Intuendo la portata del suo talento, lo incoraggiò e lo sostenne a diventare uno scrittore di romanzi, sancendo così la sua prima e vera rivalsa.

Tra frustrazione, paura, dolore per le continue sconfitte, la consapevolezza di essere nient’altro che un somaro, la sua vera chiave di volta arriva ed ha la parvenza di un amore: egli stesso racconta che la laurea, dopo un travagliato liceo, arriverà in un baleno, e da lì la sua missione di insegnante sarà rivolta ai ragazzini delle medie.

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Una storia dai tratti romantici e a volte infantili, quella di Pennac, che ha fatto riaccendere speranze in milioni di giovani: a chi non è capitata, infatti, quella sensazione di totale inutilità durante l’adolescenza? Lo stile colloquiale e gli aneddoti divertenti ma efficaci rendono Diario di Scuola uno dei libri più letti degli ultimi anni, in grado di far emergere speranze e dare risposte alle frequenti manie di annichilimento di quella fase dell’esistenza.

Un romanzo semplice ma necessario. Come necessari appaiono, soprattutto nella nostra società, quei punti di riferimento che purtroppo spesso mancano proprio nelle scuole, vero punto di partenza per formare uomini e donne del domani. Avere degli insegnanti che siano di aiuto nel comprendere le proprie abilità risulta sempre più un miraggio, a causa anche della continua svalutazione ministeriale all’istruzione. Ma, come Pennac sostiene, i giovani sono fiaccole di speranza che non possono e non devono essere spente, perché quella sensazione di inadeguatezza si estingue ancora troppo raramente e la convinzione di essere nient’altro che dei somari è destinata inevitabilmente a segnare la vita intera.

Ai giovani quindi Pennac, e noi con lui, raccomanda di non arrendersi al fallimento, motore di tantissime storie non vissute, ma al contrario di continuare a cercare la propria strada con passione e temerarietà.

Fonte immagine di copertina: www.orizzontescuola.it.
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