di Claudio Bello

Si potrebbero elencare molte parole per descrivere la particolare sensazione che si prova a leggere un bel libro quando si è bambini. Che sia una favola o un romanzo dell’orrore, un’avventura, una storia triste – quelle per i bambini sono sempre le più tristi di tutte –, penso che il termine migliore da usare sia smarrirsi, che significa letteralmente “non trovare più l’uscita”. Perdersi tra le pagine di un libro da bambini e farlo da adulti sono due esperienze totalmente diverse: da grandi, purtroppo, le uscite sono dovunque. La vita è un richiamo costante, come un rumore di sottofondo che non si può stoppare. Smarrirsi, ormai, è impossibile. È la stessa differenza tra il perdersi in un bosco – si spera fatato – o nel labirinto di una metropoli, dove ogni dettaglio ci rimanda al pensiero di cose conosciute. Leggere dei bei libri da bambini, o meglio, innamorarsi della lettura quando si è piccoli – perché sì, quello uomo-libro è un vero rapporto d’amore, per giunta tormentato, fatto di tradimenti, delusioni, ritorni di fiamma – non è soltanto un metodo sicuro per una buona educazione. La verità è che chi si innamora dei libri fin da bambini, chi impara a smarrirsi, da adulto leggerà centinaia di libri, e poi altre centinaia, fremendo sempre dal desiderio di risvegliare quella sensazione incredibile che l’aveva tanto incantato, e sconvolto, da bambino. Un giovane lettore sarà un adulto nostalgico, un insoddisfatto, un cercatore esistenziale. Quanto questa sia una cosa bella o brutta sceglietelo voi. Riflettete però solamente un attimo su quanto noi adulti siamo noiosi, inermi, tristi. Ecco, questo uno che da bambino ha letto lo sa, ma di sicuro non ci si arrende. C’è un altro mondo ad aspettarlo da qualche parte: lui una volta ci è stato e se lo ricorda benissimo.

La bellezza dei colori e della diversità nella fiaba di Chiara Gamberale

di Paola Petrignani

“Anzichè litigare potremmo, magari, conoscerci. Che ne pensate?”: basta questo piccolo ma potentissimo suggerimento a riempire di nuovi colori, nuovi odori e nuovi sapori la noiosissima “Senza”, la città dove non succede mai “niente e niente di niente”, e dove tutto è rigorosamente e categoricamente grigio. Grigi i palazzi, grigia l’unica via cittadina; grigi il cielo, gli alberi e il prato: tutto era grigio in questa città inanimata e senza neanche un passante. Ma “Senza”, in realtà, era abitata; oh, se era abitata! Solo che i suoi cittadini se ne restavano chiusi in quelle loro grosse e grigie dita di cemento, all’interno di un mondo tutto loro e colorato del loro unico, personalissimo colore. Sì, perché nei cinque palazzi di “Senza” si dischiudono i mondi segreti dei cinque personaggi protagonisti della fiaba: Fuoco, Pepita, Blues, Nonno Carbone e Mr Green, ognuno con un proprio specifico colore, e tutti convinti che sia solo il proprio ad esistere. Hanno tanto da fare dentro le loro case, questo è certo, eppure si sentono incompleti, pieni di energia compressa e domande senza risposta. 

Feltrinelli, euro 12.

Ci vorrà proprio lei, la Vita, per farli incontrare: la Vita che con il suo vento fortissimo scuote fin nelle fondamenta quei grigi e noiosissimi palazzi, facendo si che i personaggi corrano fuori dalle loro case, giungendo finalmente l’uno di fronte all’altro. Certo, all’inizio non è facile, e più che un incontro si tratta di uno scontro; ma la Vita non permette divisioni, e scuote e scuote finché il gruppo non arriva alla soluzione: conoscersi, raccontarsi e ascoltare gli altri sforzandosi di capire l’altro da sé. Solo questo può fermare la tempesta; e finalmente insieme, saranno proprio i nostri cinque personaggi, ora più completi e felici che mai, ad animare di nuova vita e nuovi colori la piccola, mai più grigia e noiosa “Senza”. Ecco allora svelata la chiave di questa vivace e coloratissima fiaba: l’importanza essenziale del contatto con l’altro senza paura e senza pregiudizi, per conoscere quell’immensa ricchezza presente nell’altro da sé e che non fa altro che completare e migliorare anche noi stessi nel processo. La fiaba per bambini della scrittrice Chiara Gamberale e dell’illustratrice Valeria Petrone sa raccontare con fantasia e leggerezza il piacere della scoperta dell’altro, e quanto sia più bello (nonché essenziale) costruire ponti piuttosto che starsene rigidamente chiusi nelle proprie grigie e noiosissime dita di cemento. Perché la diversità è il sale della Vita, e la Vita non ammette divisioni.

Ulissa e Penelopo: una storia fuori dagli schemi tra Omero e Joyce

di Cristina Cassese

Ulissa di Joan Rioné, illustrato da Armand, è il libro perfetto per chi è stufo dei classici stereotipi legati all’infanzia: proprio come il celeberrimo Ulisse di James Joyce, questo racconto si svolge nell’arco di una sola, comunissima giornata, resa speciale dall’indole dei due protagonisti, gli stessi dell’epica omerica, semplicemente rovesciati di nome e di fatto. Ulissa è una bambina vivace e curiosa, di quelle che detestano gli abiti a sbuffo da bambola di porcellana e che ricercano avventure a tutti i costi, finendo puntualmente nei guai. Penelopo, il suo migliore amico, è al contrario un bambino riflessivo e placido: ammira l’intraprendenza di Ulissa pur avendo un’indole completamente diversa dalla sua e ogni volta che la vede sente mille farfalle sbattere le ali nel pancino. Ovviamente nega di esserne innamorato – sappiamo bene quanto sia difficile ammettere determinati sentimenti, soprattutto ad una certa età- eppure non ha paura di esprimere le proprie emozioni e di mostrarsi nei suoi punti “deboli”.

Tra una visita dal dentista e una lezione di danza, Ulissa esplora il mondo con curiosità e leggerezza: e per quanto si diverta ad andare in giro di qua e di là, il ritorno a casa e la possibilità di condividere le sue esperienze con l’amico Penelopo non hanno eguali. Una fiaba moderna e antica al tempo stesso, corredata da illustrazioni semplici ma altamente simboliche e accattivanti, di grande valore educativo: perché il miglior auspicio che possiamo desiderare per ogni bambino e bambina è proprio quello di sentirsi liberi e libere di essere ciò che più corrisponde loro.

Il potere dell’immaginazione: La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl

di Alessandro Mancini

Classico dell’infanzia e oggi ormai un best-seller mondiale, La fabbrica di cioccolato è un romanzo del grande scrittore inglese per ragazzi, Roald Dahl, che non smette di affascinare e incantare i lettori di tutto il mondo. Ancora estremamente attuale per la sua feroce rappresentazione del consumismo più esasperato, il libro è un vero e proprio viaggio nell’immaginazione e nell’inesauribile creatività dell’autore.

La storia la conosciamo tutti: Charlie Bucket è un bambino molto povero, che vive con la mamma, il papà e i 4 nonni, Joe, Josephine, George e Georgina, in una piccola casetta di legno nella squallida periferia di una città inglese. Costretto a mangiare tutti i giorni patate lesse e zuppa di cavolo, Charlie è in realtà molto goloso di cioccolato: per lui è passare ogni giorno davanti alla più grande e famosa fabbrica di cioccolato al mondo, che si trova lungo la strada che percorre per andare a scuola, è una vera tortura.

la fabbrica, con i cancelli dello stabilimento sbarrati, è una roccaforte inaccessibile: nessuno sa quello che succede davvero lì dentro. Un bel giorno, però, il proprietario della fabbrica, il signor Willy Wonka, indice un concorso per far visitare il suo stabilimento a cinque fortunati bambini che troveranno gli altrettanti biglietti d’oro che egli ha nascosto nei suoi prodotti in tutto il mondo.

Dopo tutta una serie di sfortune e incidenti, Charlie riuscirà a trovare il suo biglietto d’oro e assieme ad altri quattro fra bambini e bambine molto viziati e prepotenti, avrà l’onore di varcare la soglia d’ingresso della misteriosa fabbrica. Sarà all’interno dell’edificio che i fortunati visitatori scopriranno un vero e proprio eden di cioccolato: qui ammireranno attrazioni strabilianti e prodotti incredibili, conosceranno gli strambi Umpa-Lumpa, gli aiutanti del signor Wonka, e vivranno esperienze indimenticabili. Mentre, però, i bambini più viziati e maleducati non termineranno mai il percorso perché immeritevoli e vittime della loro stessa curiosità o ingordigia, Charlie sarà l’unico vero vincitore del concorso e il prescelto dal cioccolatiere come suo legittimo successore nella gestione della meravigliosa fabbrica. Da quel momento tutta la famiglia Bucket potrà trasferirsi e vivere all’interno dell’edificio che sarà completamente loro.

Salani Editore, collana de Gli Istrici, euro 8,41

Partendo da un impianto dickensiano della trama e dei suoi sviluppi narrativi, Dahl introduce degli inserti e degli espedienti fantastici, che arricchiscono la storia e che rendono il libro adatto alla fervida immaginazione dei bambini. Il lettore/bambino può così facilmente ritrovarsi nel protagonista, Charlie Bucket, che affronta tutta una serie di peripezie e di ostacoli, per raggiungere un nuovo equilibrio e una felicità insperata, non solo per se stesso, ma per tutta la sua sfortunata famiglia.

Dahl segue la linea della tradizione ottocentesca, per la quale i cattivi (i genitori malvagi o incapaci e i bambini viziati) vengono sempre puniti e i buoni (i genitori gentili e umili e i bambini educati) premiati. In questo modo, oltre a volare con la fantasia, i giovani lettori possono trarre dai romanzi di Dahl, e in particolare da questo, importanti insegnamenti che porteranno sempre con sé, anche nella vita adulta. Perché le letture e lezioni che impariamo da bambini sono quelle che non dimenticheremo mai.

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