Sono i nostri “migliori amici”, simbolo di fedeltà e di autentica devozione sin dai tempi antichi: basti pensare ad Argo, il cane di Ulisse, che attese il suo padrone per vent’anni e che fu l’unico a riconoscerlo nonostante il travestimento da mendicate usato dall’eroe che lo rese anonimo persino agli occhi di sua moglie Penelope. Già Omero, insomma, scelse di attribuire, nella sua imponente opera epica, un ruolo di rilievo ai fidati amici a quattro zampe. Ma non fu di certo il solo: dopo Argo, ci siamo imbattuti in Lessie, il collie del romanzo di Eric Knight diventato famosissimo anche al cinema, per non parlare di Toto, l’agitatissimo cagnolino di Dorothy del capolavoro di L. Frank Baum, Il meraviglioso mago di Oz.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta: e allora, per aiutarvi a individuare quello giusto, ve li proponiamo noi tre libri fatali per chi ama i cani. Tre romanzi molto diversi per genere, ambientazione e stile narrativo, accomunati però dalla presenza di protagonisti pelosi e irresistibili, creature il cui cammino si interseca da sempre con quello degli esseri umani.

Zanna Bianca: l’animale uomo (e viceversa)

di Emma Dinuzzi

1893, Klondike, Canada nord-occidentale. Tra le foreste, una lupa cerca di sopravvivere e, con essa, il suo cucciolo che vede in lei un essere forte, capace di sottomettere. In Natura vige la legge del bastone e della zanna, il cucciolo e sua madre lo sanno: per sopravvivere bisogna lottare, o si è destinati a soccombere. Per quel cucciolo, sua madre è invincibile. Tuttavia, la lupa lo sa, con certe “bestie” è meglio non lottare, è meglio lasciarsi addomesticare ed è qui, la scoperta più grande per quel cucciolo di lupo: di fronte agli uomini, “dei superiori”, che riescono ad animare l’inanimato, ci si lascia addomesticare o ci si lascia schiacciareAlla vista degli uomini, la madre si accascia, ventre a terra. Il cucciolo cerca di capire, ha paura degli “dei superiori” e, alla sua paura, l’uomo reagisce con la derisione e a lui, tutto questo, non piace.

Castoro Grigio, l’indiano imbattutosi sul suo cammino, non ha dubbi, il cucciolo ha un’indole da lupo (sebbene lo sia solo in parte) e guardando alle sue zanne gli da il nome di Zanna BiancaÈ proprio a partire dal suo incontro con Castoro Grigio che Zanna Bianca conoscerà l’essere umano e le sue mille sfaccettature: i pregi, i difetti, i vizi, le sue abilità, le sue qualità ma anche la sua sconfinata crudeltà, fino a scoprire l’amore (suo e dell’uomo stesso) e il piacere di lasciarsi avvicinare, accarezzare, amare.

Universale Economica Feltrinelli/I Classici, a cura di D. Sapiena. Euro 9,50.

Scritto, in parte, dal punto di vista degli animali, osservatori curiosi dell’animo umano, Zanna Bianca è il successo letterario dello scrittore americano Jack London che, di questo romanzo, ne fa un punto di partenza per sondare i territori inesplorati dell’uomo, la sua innata tendenza ad essere dalla parte del “bastone” e, al contempo, a saper dare amore, concedendo qualche carezza. Negli anni a seguire, l’autore pubblicherà un libro ad esso affine (ma non come seguito), Il richiamo della foresta. Entrambi i titoli non possono mancare nella libreria di chi ama i cani.

Il “giochino imbarazzante” di Virginia Woolf: Flush. Biografia di un Cane

di Paola Petrignani

Leggere Flush. Biografia di un Cane è un puro e semplice piacere. Sembra quasi poterla seguire con gli occhi, quella penna veloce e leggera, sempre lucida, ironica e a filo come la cresta di un’onda, che scorrazza e guizza tra pianure verdi di libertà e pacati salottini mondani esattamente come il cocker spaniel dalle pelosissime orecchie cascanti, rosse, ricettive e attentissime, che anima questo breve racconto. Virginia Woolf pubblica il suo “giochino imbarazzante” nel 1933, sulla scia di quella fatica creativa come era stata la stesura di Le Onde, incominciandolo proprio per essere un gioco: la distrazione prediletta dai propri spossanti arrovellamenti di scrittrice perfezionista, sempre originale e mai banale (ma che, come al solito, si rivelò essere l’ennesima sfacchinata).

Feltrinelli, I narratori. Trad. di Iolanda Plescia, illustrazioni di Iratxe Lopez de Munáin. Euro 19.

Opera breve e semplice, quindi, perfetta per chi ama gli animali e conosce quel connubio silenzioso che si instaura tra un cane e il suo padrone; quel gioco di sguardi, movimenti e intuizioni sottili che intrecciano due esistenze simili, eppure così tanto diverse. Ed è esattamente questo il cuore pulsante di questo piccolo libro: l’intreccio percettivo e solidissimo di Flush e della sua Mrs Barrett, poetessa d’eccezione di una Londra vittoriana le cui imperfezioni e piccole assurdità vengono abilmente catturate dalla penna della Woolf, donandoci quella buona dose di ironia tagliente e mai sproporzionata come solo il lupo di Bloomsbury sapeva fare. Il tutto abbassando il punto di vista… letteralmente, perché sono proprio gli occhi, le orecchie e il fiuto del piccolo animale a farci da interprete di questo mondo, passando prima per un’infanzia quasi primordiale allo smodato inseguimento di cagnette e coniglietti nelle grandi vallate verdi di Reading, e passando poi per una “vita adulta” ai piedi della giovane poetessa, tra i comodi cuscini di un divano all’ottomana, le passeggiate in un costrittivo guinzaglio per le vie e i parchi di Londra (obbligo perentorio di questa grigia città della decency vittoriana), e qualche soggiorno in una Firenze arcaica, rovente, piena di sentieri e percorsi sempre nuovi da esplorare. Un punto di vista anamorfico, originale e inaspettato che colora questa fiaba dei suoi colori primari, divertendo commuovendo e incantando.

Ma il fulcro esistenziale di Flush e della sua Biografia sarà sempre e solo il ritorno a casa, lì dove si appartiene, accucciati ai piedi della sua padroncina perché nient’altro veramente conta.

Tra quei due si stendeva il più vasto abisso che separar possa una creatura da un’altra. L’una parlava. L’altro era muto. L’una era donna; l’altro era cane. Così strettamente uniti, così immensamente divisi, si guardavano.

Il legame tra un cane e il suo padrone non è mai stato così autentico, e quel “giochino imbarazzante” si rivela ancora oggi pieno di tante, piccole, leggere sfumature di verità.

Amore e libertà: la fiaba moderna del bassotto e della Regina di Mazzucco

di Cristina Cassese

Il bassotto e la Regina di Melania G. Mazzucco è una fiaba moderna, adatta agli adulti come ai ragazzi, specialmente se amanti dei cani: una storia meravigliosa e avvincente che tiene incollati fino all’ultima pagina. Platone è un bassotto sveglio, coraggioso e molto ben educato. Nel palazzo in cui vive c’è una cantina in cui vengono depositati illegalmente animali di contrabbando: tra questi c’è la splendida Regina, una femmina di levriero afghano, tanto bella quanto altezzosa. Yuri, il padrone del bassotto, è un giovane studente di filosofia che decide di partire per una breve crociera, affidando il cane alle cure del portiere: ed è proprio in questo frangente che Platone scopre l’attività criminale portata avanti all’interno del condominio e cerca in tutti i modi di salvare Regina e gli altri animali prigionieri, tra cui l’indimenticabile signora Leonardo (una gigantesca tartaruga di terra).

Einaudi Tascabili Scrittori. Euro 10.

Il bassotto intraprendente e coraggioso finisce poi con l’innamorarsi della tronfia levriera, un po’ come il suo Yuri si innamora della giovane Ada: Mazzucco costruisce una serie di sottili parallelismi tra il mondo dei cani e quello degli uomini mettendo al centro i sentimenti più autentici e nobili, quelli totalmente puri e incondizionati, che sono in grado di elevare l’anima e sublimare il dolore. Attraverso le avventure di Platone, la scrittrice racconta i moti dello spirito e la capacità che questi possiedono di accrescere le virtù, e nello spazio ridotto di un racconto breve evoca gli stessi, irrinunciabili valori dell’epica omerica: l’amore, l’amicizia, la libertà, il diritto di sognare.

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