Una mente sognante, un’età cruciale. La crescita, il cambiamento, i primi turbamenti amorosi. Questi sono solo alcuni dei principali ingredienti del romanzo L’Idiota della scrittrice e giornalista americana Elif Batuman, caso letterario pubblicato da Einaudi lo scorso anno. 

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1995: Selin, protagonista simpatica con la testa fra le nuvole e un notevole bagaglio letterario sulle giovani spalle, vive il suo primo anno da matricola ad Harvard fermamente convinta di poter ritrovare nel mondo gli stessi valori proposti dalla sua amata letteratura. Nei confronti dei romanzi che ha letto, oltre che conforto e gratitudine, Selin nutre una pretesa di veridicità: i rapporti umani e le relazioni interpersonali sono vissute di volta in volta, dalla protagonista, con lo stesso pathos che in lei viene esperito attraverso le dinamiche dei suoi romanzi preferiti. 

L’idiota, racconto dichiaratamente autobiografico con un titolo che intende omaggiare Dostoevskij, è stato definito a più riprese un romanzo di formazione, anche se di formazione, in effetti, non si tratta: chi legge, infatti, non percepisce nei quattro capitoli (ognuno intitolato con il nome di una stagione) una crescita effettiva del personaggio principale e, dunque, un suo cambiamento radicale. Si avverte, in compenso, la sensazione di rivivere insieme alla protagonista, eroina alle prese con la sua educazione sentimentale, un momento di cambiamento molto importante della storia della modernità: quello della comparsa dei primi telefoni cellulari e delle prime e-mail, insomma, quello della nascita della comunicazione virtuale.

Durante la lettura di questo racconto, perdutamente ironico e molto coinvolgente, la tenera e lineare penna della Batuman riesce a trasportare chi legge in un periodo movimentato della vita di Selin, producendo un effetto di immedesimazione assicurato. 

Il susseguirsi oscillante e confuso di situazioni, personaggi, avvenimenti e questioni è descritto tramite una narrazione altrettanto ondeggiante, che in alcuni punti nodali del libro − come ha prontamente sottolineato la critica – tende a generare un senso di confusione: Elif Batuman mira proprio a riflettere nella sua scrittura rievocativa e ironica il dissestamento che vive in Selin, permettendo al Lettore di calarsi in quella confusa ingenuità e in quella fame di conoscenza tipiche di un’età così delicata, un’età lungo la quale a tutti noi, almeno una volta, è capitato di sentirci degli idioti.

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