Sono stato un bambino fortunato: i miei genitori erano dei gran lettori – e io un grande ascoltatore – di mitologia greca. Ricordo degli alti volumi in copertina rigida, quelli dei miti raccontati ai ragazzi; ricordo le illustrazioni dai colori tenui, misurati, con la forma delle navi, i corpi possenti degli eroi, le dee bellissime e spaventose. Tra tutte le storie la mia preferita era quella di Odisseo, che però io e i miei genitori preferivamo chiamare Ulisse, alla latina. Di lui mi piacevano due cose: la curiosità sfrenata e l’intelligenza. Andavo pazzo per la sua bramosia di conoscenza, e per quegli ingegnosi stratagemmi che metteva in atto per cacciarsi fuori da guai. E poi in lui c’era qualcosa di irrisolto, di incomprensibile: dove trova Odisseo la forza per rinunciare all’immortalità promessagli da Calipso? Cos’è precisamente questo rapporto che lo lega in maniera tanto stretta a sua moglie? Forse tendiamo a dimenticarlo, ma anche da bambini, forse soprattutto da bambini, ci si interrogava molto su questioni come la morte, l’amore, l’infinito e molto altro.

Dicevamo: la curiosità e l’astuzia. Adoravo l’episodio del ciclope Polifemo. Trovavo insieme divertente e geniale che Odisseo ingannasse il ciclope fingendo di chiamarsi Nessuno. All’epoca mi pareva assurdo che una cosa potesse essere saggia e allo stesso tempo comica: l’intelligenza era sinonimo di pesantezza e gravità. Invece Odisseo ribaltava le carte: mi dilettavo a fingere di chiamarmi anch’io Nessuno. Mi piaceva da matti. Lo facevo nei giochi con gli amici e perfino con gli estranei. Il mio nome è Nessuno.

Quando ho scovato in libreria il libro di Daniel Mendelsohn, “Un’Odissea. Un padre, un figlio, un’epopea” (Einaudi, 2018) non ho potuto resistere: troppa curiosità. Si tratta di una sorta di saggio-memoir autobiografico: Daniel, lo scrittore, è protagonista e narratore della vicenda. Lui fa il professore di lettere classiche; suo padre Jay è invece un rigido matematico ottantunenne, con cui il rapporto è complesso e farraginoso. Succede che Jay, il padre, decide di seguire il seminario universitario che Daniel, il figlio, terrà sull’Odissea. Nel libro seguiamo passo passo, come fossimo studenti, le varie lezioni, alle quali Mendelsohn alterna la storia sua, di suo padre e della loro relazione.  Dalla critica letteraria si passa così al ricordo d’infanzia. A un certo punto le due trame si uniranno, con i due che partiranno per una crociera nel Mediterraneo, proprio sulle orme dell’Odissea omerica.

Daniel e Jay Mendelsohn. Fonte: www.wbur.org

Mediterraneo

L’itinerario di Odisseo per tornare alla sua amata Itaca tocca praticamente tutto il Mediterraneo: dall’Asia Minore si passa per l’Africa settentrionale, per la Grecia e per l’Italia. Durante la crociera che padre e figlio compiono sulle orme dell’eroe, tra le varie cose i due si calano nella grotta dove si dice che dimorasse Calipso, visitano le rovine di Troia e poi il luogo nel quale gli antichi collocavano l’entrata dell’inferno, i Campi Flegrei in Campania.

L’Odissea è d’altronde il poema mediterraneo per eccellenza. Durante i seminari, alternando le sue spiegazioni alle osservazioni degli studenti e a quelle – spesso buffe – del padre, Mendelsohn ci narra la storia, le usanze, i credi di una società e di un universo che continuano a vivere in noi come nucleo profondo delle nostre credenze. Si discute molto, ai giorni nostri, di viaggi per mare e di accoglienza. Il Mediterraneo sembra essersi tinto del colore del sangue, e aver assunto l’aspetto di un tragico crocevia o di un cimitero. Niente di nuovo, ne argomentava già chiaramente l’Odissea. Mendelsohn racconta di quanto l’ospitalità fosse il valore primario e fondante delle popolazioni mediterranee, e di come trasgredire le sue leggi sacre fosse blasfemo e pericoloso. Se per voi il nostro Mar Mediterraneo è sinonimo  di nostalgia, di avventura, di ignoto, perfino di politica, allora questo libro vi piacerà.

Passato e presente: la storia di un uomo e di suo padre

In questo romanzo c’è la storia di Odisseo,  naturalmente, ma anche quella di un ragazzo, e poi di un uomo e di suo padre. Le due vicende, quella antica e quella moderna, quella mitica e quella reale, si mischiano, e in alcuni punti coincidono tanto da non riuscire più a farsi riconoscere. Una miracolosa operazione alchemica, insomma. La verità è che i classici parlano di noi, del professor Mendelsohn e di suo padre Jay, del passato e del presente; di sicuro anche del futuro. Proprio questa è la magia della grande letteratura: quando confessa, discute, ipotizza, non solo siamo in grado di ascoltarla, ma è come se fossimo noi stessi a pronunciarla. Le storie sono poche, sempre le stesse dall’alba dei tempi, siano menzionate in un classico, in un romanzo ultra-contemporaneo o in una fiaba raccontata a un bambino per farlo dormire bene. Eppure continuiamo chissà perché a sorprenderci di questa eterna parentela, di come una storia si colleghi perfettamente a un’altra storia, di come loro – le storie – non parlino d’altro che di noi, e noi di loro.

Tornare a casa, in molti modi

Si torna a casa in vari modi. Fisicamente, per esempio, come accade agli studenti fuori sede o alle schiere di lavoratori all’estero. Si torna intimamente, anche: riappacificarsi con qualcuno – un genitore, un amico – o qualcosa – un luogo –, non significa tornare a casa? Ma cos’è la casa? È un posto, una persona, un modo di pensare e vivere? Tornare a casa significa anche indagare le proprie radici, problematizzare le nostre convinzioni. Si torna a casa anche solo virtualmente, col pensiero, e questa è forse la maniera più dolorosa per farlo. Dalle parole greche nostos (ritorno) e algos (dolore) deriva il termine italiano nostalgia, letteralmente dolore del ritorno.

In un momento in cui a casa ci dobbiamo stare, questo libro è perfetto perché ci consente di scoprire nuovi significati di questo nostro stare ma anche di muoverci, con la mente, verso itinerari inesplorati. Narrando di Odisseo che ritorna a casa, di sua moglie che l’aspetta, della vendetta e del riconoscimento, anche Mendelshon tornerà a casa: Daniel indaga, scopre la vita di suo padre, la sogna, la studia. È felice con lui e per lui, ed è triste. È anche curioso, Daniel, proprio come Odisseo in quell’aspetto che affascinava tanto il me bambino. Non è proprio la curiosità che ci spinge d’altronde a tornare a casa, a leggere una storia e continuare a raccontarla all’infinito?

L’edizione 2019 nella collana Tascabili, euro 12

In copertina: “Ulisse e le sirene”, mosaico pavimentale romano del II secolo d.C. Museo del Bardo, Tunisi. Fonte: Wikimedia Commons
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