Lo scrittore americano John Edward Williams è conosciuto al pubblico per il suo romanzo-masterpiece Stoner, pubblicato originariamente nel 1965 e rispolverato dal mondo dei lettori solo in tempi recenti grazie all’edizione Fazi. Febbrilmente letto e recensito, Stoner ha ricoperto il ruolo di vero e proprio caso editoriale: dopo il grande successo incontrato sui canali social lo scorso anno, il libro – inspiegabilmente trascurato per parecchio tempo – ha ricevuto così un plauso collettivo, dando vita alla cosiddetta Stonermania

John Edward Williams

Nulla, solo la notte (Nothing but the night) è, invece, il romanzo che segnò l’esordio letterario di Williams. Composto tra il 1942 e il 1945, quando l’autore prestava servizio militare in India, e pubblicato nel 1948 mentre ancora era uno studente universitario, il primo romanzo di Williams è rivelatore di una grande capacità di scrittura e di una passione, innata e spontanea, verso la letteratura. Da un’iniziale lettura, l’elemento che trapela con veemenza (non appena gli occhi scorrono sulle prime pagine) è l’impeto che avvince l’autore a una ricercatezza stilistica che è allo stesso tempo pura e tormentata. Anche la vicenda narrata, che si svolge in ventiquattr’ore, è marchiata in origine e nel suo svolgimento da un’angoscia di fondo che si percepisce fin da subito, e riesce a essere travolgente.

Ci si ritrova nella mente di Arthur Maxley, un giovane studente che si rapporta alla sua vita come si rapporta a quell’unica giornata sulla quale si erige la prosa dell’autore, ovvero con uno spirito crucciato e affaticato, mentalmente isolato dal resto del mondo. Di Maxley viene messo in luce il carattere fortemente solitario: in vari momenti del romanzo egli appare come una figura giustapposta alla folla, in competizione con essa. La folla viene definita una «moltitudine mostruosamente anonima» a rinforzare lo straniamento solipsistico del protagonista.

«Una figura solitaria, nella distesa immutabile del deserto, appare meno isolata di un uomo che si perde nell’infinità di una città affollata. Chi è solo nel deserto resta comunque consapevole del proprio peso, per quanto minimo, e della relazione che mantiene con lo spazio circostante. Ma chi è isolato in mezzo a uno sciame di gente perde coscienza di sé stesso come individuo. Le centinaia di corpi estranei che premono inconsapevolmente contro il suo, le centinaia di occhi estranei che lo guardano senza riconoscerlo, le voci che gli parlano tutt’intorno, senza mai rivolgersi a lui, rappresentano la vera solitudine. Di tutto questo egli era oscuramente consapevole, mentre andava alla deriva sbattendo qua e là.»

La scrittura di Williams è misurata così intelligentemente, è così intensamente ispirata e desiderata che si arriva a diventare complici dei pensieri vorticosi (e talora assurdi) del protagonista, si viene ingabbiati insieme a lui in un esistenzialismo crudo e a tratti sconvolgente, ci si immerge nel suo nichilismo. 

John Edward Williams, Foto: Denver University Archives/DTV

Il passato occupa un posto centrale nella giornata d’estate di Maxley, la congerie di ricordi d’infanzia contamina violentemente ogni sua esperienza con il mondo circostante, generando a più riprese cortocircuiti emotivi colmi di angoscia e magistralmente armonizzati dalla penna dell’autore.

«Con la mente e la memoria, riusciva a tornare indietro nel tempo; lì dove il tempo era perduto, ora poteva indugiare – solo per un istante, ma un istante rubato per miracolo al presente.»

Per quanto all’inizio Nulla, solo la notte possa risultare un romanzo sconcertante (seppur piacevole), la sua grande potenza letteraria riuscirà a emergere chiaramente nel momento in cui al Lettore sarà chiaro il messaggio eclissato da Williams dietro le strade brulicanti di San Francisco, i bicchieri corrosi di alcolici e le passioni di una notte che solo apparentemente riescono ad anestetizzare la contrizione umana.