Sono ormai più di due mesi che in Italia conviviamo con il Covid-19 (ufficialmente, in realtà sembra che il virus circolasse già da fine dicembre in Europa), abbiamo iniziato a conoscerlo, a fare i conti con i suoi effetti e con il senso di impotenza che provoca in noi, ad abituarci alla sua presenza.

In poco tempo il virus ha cambiato tutto: il nostro modo di vivere, la socialità, il commercio, i rapporti fra gli Stati, le modalità di lavoro. Nel Bel Paese si è iniziato a familiarizzare con termini come “smart working“, “videocall“, “distanziamento sociale“, “lockdown“, “pandemia“, ” entrati ormai a far par parte di una nuova, difficile, quotidianità.

Architettura e COVID-19 ©FernandaLatronico ©ArekSoch from Pixabay.com and Pexels.coma edit by Yuri Marinelli

Architettura e COVID-19 ©FernandaLatronico ©ArekSoch from Pixabay.com and Pexels.coma edit by Yuri Marinelli

È cambiato anche il modo di misurare e di rapportarsi al tempo: non più progetti a lungo termine, vacanze programmate con largo anticipo, l’attesa spasmodica per il week-end dopo una lunga settimana di lavoro. Le giornate hanno cominciato a diventare tutte uguali, il tempo si è dilatato, mentre la durata dei nostri obiettivi si è costantemente accorciata. Abbiamo smesso di chiederci cosa faremo domani e ci siamo concentrati sull’oggi, i giorni sono diventati ore e le ore minuti interminabili scanditi da videocall, notiziari, bollettini quotidiani della Protezione Civile, dirette Instagram e dirette Tv del premier Conte, ma anche nuovi rituali scaramantici da condividere con gli abitanti del propri quartiere, solamente un mese fa perfetti sconosciuti.

IL “DIARIO” DELLA PANDEMIA DI PAOLO GIORDANO

Questa epidemia sembra avermi preso la testa più del dovuto. Sono un discreto ipocondriaco, a sere altre chiedo a mia moglie di sentirmi la fronte, ma non si tratta di questo. Non ho paura di ammalarmi. Di cosa allora? Di tutto quello che il contagio può cambiare. Di scoprire che l’impalcatura della civiltà che conosco è un castello di carte. Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi senza lasciarsi dietro un cambiamento.

(Paolo Giordano, Nel contagio, p. 17, Einaudi Editore – Vele, 2020)

Così scrive Giordano nel capitolo “Augurarsi il meglio” del suo nuovo libro intitolato Nel contagio e pubblicato da Einaudi il 5 maggio scorso, in piena pandemia di Covid-19.

Paolo Giordano Nel contagio libro e caffè

Foto di Alessandro Mancini

Più che libro, dovremmo definirlo saggio: i capitoli sono brevissimi, lunghi al più tre pagine, e tutto il volume conta soltanto 63 pagine. Lo si può leggere facilmente in uno, massimo due giorni. Ma forse il senso di questa pubblicazione è proprio questo: una sorta di diario personale compilato dallo scrittore-scienziato proprio durante l’imperversare della pandemia in Italia.

Giordano prova a mettere per iscritto i suoi pensieri, le sue riflessioni, con rigore quasi “matematico”, per trovare un senso, un ordine a il caos in cui siamo precipitati. Ragiona, non solo sugli effetti che il virus sta producendo sui suoi rapporti interpersonali, ma allarga la riflessione alla società tutta. Descrive le inevitabili conseguenze negative del virus, il senso di angoscia e spaesamento che porta con sé, ma anche i suoi inaspettati risvolti “positivi”. Come quello del ritrovato valore della socialità.

Quindi l’epidemia c’incoraggia a pensarci come appartenenti a una collettività. Ci obbliga a uno sforzo di fantasia che in un regime normale non siamo abituati a compiere: vederci inestricabilmente connessi agli altri e tenere in conto la loro presenza nelle nostre scelte individuali. Nel contagio siamo un organismo unico. Nel contagio torniamo a essere una comunità.

(p. 27, Einaudi Editore – Vele, 2020)

La pandemia di Covid-19, che si è aggiudicata il premio come una delle emergenze sanitarie più terribili della nostra epoca, ci svela quindi la complessità e la fitta rete di legami del nostro mondo. Permette di riscoprirci come esseri appartenenti ad una collettività che non ha più confini solo nazionali, ma un carattere globale e sovraculturale.

PANDEMIE E CAMBIAMBENTI CLIMATICI: DUE FENOMENI INTERCONNESSI

Nel contagio, pubblicato in ben 33 Paesi in tutto il mondo e diventato già un best-seller, ha il pregio di raccontare l’avanzare dell’epidemia durante il suo stesso manifestarsi, da dentro l’occhio del ciclone. L’autore non conosce gli sviluppi futuri della pandemia nel nostro Paese e nel resto del mondo, il suo racconto si interrompe agli inizi del mese di marzo, nel pieno dell’emergenza sanitaria. Giordano annota le sue paure, i suoi dubbi, i tic ossessivi che sviluppa durante questo periodo, e in cui possiamo facilmente riconoscerci, ma la sua descrizione resta sempre lucida, misurata, da scienziato qual è lui.

Paolo Giordano foto

Lo scrittore Paolo Giordano. Fonte: Flickr

Da un parte ci conforta con l’ausilio dei modelli matematici, delle previsioni, dei calcoli. Dall’altra pone quesiti e incognite sul legame fra diffusione del virus e cambiamenti climatici e apre uno spunto di riflessione critica sulla sostenibilità del nostro stile di vita e sulla grave mancanza di lungimiranza delle società più avanzate.

Chi di noi può sapere cos’hanno liberato gli incendi smisurati in Amazzonia dell’estate scorsa? Chi è in grado di prevedere cosa verrà dall’ecatombe più recente di animai in Australia? Microgranismi mai censiti dalla scienza potrebbero aver bisogno urgente di una nuova patria. E quale terra migliore di noi, che siamo così tanti e saremo sempre di più, che siamo così Suscettibili e abbiamo così tante relazioni, che ci muoviamo dappertutto?

(p. 43, Einaudi Editore – Vele, 2020)

Emergenza climatica, deforestazione, sfruttamento dei terreni per allevamenti e colture intensive, surriscaldamento globale sono tutte problematiche interconnesse fra loro e legate al diffondersi di nuovi e pericolosi virus nel mondo. “Il contagio è un sintomo. L’infezione è nell’ecologia” spiega l’autore. Il nostro stile di vita non fa che accelerare questi processi e aumentare le probabilità di rischio. La globalizzazione e il capitalismo sfrenato hanno fatto il resto, incentivando lo spostamento quotidiano di enormi quantità di persone e merci da una parte all’altra del mondo.

COME SOPRAVVIVERE AL CONTAGIO?

Un altro dei temi al centro del saggio è il rapporto che abbiamo con il tempo. Ci sentiamo privati, derubati del tempo, una “merce” invisibile ma estremamente preziosa nella società della fretta. Tutti i nostri piani, i nostri progetti sono rimasti bloccati, gli appuntamenti cancellati o rimandati, gli obiettivi posticipati. Ci sentiamo persi senza il controllo del tempo e del futuro. Cosa fare allora?

Paolo Giordano Nel contagio copertina libro

Foto di Alessandro Mancini

La soluzione è nella qualità del tempo. Non importa quanto tempo abbiamo a disposizione da qui in poi, ma come lo impieghiamo, il valore che gli diamo. Trovare un senso a questo tempo sospeso e dilatato e imparare a convivere con il virus, adattarci ad esso per sopravvivere:

Ora è il tempo dell’anomalia, dobbiamo imparare a viverci dentro, trovare delle ragioni per accoglierla che non siano soltanto la paura di morire. Forse è vero che i virus non hanno un’intelligenza ma in questo sono più abili di noi: sanno mutare in fretta, adattarsi. Ci conviene imparare da loro“.

(p. 61, Einaudi Editore – Vele, 2020)

Paolo Giordano non ha la risposta a tutti i nostri dilemmi, non conosce la soluzione perfetta, come nessuno di noi d’altronde, ma ci aiuta a decifrare meglio l’a-normalità che stiamo vivendo e a vedere le cose dalla giusta prospettiva: le epidemie ci sono sempre state e continueranno ad esserci anche in futuro. La differenza sta nel nostro atteggiamento rispetto ad esse.

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