La fama istantanea che ha accompagnato l’uscita nelle librerie di Persone Normali (Einaudi, 2019) si spiega certo col particolare carattere generazionale del romanzo. Di libri, film o semplici riflessioni che riescano nella difficile impresa di raccontare sul serio i giovani d’oggi o, più nello specifico, quelli che adesso hanno tra i venti e i trent’anni, ce ne sono davvero pochi. Ma d’altronde l’irlandese Sally Rooney – già autrice del libro di successo Parlarne tra amici – è nata nel 1991. Giusto per chiarire: nel 1991 si dissolveva l’Unione Sovietica, veniva creato il primo sito web, usciva Nevermind dei Nirvana. Insomma, l’inizio di una nuova era. Il valore di questo libro, e di riflesso la sua importanza, non risiede semplicemente nel fatto che l’autrice parli della sua (nostra, mi ci metto anche io) generazione, ma che lo faccia con invidiabile lucidità. Per mezzo di una scrittura mirata, dal ritmo preciso e dialogato, la Rooney rivela e mette a nudo buona parte dei nodi esistenziali di noi ventenni. Ma nodi non è la parola giusta. Troppo morbida. Potremmo dire tensioni. Ferite.

Einaudi, Supercoralli. Euro 19,50.

Persone Normali è una tipica storia d’amore contemporanea: interclassista, tormentata, indefinibile. Ci sono due ragazzi, Connell e Marianne, che vivono in una cittadina dell’Irlanda rurale e che si piacciono. Lei è ricca, lui no: anzi, la madre di Connell lavora come donna delle pulizie nella casa di Marianne. Lui però è atletico, bello, desiderato. Lei invece è una di quelle tipe strambe e cervellotiche: i compagni di scuola la evitano, o forse semplicemente non la capiscono. I due si attraggono, ma non lo dicono a nessuno. La loro bizzarra e disorientata storia se la tengono stretta come un segreto di cui vergognarsi. In effetti, forse Connell un po’ si vergogna: quella Marianne non è una persona normale, pensano gli altri; e lui all’opinione della gente ci tiene, lui che non ce la fa proprio a comportarsi da a-normale.

All’università (il Trinity College di Dublino) le cose – naturalmente – cambiano. La drammatica discrepanza tra il contesto provinciale di provenienza e quello cosmopolita di una metropoli è familiare a molti di noi. A Dublino l’eccentricità di Marianne appare meravigliosa e sofisticata, mentre Connell non è altro che l’ennesimo provinciale a corto di soldi. Adesso chi è quello normale? La loro storia d’amore va avanti a singhiozzo: tra pause, passioni sfrenate, crisi e sporadici momenti di felicità, Connell e Marianne non riescono a definirsi. Non sanno se la scelta migliore sia essere amici, fidanzati o qualcosa a metà tra le due. Nello scenario di una società liquida, l’amore è informe e mutevole. La stabilità sembra un concetto non solo irrealizzabile, ma quasi obsoleto. Il loro è un desiderio impossibile, un’utopia. Per questo non la smettono di attrarsi e distanziarsi come una calamita impazzita che trema nervosamente.

Ma non è solo l’instabilità dei sentimenti a complicare le cose. L’universo di Sally Rooney – cioè il nostro – ha un cuore segreto, infossato sotto tonnellate di parole: la leggerezza, la superficialità che gli adulti rimproverano spesso ai giovani d’oggi, nasconde sottopelle dinamiche più oscure. In primis c’è il problema della classe sociale. Banalmente, dei soldi. Per Connell e Marianne la differenza di ceto all’inizio sembra importare ben poco: nulla in confronto a cose come la popolarità a scuola o il giudizio degli altri. In realtà il denaro è alla base della loro vita, e quindi della loro relazione. È uno dei grandi inganni su cui la crescita – ahimè – ti apre gli occhi. La lotta di classe continua a mietere vittime e ad alimentare risentimenti. Però, e questo Rooney lo racconta con chiarezza, non è più una lotta di classe collettiva, quanto una battaglia tra individui. Paradossalmente, Connell contro Marianne. In un cortocircuito continuo, i soldi sono un non-detto che minerà la storia d’amore dei due ragazzi dall’interno, come solo un nemico tanto subdolo saprebbe fare.

D’altronde la sofferenza tende a camuffarsi. L’ansia, la depressione, i disturbi psicologici in generale sono il male nascosto per eccellenza, e tutti i giovani protagonisti di Persone Normali sembrano esserne affetti, anche senza saperlo: lo sono Connell e Marianne, i vecchi amici del liceo come quelli all’ultima moda dell’università. Sebbene le feste, l’alcool, il sesso; sebbene tutto, l’ansia e il terrore sono come un’epidemia paralizzante che non risparmia nessuno. Che sia l’incertezza di un futuro poco rassicurante, il caos di un mondo troppo complesso o la mancanza di una qualunque ideologia condivisa, la nevrosi è la grande malattia dei ventenni di oggi. La giovane scrittrice questo lo sa bene: con le ansie, proprie e degli altri, i romanzieri della nostra generazione saranno costretti a fare i conti – sulla carta come nella vita.

«La notte scorsa, sul pavimento, ha immaginato di rimanersene completamente immobile fino a morire disidratato, pur con tutto il tempo che ci sarebbe voluto. Forse giorni, ma giorni rilassanti in cui non avrebbe dovuto fare niente, nessuno sforzo di concentrazione». Sono i pensieri di Connell, inequivocabili, nella sala d’aspetto di una psicologa.

Connell, Marianne e il loro amore impossibile appaiono allora come una bellissima speranza in questo romanzo che è per la maggior parte profondamente malinconico e disilluso. Leggerlo, condividerne le riflessioni e gli stati d’animo, è insieme confortante e urticante. Da un lato c’è l’ovvio sollievo dell’identificazione: qualcuno si sente come me, non sono solo; dall’altro fa male, lascia in bocca il sapore amaro della diagnosi. 

Il quesito sulla normalità, o meglio, il quesito sul perché non facciamo altro che domandarci se siamo o non siamo normali, Sally Rooney lo lascia irrisolto. Leggere Persone Normali non ci farà smettere di torturarci al riguardo. Ma di certo ci farà sentire parte di qualcosa; forse, ritornando al principio del discorso, proprio di una generazione.

In copertina: Sally Rooney, fonte www.arcanestorie.it.
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