Sono davvero tanti i temi che Valeria Parrella riesce abilmente a condensare nelle circa 120 pagine che compongono Almarina, il romanzo edito da Einaudi finalista al Premio Strega 2020: un romanzo che parla d’amore e di rinascita, di responsabilità civile e di cambiamento. Ecco perché Almarina è sostanzialmente un romanzo politico, nella sua accezione più letterale. 

Einaudi, euro 17.

Nisida, carcere minorile: Elisabetta Maiorano insegna matematica ai giovani detenuti. La professoressa cinquantenne è da poco rimasta vedova e non ha figli; un giorno, nella sua classe arriva Almarina, sedicenne romena che un figlio invece stava proprio per averlo sì ma a seguito di un abominio, lo stupro subito dal padre. Tra le due si crea un legame unico, speciale, basato su un’affinità elettiva che sa tanto di sofferenza quanto di desiderio di riscatto, di testarda resilienza.

Parrella ci prende per mano e ci trascina nella profondità della vita di entrambe attraverso una scrittura potente, mai ridondante, a volte ironica a volte sublime: una scrittura che risulta straordinaria per la coerenza che è capace di esprimere nella difformità delle emozioni e delle situazioni che descrive, una scrittura che si distingue per autenticità. Alcuni passaggi sono così intensi, intrisi di significati profondissimi, che devi tornare indietro, rileggerli, respirare profondamente, leggerli ancora una volta e poi andare avanti. Dentro il carcere di Nisida si incontrano almeno tre generazioni ed emerge limpida, grazie alla narrazione in prima persona della protagonista, tutta la responsabilità che la società ha nei confronti dei più giovani e che troppo spesso non si assume, non fino in fondo. Il racconto di Elisabetta procede serrato: emerge il passato della professoressa, il suo matrimonio, l’indicibile sofferenza dell’infertilità, il tortuoso sentiero dell’adozione e infine la vedovanza precoce, del tutto inaspettata. Sono molte le domande che si affacciano nella mente del lettore: ci si chiede cosa sia davvero la famiglia, la fratellanza, l’amore; come sia possibile trovare il giusto equilibrio tra ruoli e sentimenti; cosa significhi davvero la genitorialità e quale sia il significato più concreto delle pratiche educative.

La scrittrice Valeria Parrella. Fonte: Rai Cultura.

Nisida, il carcere sull’acqua: un mondo a sé che isola, come una bolla. Implicitamente, Parrella ci invita tutti a riflettere su questa realtà invisibile ai nostri occhi ma che pure ci appartiene, ci riguarda da vicino. E non solo perché quei ragazzi e quelle ragazze sono in qualche modo la risultante di ciò che la nostra società genera ma soprattutto perché il loro futuro, appeso ad un filo sottilissimo, dipenderà in buona parte da noi, cittadini liberi. Le scelte della professoressa Maiorano, l’incontro stesso con Almarina e il loro rapporto così intimo e speciale, il loro scoprirsi madre e figlia a tutti gli effetti, ben oltre la consanguineità, esemplificano la potenza che l’empatia sa sprigionare nel momento più buio, la sensazione di inaudita forza e coraggio che deriva dall’amore corrisposto e che si manifesta proprio nel bel mezzo delle più grandi difficoltà.

Almarina non è solo un romanzo ben scritto, dalla trama originale e che si legge (e rilegge) con trasporto e avidità: è un romanzo necessario perché ci lascia pieni di domande e di dubbi ma carichi di commovente umanità.

In copertina: l’isola di Nisida, ph. Enzo Abramo. Fonte: Pixabay.
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