Con La nuova stagione, edito da Bompiani nel 2019, Silvia Ballestra partecipa – ed era proprio l’ora- alla 74° edizione del Premio Strega. La scrittrice e saggista marchigiana, insieme a Sandro Veronesi, Valeria Parrella e Gianrico Carofiglio, è una dei big in gara: autrice prolifica e pluripremiata, nota al grande pubblico in particolare per La guerra degli Antò e per il meraviglioso racconto dedicato a Christine de Pizan, Ballestra è una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea.

Euro 17.

L’opera candidata al prestigioso premio letterario è un romanzo schietto e senza fronzoli: la storia ruota attorno ad un fazzoletto di terra che Nadia e Olga Gentile, due sorelle sulla cinquantina, affiatate e complici, ricevono in eredità e di cui intendono sbarazzarsi quanto prima. La necessità di vendere e di chiudere una volta per tutte con la loro realtà d’origine è il pretesto narrativo che consente a Ballestra di raccontare una profonda transizione in atto. La nuova stagione è infatti un romanzo che parla di cambiamenti personali, privati ma anche collettivi: attraversare questo spazio liminale, orientato in nuce al futuro, significa per le sorelle ripercorrere ciò che è stato, scavare in basso, riscoprire le radici. La narrazione di questo viaggio in un presente tutto proteso in avanti che si rivela nelle dinamiche del passato viene affidata ad una cugina che sembra sapere tutto di tutti, al contrario di noi lettori che non sappiamo praticamente un bel niente di lei.

Il romanzo si apre con una passeggiata per i boschi, tra le cime: emerge così la terza protagonista dell’opera di Ballestra, la Valferonia, luogo d’invenzione ma neanche troppo: potrebbe essere infatti una delle tante valli del territorio Monti Sibillini, gli Azzurri del Leopardi. È il centro, il cuore dell’Italia, la zona ancora squarciata dal terremoto del 2016 in cui riecheggia la presenza dell’adirata Sibilla. Le sorelle Gentile sono cittadine del mondo: hanno lasciato quei luoghi da decenni e non sembrano minimamente intenzionate a farvi ritorno in pianta stabile. Tutt’altro. Ecco allora che da questo scontro si accende il motore di una narrazione che è fatta di inciampi, di tentativi, di fallimenti. Determinate più che mai a non lasciarsi sopraffare dalla mentalità gretta e maschilista che ancora vige tra quelle valli, le protagoniste trottano in lungo e in largo, si adoperano con tutte le loro energie per concludere la vendita e gli affari di famiglia uscendone vincitrici in ogni senso. Il mondo è cambiato, loro sono cambiate – il conflitto con mamma Liliana sottolinea quanto movimento c’è stato nello spazio di una sola generazione- e tuttavia è cambiata anche la Valferonia, ben presto se ne accorgeranno anche le sorelle. La nuova stagione è letteralmente in atto per tutti i soggetti coinvolti e la penna della scrittrice marchigiana riesce a rendere conto della pluralità ed eterogeneità di questi cambiamenti.

Ballestra gioca abilmente con i registri linguistici, alternando dialoghi in cui fa capolino la lingua dialettale a sequenze descrittive e narrative talvolta agili, talvolta solenni. Pure la lingua letteraria, insomma, concorre a descrivere questa realtà in mutamento trasformandosi a seconda di ciò che esprime, adattandosi al contesto che evoca: si fa lenta, tecnica e minuziosa quando c’è da raccontare il lavoro della terra e diventa rapida, informale, concitata durante i dialoghi tra le sorelle, affannate dai tanti intoppi e dalle estenuanti contrattazioni. E ancora s’ingarbuglia tra le pieghe della mastodontica burocrazia per poi cambiare di nuovo, fino ad assumere sfumature comicamente surreali. 

Si fa strada tra le pagine dell’opera un tema attualissimo, quello del cambiamento climatico, dello sfruttamento intensivo della terra: un tema solitamente snobbato da chi si occupa di letteratura che qui emerge attraverso la vicenda delle due sorelle e mediante il dispiegarsi di questo legame d’attrazione e repulsione con il territorio d’origine, un legame che non può mai essere reciso del tutto.

La nuova stagione è un nuovo inizio in cui tutto sembra uguale e invece non lo è per davvero. Ballestra suggerisce, tra le righe, una tendenza contemporanea, quella del ritorno alle campagne, alla provincia, a quella dimensione dell’abitare e del vivere che definiamo “a misura d’uomo”, raccontando un ulteriore cambiamento generazionale, perché se fino a qualche lustro fa l’imperativo sembrava essere quello di andare per il mondo e le mete dei giovani migranti italiani erano Londra, Berlino, Parigi, Amsterdam oggi sembra quasi che l’Europa si sia rimpicciolita. L’estero resta ambito, soprattutto per la formazione e per le opportunità di studio e ricerca, ma pare che affiori progressivamente in molti nuovi adulti la volontà di porre la propria residenza in luoghi decentrati e la provincia non sembra più essere così noiosa e immobile come appariva fino a qualche generazione fa.

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