I romanzi raccontano storie producendo emozioni. “Sulle strade di Miguel” (CartaCanta editore) di Sergio Pretto funziona invece al contrario: sono le emozioni a produrre una storia, a creare attorno alla triste vicenda di Miguel Benancio Sanchez, il “maratoneta poeta” ucciso nel 1978 da una squadra militare durante la dittatura, in Argentina, di Jorge Rafael Videla, una meraviglia immersa nella speranza. Nel 2000 il giornalista Valerio Piccioni (che firma la prefazione del libro) inaugura la Corsa di Miguel, un progetto sportivo dallo sfondo sociale che, da Roma, abbraccia diverse realtà cittadine nel mondo con lo scopo di unire ogni partecipante in un unico coro: la libertà di pensiero non può essere una condanna a morte.

Benancio Sanchez muore proprio per le sue idee, prelevato a casa sua da una “squadraccia” per aver manifestato pubblicamente delle confessioni politiche differenti da quelle estremiste al comando, nella sua Argentina, dove oggi la “Carrera de Miguel” lo ricorda ogni anno, una maratona che ad ogni passo spacca i confini e cerca di unire i puntini di un disegno più grande. Un puzzle, così potrebbe essere definita l’ultima opere di Sergio Pretto che, attraverso flashback, ritorni al futuro, spezzoni ritagliati o “lettere dal passato”, ricostruisce la storia degli annali ricavandone una novella per adulti in cui sono le briciole a tracciare un sentiero di conoscenza e consapevolezza. È una vicenda, quella del testo, liberamente ispirata alla vera vita di Miguel, ma che rende perfettamente gli orrori del controllo assoluto del male, di quel male folle che non permette a tutti di vivere in pace.

Viene raccontata l’infanzia di un bambino argentino degli anni ’70, il suo vivere tra i colori del Sudamerica, con l’unica speranza che quel pallone rotolasse per le vie della città nel verso giusto e significasse la possibilità di realizzarsi, scappare dalla povertà e un giorno, come Miguel, stare tra i grandi. Non è solo festa, però, quella narrata da Pretto: dentro il libro si ritrova anche la rabbia del popolo argentino per i soprusi subiti, la fretta dei ragazzi di diventare adulti e la povertà che necessariamente doveva essere anche specchio di una felicità forzata, di famiglie costrette a fuggire per poi tornare e trovare tutto cambiato, senza più un posto che effettivamente poteva essere chiamato casa.

Copertina del libro Sulle strade di Miguel

A Sergio Pretto abbiamo chiesto come sia possibile oggi, nel 2019, essere Miguel e avere schiena dritta, piantare i piedi e non mollare mai, costi quel che costi. “Pier Paolo Pasolini mi ha lasciato una frase particolare”, spiega Pretto, “contenuta all’interno della sua poesia Ali dagli occhi azzurri raccontando la storia dei profughi africani respinti dalle nostre coste. Mai dimenticare il nostro passato. Penso che sia essenziale ripartire dalle nostre origini, dal passato, maestro di vita, che sia obbligo ritrovare valori come la famiglia e le tradizioni, che sia giusto ricordare non solo lo sterminio ma soprattutto la resistenza. Se non vogliamo che in futuro si piangano le stesse tragedie è assolutamente necessario trovare nel passato le radici condivise del nostro domani”.

Miguel corre, è inarrestabile, neanche quella “squadraccia” ha potuto fermarlo: corre sulle gambe di chi si alza in piedi ancora oggi e dice no, di chi dei suoi stracci fa il miglior vestito da indossare per combattere, sta diritto davanti al traguardo negli occhi di chi sogna un mondo migliore e un modo migliore di viverlo. Magari con il vento in faccia, mentre si rincorre un pallone che si sa già che porta alla felicità.