James Sveck, protagonista diciottenne del romanzo di Peter Cameron, è stato ripetutamente paragonato dalla critica al celeberrimo Holden Caulfield: ad accomunarlo a uno dei più famosi giovani della letteratura del Novecento concorrono alcuni tratti caratteriali determinanti, come la tagliente fragilità, la spiccata propensione alla solitudine e una feroce sensibilità sui generis. Il romanzo, annoverato nel genere young-adult, rivela gli intimi turbamenti legati all’età più complessa e decisiva della vita, l’adolescenza.

«A un certo punto mi ricordo di essermi chiesto se non fossi geneticamente modificato, se non avessi una minuscola alterazione del DNA che mi separava appena appena ma in modo fondamentale dalla mie specie.
Sembrava che tutti fossero in grado di unire le proprie parti in modi piacevoli e fecondi,ma nella mia anatomia e nella mia psiche c’era qualcosa di impercettibilmente diverso che mi divideva in modo irrevocabile dagli altri. Era una sensazione dolorosa che mi rendeva molto infelice. Mi ha fatto piangere e desiderare di non essere vivo.»

Circondato in maniera soffocante da un mondo la cui logica viene dipinta come oscura, inafferrabile, e talora seccante, James restituisce al Lettore ogni scandaglio più recondito del suo animo, grazie a una forma diaristica costruita con una scansione temporale decisamente originale. La prosa scorrevole di Cameron, estremamente suggestiva nella sua semplice pacatezza, lontana da ogni ostentazione letteraria, trascina il Lettore nel (post)moderno nostos di James, eroe taciturno sospeso tra adolescenza ed età adulta, alla ricerca della sua identità in un universo che sembra aver dimenticato sé stesso: qui, tutti inseguono spasmodicamente quanto di più trascurabile ed effimero possa esistere.

Immagini tratte dalla trasposizione cinematografica diretta dal regista Roberto Faenza (2011)

Il padre, un Don Giovanni appassionato di chirurgia plastica, e la madre, una gallerista con tre matrimoni falliti alle spalle, sono figure caricaturali ed emblematiche, che James stenta a guardare con occhi amorevoli o quantomeno senza un latente disprezzo: privato di ogni punto di riferimento, egli si rifugia nel vacillante sogno di comprare una casa nel Midwest, dove poter vivere lontano dalla sua stramba famiglia. A differenza dei suoi coetanei, con i quali detesta entrare in contatto, il protagonista ha già la capacità di osservare il mondo con occhi adulti: in particolare di fronte a Mrs. Adler, la terapista da cui si reca per decisione dei suoi genitori, James lascia emergere i tratti salienti del suo carattere arrogante e schivo per mezzo di dialoghi intensi ed emozionanti.

Tuttavia, nel mondo di James non c’è solo sconforto e dissidio interiore; sono tre le figure salvifiche che addolciscono piacevolmente la difficoltosa crescita del protagonista: John, responsabile della galleria d’arte dove James lavora con sua madre, il piccolo cane Mirò, compagno fedele che sembra comprendere il giovane meglio di qualsiasi essere umano, e la nonna Nanette, una saggia ed elegante signora che forse rappresenta l’unico concreto nucleo familiare del ragazzo.

La sfida di James è rincorrere il filo di luce in un mondo di ombre: per farlo, però, prima deve confrontarsi con sé stesso e prendere coscienza della sua natura, passando attraverso il dolore che lo attanaglia, legato al senso di inadeguatezza tipico di chi è in cerca del suo posto nel mondo. Una lettura scorrevole e appassionante, colma di momenti coinvolgenti: in fondo tutti noi ci rispecchiamo in James, e viviamo con lui l’intrepida e profonda ricerca del senso vero della vita.

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