Quella tipica sensazione di eccitazione mista a pura insofferenza. Gli studenti stanno tornando tra i banchi di scuola e tutti sanno di cosa sto parlando, frequentatori ed ex: più o meno entusiasti che fossimo, non potevamo ignorare una certa curiosità per l’anno scolastico che stava per cominciare, vuoi per rivedere il ragazzo della 4° A che si dice sia cresciuto quasi 10 cm, per l’insegnante di Matematica che è cambiato o per la palestra nuova di pacca.

Non ho voglia ma sono curiosa/o.

È quello che prova anche August “Auggie” Pullman, il giovane protagonista di Wonder, debutto letterario della scrittrice americana R.J. Palacio, pubblicato nel 2012 e diventato ben presto un bestseller internazionale.

R.J Palacio, © Wikipedia

Auggie, che è stato educato in casa, si ritrova catapultato nei corridoi delle temibili scuole medie e per lui tutto è nuovo: il contatto quotidiano con tante altre persone, compagni e insegnanti, lo studio approfondito di materie, anche nuove, la struttura stessa, enorme.

Pressione e fermento si mescolano con ancor più vigore perché il ragazzino, oltre alle classiche paure e incertezze di tutti gli altri, è affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una malformazione facciale che lo ha costretto a subire numerosi e pesanti interventi chirurgici che lo hanno provato al punto da essere sempre trattenuto in casa.

Fino a quel momento. Fino a che sua mamma, Isabel, riconoscendo i limiti del piccolo stagno della vita domestica dove acqua nuova non fluisce, lo sprona a buttarsi nell’oceano tumultuoso dei pre-adolescenti. Come sarà l’impatto? Le correnti nuove lo trascineranno via? Riuscirà a nuotare tra le onde dei piccoli squali non più bambini ma non ancora ragazzi?

Da qui comincia questo romanzo, delicato e divertente, che ha avuto un enorme successo in tutto il mondo e da cui è stato tratto l’omonimo adattamento cinematografico.

Giunti Editore, euro 14.

Wonder è un piccolo “manuale” di vita, oltre che di scuola: può essere ed è percepito in modi diversi, rispetto a come lo approcciamo e a chi siamo.

A primo impatto lo definiremmo un libro per bambini e ragazzi, paragonabile ad un Oliver Twist nella società vittoriana (con i dovuti riguardi, naturalmente): un romanzo di formazione in cui il giovane protagonista si trova ad affrontare diverse situazioni difficili che, con l’aiuto degli amici e di qualche adulto, riesce a superare uscendone cresciuto e maturato.

La scuola è maestra di vita ed è il fulcro di tutta la storia: come se fosse una dei protagonisti, con cui Auggie instaura una relazione. All’inizio c’è incomprensione, diffidenza, quasi sospetto. È solo con il tempo e la conoscenza (quest’ultima pervade tutto il romanzo, pur non essendo mai nominata) che diventerà un’alleata, un’amica.

R.J. Palacio (pseudonimo di Raquel Jaramillo) insiste sull’importanza della scuola e tutto quel che racchiude – conoscenza, istruzione, educazione, amicizia, bullismo, crescita – snodando il suo libro in modo da affrontare e comprendere tutti questi temi, così centrali nelle vite quotidiane di ognuno di noi.

E lo fa nella maniera più semplice possibile: dando voce ad August e agli amici che gli sono intorno, suddividendo il romanzo in otto parti, scritte in prima persona. Ci concede di entrare e immedesimarci in ognuno di loro e mette in luce anche gli aspetti più bui delle loro vite, andando a toccare quelle sensazioni a cui non sapevamo dare un nome. Non si può non empatizzare e comprendere Olivia, ad esempio, la sorella di Auggie, quando ammette che preferirebbe non avere i genitori alla recita scolastica nella nuova scuola perché porterebbero anche il ragazzino a vederla e tutti la additerebbero come “la sorella di”, mentre lei vorrebbe essere, per una volta almeno, “solo” Olivia; oppure con August stesso, anche quando viene chiamato mostro, perché tutti ci siamo sentiti tali, almeno una volta nella vita, specie nella delicata fase adolescenziale. Così se in un primo momento proviamo tenerezza e pena (sì, diciamolo pure, è questa la reazione) per August, man mano che si va avanti, il ragazzino ce la rende come una cosa normale o perlomeno non di primaria importanza, tanto che ci si dimentica quanto abbia influenzato la sua vita. È lì, c’è e gestisce la situazione con serenità, anche se fa male. È grazie al suo atteggiamento che anche per gli altri il suo aspetto fisico poi diverrà una nuova forma di normalità.

Torna il tema della conoscenza. Conoscere e riconoscere e poi rappresentare, in modo che diventi una cosa conosciuta e riconosciuta da tutti, bambini compresi tra 0 a 99 anni.

L’autrice ha attinto alla vita di tutti i giorni per realizzare questo piccolo capolavoro: il suo incontro casual con una bambina affetta dalla sindrome  l’ha scossa in profondità e ha ammesso di essersi vergognata per la sua iniziale reazione piuttosto turbata. Ha lavorato, dunque, per trasformarla in qualcosa di positivo, che potesse trasmettere qualcosa: semplici riflessioni, valori come la gentilezza (uno dei precetti del signor Browne, insegnante di Auggie), il coraggio e l’amicizia.

Wonder è un libro semplice ma al tempo stesso di grande d’impatto che ha avuto una risonanza a livello tale da essere stato adottato anche in molte scuole:l’editore italiano, infatti, ha messo a disposizione di circa ottomila insegnanti una versione digitale e ha convinto l’autrice a scrivere la storia anche dal punto di vista di tre personaggi ovvero Julian, Christopher e Charlotte pubblicandone i libri: in Italia il primo, A Wonder Story – Il libro di Julian, è stato pubblicato a maggio 2015, il secondo, A Wonder Story – Il libro di Christopher, nel gennaio 2016, mentre il terzo, A Wonder Story – Il libro di Charlotte, nell’ottobre 2016.

Da leggere tutti.

 

Immagini di copertina: © Giunti Editore e Wikipedia 

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