La verità è la ballerina più graziosa al ballo della vita. Nessuno la conosce ma tutti la corteggiano, tutti la vogliono: eppure. Si rivela spesso una donna sfuggente: nessuna garanzia e nessuna pietà. Allora allo scoccare della mezzanotte se ne scappa via, incurante delle scarpette perdute, capriccio del tempo che passa inesorabile e inesorabilmente viene rincorso anche a piedi scalzi, a fatica, arrancante. La memoria di Ilaria Alpi ha assistito a quella danza insieme affascinante e patetica per ventiquattro lunghissimi anni, corrisposta dal sincero aiuto di una donna immancabilmente vicina, mamma Luciana, che ha sedotto la verità con eleganza e determinazione, con l’estro e la pazienza di chi il tempo non lo combatte, semplicemente lo aspetta, lo asseconda.

Luciana Alpi presenta «Esecuzione con depistaggi di Stato, un libro scritto per tenere in vita la memoria di quanto è successo».
lettera43.it

Ma lo scorso 12 giugno l’orologio ha suonato l’ora decisiva e la sala s’è svuotata dei due grandi protagonisti. Sul finire del giorno, Luciana è uscita dal palazzo scortando la lunga coda dell’abito che la sua dama si trascinava dietro: dove siano andate a finire, questo non si sa. Ciò che ci è concesso sapere, fuor di metafora, è che quel giorno di pochi giorni fa una madre moriva la seconda volta della sua vita: moriva finalmente un corpo acciaccato da tante patologie, dopo che a distanza di chilometri le fosse stata uccisa l’anima, massacrata a colpi di Kalašhnikov come il corpo straziato di una figlia. O forse no. Forse no perché al momento del riconoscimento quel docile corpo biondo era integro, con la sola fronte fasciata: a uccidere Luciana e Ilaria è stato un colpo solo, alla nuca. Un’esecuzione, ma da parte di chi? Soprattutto, ordita da chi?

Ilaria Alpi durante un suo servizio per la Rai.
medium.com

La verità è fuggita, con Luciana dietro. Ottantacinque anni di amore e coraggio, una vita spesa ad indagare quei perché così banali, per molti, così irrilevanti, per molti altri. Ilaria è morta ammazzata, questo è quanto. Ma così è facile, così è ipocritamente superficiale. Luciana ha battuto i pugni per questo: per onorare il ricordo della figlia, certo, ma anche per il diritto di sapere, un diritto umanamente innegabile a chiunque. E tanta più curiosità e dubbio venivano alimentati nel gracile corpicino di quella combattente, se si considera il tortuosissimo percorso delle indagini giudiziarie: testimonianze contrastanti, rinvii a giudizio, lacune investigative. Bugie, a fronte di un’unica certezza: Ilaria è morta ammazzata, nel 1994, l’omertà continua ad ucciderla, oggi.

Luciana Alpi ai funerali di Stato della figlia.
corriere.it

E allora forse è vero che «la verità su Ilaria non la vogliono», come Luciana ha sconsolatamente commentato fino alle sue ultima parole. Ma non la vogliono chi? «Lo dicono anche i giudici, i tribunali in cui sono stati fatti tre processi – primo, secondo e terzo grado – che Ilaria e Miran Hrovatin (inviato con Ilaria in Somalia, ndr) sono stati assassinati per il loro lavoro, per l’inchiesta che stavano facendo sul traffico di armi e di rifiuti tossici […] Ilaria è stata uccisa perché doveva morire». Le stesse parole fino alle ultime parole. E per ogni parola un colpo, uno sparo alle coscienze di chi sa ma non vuole spiegare: ma come si dice di quel buon intenditore lì.

«[…] hanno trovato in un suo cassetto a Saxa Rubra un block notes dove c’è scritto: “Dov’è finita questa immensa mole di denaro, millequattrocento miliardi, che l’Italia ha dato alla Somalia per la cooperazione?»
rainews.it

L’ennesimo passaggio a vuoto, forse quello decisivo: perché lei l’aveva detto che non vedevano l’ora si togliesse di mezzo per far cadere tutta questa storia nel dimenticatoio. Lei, l’ultima penna a cui era rimasto l’inchiostro per continuare a scriverla, questa storia, verso un finale che chissà. Ora la penna Luciana l’ha posata: ha chiuso il libro e s’è calata nel personaggio che insegue la dama col vestito lungo e che scappa senza la scarpetta, allo scoccare del tempo e anzi ormai fuori dal tempo.

E nel mare dell’incertezza galleggia una piccola barchetta di carta, che si bagna e s’ammolla ma resiste e vince le onde: è la forza dell’affetto sincero, che supera anche la tempesta più nera. È questo ad invitare ingenui ignoranti come noi a credere che sicuramente mamma Luciana afferrerà quella ballerina da tutti corteggiata ma a tutti sconosciuta. Chissà, magari avrà il volto di Ilaria, così da potersi fare finalmente accarezzare, come mai è stato possibile. Perché ogni storia insegna che l’amore vince su tutto: sulle bugie, sull’ipocrisia.

Persino sul tempo.

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