Se fossero i protagonisti di un film o di una serie tv, diremmo che bucano lo schermo, se fossero i modelli di uno shooting fotografico diremmo che spaccano l’obiettivo: se fossero alla ricerca di gloria e riconoscimento del loro talento, diremmo che hanno sfondato.

Perché, dal primo all’ultimo dei novanta minuti di questo lavoro che è peraltro un’anteprima dello spettacolo sensu stricto– che debutterà nella sua versione definitiva nell’ambito del Roma Europa Festival il prossimo ottobre-, i cinque giovani performer scelti da Dante Antonelli per il suo “Atto di adorazione” davvero irrompono sulla scena vuota riempiendola di energia adrenalinica allo stato puro

I quattro giovanissimi attori- Claudio Larena, Giovanni Onorato, Arianna Pozzoli e Pietro Turano– e il polistrumentista Mario Russo catturano completamente l’attenzione dello spettatore, trasportandolo senza alcuna pietà nel bel mezzo della rabbia, del livore, dell’intensa pulsione sessuale e della determinazione all’esserci senza se e senza ma tipicamente giovanili.

Una preghiera che si trasforma in minaccia, una verità talmente urgente che non può non essere urlata: ispirato dalle opere dello scrittore giapponese Yukio Mishima, autore complesso e controverso, non a caso lodato dai CCCP-Fedeli alla Linea assieme a Majakovskij nel brano Morire, Antonelli intreccia con sapienza le biografie dei quattro amici che si ritrovano in un parco e dichiarano guerra al mondo, costruendo una complessa struttura drammaturgica che è una bomba a orologeria.

E infatti scoppia, ripetutamente.

Come germogli che spaccano il seme che li ha incubati e si fanno spazio a forza nella terra per poter emergere in superficie, gli attori di Antonelli emergono attraverso coreografie marziali, danze ritual-psichedeliche, monologhi e brevi dialoghi. Parola, movimento, suono e presenza scenica risultano parimenti carichi di quell’energia dirompente che è la quintessenza fisiologica dell’età giovanile.

Il fervore che si propaga è sacro: questo primo Atto di adorazione– il drammaturgo e regista romano ne ha in mente altri tre, quanti sono i racconti della raccolta “Il mare della fertilità” dello scrittore nipponico- è geometricamente speculare all’intensità della preghiera autentica e restituisce a chi guarda la vitalità estrema dell’adolescenza. 

Niente compromessi, nessuna forma di ipocrisia, neppure un attimo di esitazione davanti al desiderio e all’attrazione che avvolge il corpo e la mente: i ninja di Antonelli vanno oltre il bene e il male, rivendicando il diritto dei giovani di essere e di esserci.   

Immagini di copertina, secondaria e in galleria di Elisa Vettori. Courtesy of Ufficio Stampa-Pergine Festival.
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