A partire dal capolavoro di Italo Calvino nasce il format di questa straordinaria performance ideata e realizzata da Berlin, Nevada (UK) che è approdata al Pergine Festival nello scorso fine settimana. 

Still Night rende protagoniste della scena le diverse città del globo in cui approda: da Tel Aviv ad Atene, da Bristol a Yokohama, è giunta, infine, in Trentino risultando tra i progetti vincitori del bando OPENCreazione [urbana] contemporanea 2019. Uno spettacolo immersivo, per sua natura mutante a seconda del luogo di allestimento, divertentissimo e straordinariamente poetico, in cui il pubblico assume un ruolo ben preciso all’interno del sofisticato meccanismo di narrazione.

La performance è strutturata in tre momenti: il primo, a tratti esilarante, in cui gli spettatori vengono accolti nella Sala comunale della cittadina valsuganotta e invitati a interagire sin da subito con la performer Silvia Mercuriali che spiega l’utilizzo delle cuffie e introduce questa sorta di viaggio multimediale alla scoperta della città. Mercuriali utilizza una lingua tutta sua, un grammelot sorprendente in cui inglese, francese, tedesco si mescolano a fonetiche orientaleggianti e a espressioni tipiche del dialetto locale: il risultato è eccezionale perché, pur non capendo letteralmente quasi nulla di quello che dice, la forza della presenza scenica e della straordinaria mimica dell’attrice milanese fanno sì che, misticamente, si capisca tutto. Inoltre, grazie alle immagini e ai suoni sapientemente orchestrati da Gemma Brockis, che gestisce in simultanea una quantità impressionante di dispositivi, la narrazione della città e dei suoi abitanti scorre liscia come l’olio e progressivamente ci si affida con curiosità alle istruzioni ricevute, via via sempre più coinvolgenti.

La seconda parte del lavoro performativo ha un carattere decisamente poetico: il nucleo centrale è costituito da momenti di vita quotidiana degli abitanti di Pergine e alcuni degli spazi urbani che si intersecano ora con le biografie dei cittadini, ora con le esplorazioni filmate e montate dal duo. Luoghi simbolo, ma anche angoli insoliti, vengono portati in primo piano e raccontati attraverso uno sguardo a tratti realistico, a tratti fantastico finché la sala stessa non scompare del tutto dissolvendosi in uno spazio altro, onirico ed evanescente, in cui tutti i sensi vengono stimolati: appare una meravigliosa testa di cavallo su corpo di donna, si diffondono i profumi di oli essenziali, i suoni si fanno ovattati e lentamente si sconfina in un mondo sospeso, un magico altrove che regala una gioia e una sensazione di benessere del tutto inaspettate. 

Difficile stabilire se Still Night sia uno spettacolo, una performance o un evento interattivo: questo lavoro va ben oltre le etichette e i generi, configurandosi di fatto come un’esperienza che coinvolge lo spettatore a 360 gradi, proiettandolo in una dimensione che parte da riferimenti ben noti in principio -gli spazi della propria città, i suoni della lingua dialettale, probabilmente anche i volti di alcune delle persone fotografate o riprese per la realizzazione del materiale digitale – ma che dolcemente si sposta verso scenari archetipici e fluttuanti di grande impatto emotivo.    

Berlin, Nevada crea una bolla spazio-temporale che lì per lì genera un caleidoscopico e folgorante effetto di straniamento dalla realtà: ma, a ben vedere e col senno di poi, ridefinisce e potenzia il senso di appartenenza ad un dato territorio, innescando un meccanismo di riflessione profonda sull’abitare e sull’essere parte di una comunità, e recuperando, dunque, a pieno titolo il proposito originario dello stesso Calvino e della sua opera.

Infatti, come scrive lo scrittore nella presentazione de “Le città invisibili”, l’avvento delle metropoli e la conseguente velocità del vivere contemporaneo sollevano una serie di questioni importanti che afferiscono tanto a temi di ordine architettonico-urbanistico quanto a problematiche di matrice sociale, culturale e psicologica:

Che cosa è oggi la città, per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci  a un momento di crisi della vita urbana, e “Le città invisibili” sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili. (…) Quello che sta a cuore al mio Marco Polo è scoprire le ragioni che hanno portato gli uomini a vivere nelle città, ragioni che potranno valere al di là di tutte le crisi. Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi.

Partecipare a Still Night corrisponde proprio a questo: prendersi un tempo per scoprire, come Marco Polo, quali sono le ragioni che ci portano a vivere lì dove siamo, con quali modalità siamo abitanti di quel preciso luogo e, soprattutto, in quale misura vogliamo con-vivere assieme agli altri.

Immagini di copertina, secondaria e in galleria di Elisa Vettori. Courtesy of Ufficio Stampa-Pergine Festival
© riproduzione riservata