Un solo attore, molti personaggi: “Fatevi sentire, vi chiamo io!” di e con Adolfo Margiotta, per la regia di Paola Ferrando, è un one man show andato in scena all’Altrove Teatro Studio dal 7 al 10 marzo.

Un ricco uomo d’affari percorre la banchina della metropolitana in lungo e in largo.  Aspetta con ansia il prossimo treno per poter arrivare in tempo al posto di lavoro e firmare un contratto vantaggioso con una società giapponese. Come nei film di Natale, in cui un evento straordinario irrompe nella routine e favorisce un cambiamento profondo nelle vite dei protagonisti, il tempo cronologico subisce una battuta d’arresto. Si fermano gli orologi. Da luogo di andirivieni, la stazione diventa lo scenario per una fondamentale sosta nel tran tran della vita quotidiana, quindi spazio deputato all’incontro tra cittadini, tutti utenti di un servizio sospeso. La comicità surreale e un po’ triviale fa da collante alla galleria dei personaggi, tra cui un alter ego, che interagiscono con l’uomo che sembra interdetto, utilizzando inflessioni dialettali, modi schietti e anche turpiloquio. 

Adolfo Margiotta

La pièce consiste nello svelamento di un disagio e nel suggerimento di realizzare i propri sogni giovanili. Sulla scena, vicino alla postazione con microfono, un cartello parla chiaro: “Svignarsela, bisogna svignarsela”. Sfatare un destino personale di infelicità fatto di incombenze e impegni familiari; compiacersi di essere un top manager, ma detestarsi allo specchio; presentarsi al mondo come professionista, ma desiderare di non esserlo più; scegliere come solo vero interlocutore un orso di peluche e abbandonarsi a riflessioni esistenziali; rinunciare ai raggiungimenti conseguiti per scegliere attività che coincidono con l’espressione artistica: seguirà la decisione di assecondare le autentiche attitudini della scrittura e delle canzoni suonate alla chitarra. “Fatevi sentire, vi chiamo io!” è l’occasione per un’indagine psicologica in vista di radicali trasformazioni e un’eccezionale prova d’attore.

Adolfo Margiotta, noto soprattutto negli anni Novanta per il duo televisivo Chiquito y Paquito in coppia con Massimo Olcese, data anche la sua partecipazione a film per il cinema, sul palco si dimostra versatile, interprete di un umorismo sottile e malinconico.

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