di Cristina Cassese

Forastica è la versione femminile di un aggettivo poco in uso nell’italiano comune ma piuttosto presente nei dialetti dell’Italia dell’Est. Significa “selvatica”, “selvaggia”, “non addomesticata” e viene dal termine latino foras che vuol dire “fuori”. Forastica è una caratteristica, un’entità che sta là fuori, oltre il civilizzato e l’urbanizzato, che appartiene al mondo della natura. A seconda del contesto, può anche indicare un carattere poco socievole, solitario, quasi scontroso. Un “carattere da orso”, insomma, espressione usata sovente nei territori di montagna per definire coloro che tendono a starsene un po’ in disparte, a parlare poco, a vivere in una dimensione in cui prevale l’azione più che la parola. 

Forastica è il titolo della performance itinerante ideata e diretta da Martina Badiluzzi, in collaborazione con Giorgia Buttarazzi, per il Pergine Festival. Già vincitrice della Biennale College Teatro – Registi Under 30. Badiluzzi si è ispirata ad un romanzo molto particolare di Marian Engel, una delle voci più significative della letteratura canadese del secondo Novecento. “Orso” racconta la storia di Lou, una bibliotecaria a cui viene chiesto di catalogare un patrimonio librario presso un istituto nei territori del nord: lontano dalla città, in quest’ambiente immerso nella natura, la protagonista recupera una dimensione di sé dimenticata, repressa. E sviluppa un curioso e bizzarro rapporto con un orso, metafora della natura istintiva e ancestrale, ma forse anche del desiderio sessuale e dell’orgasmo femminili.     

Badiluzzi riscrive drammaturgicamente la storia di Lou mettendola in scena proprio nel bosco. Forastica, infatti, è una performance itinerante, una camminata guidata nel primissimo spazio naturale al limitare della città di Pergine, in Valsugana. Evento della sezione Walkabouts, interamente dedicata a passeggiate e trekking nella natura, Forastica è un’esperienza che sembra quasi un film in 4D.

Dopo aver ricevuto un’audio-guida nel cortile di Palazzo Hippoliti, il piccolo gruppo di spettatori-camminatori viene accompagnato al punto di partenza della performance, su un sentiero di mezza montagna che si addentra nel magnifico bosco sovrastante la città. Appare una giovane donna e la sua voce, delicatissima ma al tempo stesso vibrante di energia, quasi elettrizzata, risuona attraverso gli auricolari: comincia il suo racconto e in contemporanea l’esplorazione di quello spazio altro, che sta di fuori, non antropizzato. Il corpo e la voce che guidano sono quelli di Federica Rosellini che conduce il pubblico magistralmente: non c’è alcuna artificiosità nella sua interpretazione, nessun passaggio lezioso o eccessivo. Al contrario, la presenza attoriale di Rosellini è talmente credibile, autenticamente sicura che ci si dimentica quasi di essere nel bel mezzo di un evento teatrale.

Federica Rosellini è l’interprete di “Forastica”, performance itinerante di Martina Badiluzzi in programma al Pergine Festival. Ph. Elisa Vettori.

“L’eterno silenzio di questi infiniti spazi mi spaventa”, afferma ad un certo punto la protagonista. E ancora: “mi sembra di vagare attraverso un infinito nulla”. Le connessioni tra la protagonista del racconto e l’ambiente in cui ci si ritrova immersi diventano, passo dopo passo sempre più evidenti: ciò che è stato piegato, domato, ridotto e costretto a ridimensionarsi, a ridefinire la propria stessa natura, trova adesso spazio. Più ci si addentra nella selva e più emerge, in una forma selvaggia, incontrollabile, pericolosa. 

Forastica è un’escursione, letteralmente: un andare fuori che tuttavia conduce dentro. Diventa perciò, a sua volta, come il romanzo da cui trae ispirazione, una metafora, un’entità che porta con sé inevitabili riflessioni e considerazioni intimissime.

Il percorso si conclude lì dove è partito il racconto, nel punto in cui la performer è comparsa in attesa dei suoi compagni di camminata. Mostra la strada per tornare in città, per tornare al sé civilizzato, composto, addestrato, conforme. E nel ripercorrere a ritroso il sentiero che congiunge lo spazio della natura al centro urbano, affiorano leggeri ma potenti i pensieri che non osiamo proferire, che preferiamo davvero solo pensare piuttosto che pronunciare ad alta voce. Pensieri che riguardano noi stessi, le persone che fanno parte della nostra vita, le nostre scelte passate, le determinazioni future, le direzioni fisiche e mentali che si dipanano, infinite, di fronte a noi.

Forastica diventa allora un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio: un ritorno alla dimensione che tutti abbiamo sperimentato durante l’infanzia. Una dimensione che qualcuno definisce incosciente ma che forse è semplicemente dotata di una consapevolezza leggera, audace, sottile: una consapevolezza che deriva dalla capacità spontanea, naturale appunto, di vivere pienamente nel momento presente, senza fluttuazioni in avanti o indietro, senza oscillare tra ciò che è stato e ciò che ancora non è. Una dimensione traboccante di luminosi desideri.

Un altro momento della performance itinerante “Forastica” al Pergine Festival. Ph. Elisa Vettori.

La performance itinerante è in programma il 24 luglio alle ore 18 e il 25 luglio alle ore 11 e alle ore 18. Posti limitati. È possibile acquistare i biglietti solo online attraverso il sito www.primiallaprima.it.

In copertina: Martina Badiluzzi, Federica Rosellini e Giorgia Buttarazzi. Ph. Giulia Lenzi. Courtesy of Ufficio Stampa- Pergine Festival.
© riproduzione riservata