Ancora fino al 26 maggio sarà possibile assistere agli spettacoli proposti nell’ambito della rassegna d’ispirazione brechtiana I giorni della Comune, in scena al Teatro Studio Uno. La direzione artistica è affidata al collettivo composto da giovani artisti del panorama off romano: Lorenzo De Liberato, Lorenzo Garufo, Alessandro De Feo, Matteo Ziglio. Sono previsti, sabato 18 e 25 dalle ore 18:00 alle 19:30, incontri con professionisti di grande esperienza quali: Giancarlo Sammartano, Ugo Maria Morosi e Sergio Basile. Continuano i brunch domenicali, a partire dalle ore 12:00 fino alle 14:00, con performance e momenti musicali.

Dal 10 al 12 maggio è stata la volta di BaalHausper la regia di Valerio Peroni e Alice Occhiali. Lo spettacolo prende le mosse dal componimento giovanile di Brecht, Baal.

Agli spettatori, accolti come avventori di un bistrot, è stato offerto del vino rosso, con l’invito a svuotare i calici e riempire i posacenere. Un coro e un uomo per raccontare la pluralità delle donne e la singolarità dell’artista: centrale è Baal, poeta sublime e carnale, profuso nelle relazioni erotiche che accompagnano la sua produzione lirica. Come un fauno, vive i suoi istinti primordiali. Come un anarchico nichilista, uccide e soccombe. Opera d’esordio, metafora di protesta civile contro il nazionalismo militarista di età guglielmina, omaggio ai poeti maledetti Rimbaud e Verlaine, in Baal si celebra il ribaltamento dell’eroe romantico, divenuto esteta decadente, dissoluto e tragico precursore di quello che sarà l’outsider del Nuovo Cinema Tedesco (vedi Schlöndorff e Fassbinder). La versione che ne dà la coppia Peroni&Occhiali esalta la gioventù dionisiaca del personaggio che, candido, immorale e seduttivo, finirà con l’essere  vittima di se stesso.

Intervista a Valerio Peroni

BaalHaus nasce da un laboratorio ispirato alle pratiche del Terzo Teatro…

Tra i nostri punti di riferimento ci sono Grotowski e l’Odin Teatret di Eugenio Barba. Lo spettacolo è il frutto di due mesi di incontri sulla drammaturgia attoriale. Abbiamo lavorato sul passaggio dalla fase pre-espressiva (il training puro che coinvolge i tre strumenti dell’attore: il corpo, la voce e l’immaginazione) alla fase espressiva; sul processo creativo, quindi sulla costruzione del personaggio. Ogni attore ha introdotto dei materiali: il costume di scena, degli oggetti, una storia. Avevamo come riferimento l’ultimo libretto che Brecht ha scritto con Kurt Weill, I sette peccati capitali dei piccoli borghesi. Non siamo partiti da personaggi prestabiliti, ma da spunti: i ragazzi hanno lavorato su atteggiamenti fisici e vocali corrispondenti ai vizi capitali, elaborando dei gesti psicologici, come li chiamiamo. È stato un lavoro di ricerca, a cui è subentrata la fase di definizione dei ruoli. Dalla lettura approfondita di Baal, è scaturita la scrittura di BaalHausDella stesura del testo si è occupato Valerio Leoni, il drammaturgo che è stato sempre in sala con i ragazzi durante le prove. Per quanto riguarda strettamente la regia, abbiamo elaborato la sequenza delle azioni (o partiture fisiche) partendo da alcune immagini. Monologhi, dialoghi e scene a tre vengono dalla struttura del testo di Brecht.

Oltre alla componente dialogica, c’è un’importante parte corale. Manca una vera e propria linea narrativa all’interno dello spettacolo, che è impostato secondo una suggestione poetica, strutturato in base alla compresenza di due livelli: realistico ed evocativo. Abbiamo montato i materiali che avevamo in cantiere, alfabeti fisici creati con il tempo. Si tratta di un processo molto complesso. Nel testo di Baal si passa da un luogo a un altro, da un’atmosfera a un’altra, molto repentinamente: ci sono scene all’interno di un abbaino, poi ci si sposta in un bosco, in una bettola, nella casa di un taglialegna. Anche il tempo scorre in fretta. Per noi la questione era come rimanere fedeli al testo, concentrando l’azione scenica in un luogo fisso, nel contesto di un locale. All’interno del nostro bistrot, si susseguono i salti temporali, si alternano i momenti evocativi ai dialoghi veri e propri. La narrazione, che non racconta direttamente le vicende del personaggio di Baal, è costellata di parentesi liriche. Abbiamo fatto una summa poetica dei testi di Brecht. I brani letti da ciascun attore sul palchetto provengono da diverse fonticome per esempio Il libro di devozioni domestiche o La prosdell’esilio.  

 

Vi siete ispirati alla prima opera giovanile di Brecht, perché Baal?

Nella mia vita non avevo mai avuto il coraggio di affrontare Brecht. La possibilità di un approccio originale, di una drammaturgia non canonica, secondo le istanze del collettivo de La Comune, mi ha fatto pensare che questa della rassegna poteva essere l’occasione giusta. Abbiamo fatto delle ricerche d’archivio a Berlino: alle prese con faldoni di scritti in tedesco, ci siamo cimentati in un grande lavoro di trascrizione, per poi disporci alla traduzione degli appunti, una volta tornati a casa. Siamo incappati in Baal, testo controverso perché ripudiato per un lungo periodo da Brecht stesso. Ci è stato subito chiaro che era azzeccato per noi! I sette peccati capitali dei piccoli borghesi, opera anch’essa emersa dallo studio dei documenti effettuato in Germania, ha aperto un’ulteriore strada alla sperimentazione. Aver scoperto che Pina Bausch nel 1976 ha messo in scena Die sieben Todsünden è stato per noi un segno. Avevamo già esplorato il rapporto tra corpo e musica, ma in BaalHausnella scena delle due sorelle, ci siamo spinti fino al Teatro-Danza: sorta di cameo dedicato alla grande coreografa.

Antichità e modernità: in BaalHaus si passa dal sacro al profano…

Ci sono molti riferimenti alla Bibbia di Lutero. Per esempio, la prima scena della mela tra Baal e la moglie Emilia allude fortemente al peccato originale di Adamo ed Eva. L’ultima scena, in cui Ekart viene ucciso e portato da Baal sulla schiena, è un rimando alla croce di Cristo al Calvario. Ci sono anche temi scabrosi come la sessualità, l’omosessualità, il suicidio, l’omicidio…

La colonna sonora contiene tracce audio di vario tipo…

Della colonna sonora si è occupata Alice Occhiali (ci siamo suddivisi le mansioni): Bach, oltre a canzoni francesi.

10 – 12 MAGGIO

BAALHAUS

DI VALERIO PERONI E ALICE OCCHIALI

DRAMMATURGIA DI VALERIO LEONI

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara)

Ingresso Spettacoli 12 euro. Tessera associativa gratuita

Incontri con i Maestri – Ingresso Gratuito – Sabato dalle 18:00 alle 19:30

Brunch letterari Ingresso 10 euro con consumazione Domenica dalle 12:00 alle 14:00

 

PRENOTAZIONIhttp://j.mp/prenotaTS1

Per info: 3494356219 – 3298027943

www.teatrostudiouno.com 

info.teatrostudiouno@gmail.com