Sei ragazzi “difficili”, borderline, ognuno con la propria storia, con la propria dose d’esistenza da portarsi addosso. Si ritrovano nella stessa classe, tutti i pomeriggi per un corso di recupero all’interno di un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro.

Siamo in una generica città d’Europa. Si sente, palpabile, la miseria, il decadimento, quell’atmosfera fredda che investe un mondo in crisi. A pochi passi dalla scuola, c’è lo “Zoo”, il più grande campo profughi d’Europa.

“La classe”, in scena al Teatro Sala Umberto dal 13 al 25 novembre, è la prova di come sia possibile parlare del disagio contemporaneo con sincerità, autenticità e ironia. Lo spettacolo è l’incontro-scontro di questi sei ragazzi con Albert, il professore che viene incaricato di tenere il corso di recupero. Poi c’è il preside, un uomo arreso, sconfitto, che non ha più voglia né riesce a credere che qualcosa di buono possa ancora essere fatto.

La situazione è tesa, inquieta: anche Albert ha la sua dose d’esistenza da trascinarsi dietro. Ma il professore intravede qualcosa in questi ragazzi, intravede uno spiraglio di umanità e cerca di infilarsi lì dentro. Dalle ferite più grandi, emergono i cuori più sinceri e genuini. La corazza che incatena quei ragazzi alle loro droghe, alle loro violenze, ai propri piccoli grandi crimini, giorno dopo giorno, si sgretola.

Albert trova la via: un concorso, un bando europeo per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. E l’Olocausto di cui decidono di parlare è un Olocausto completamente attuale, quello che si svolge a pochi passi da casa, quello che spinge i profughi a rifugiarsi nello “Zoo”.

Piano piano, i ragazzi cominciano a crederci davvero, a vedere che qualcosa di buono può essere fatto. Accecati dalla rabbia e dal dolore, non si erano accorti di quello che potevano essere in grado di fare. Sono come delle galline, che con quelle ali minuscole sul corpo tozzo, potrebbero percorrere strade lunghissime in un tempo molto breve se solo fossero spinte dalla giusta motivazione.

Qui si parla di attualità con tutte le contraddizioni che la abitano, con l’incertezza che risiede in ogni (apparente) sicurezza, in ogni luogo comune. Dove sta davvero la verità? Cosa è veramente giusto? A cosa bisogna credere? Da che parte bisogna stare?

C’è rabbia, energia, forza – e una buona dose d’ironia che lascia nello spettatore uno sconcerto che spinge a riflettere mentre sorride.

La salvezza, però, non può arrivare per tutti perché, a volte, è davvero troppo tardi per fare qualunque cosa. Qualcuno ce la fa, qualcuno apre finalmente gli occhi e comincia a guardare il mondo non più dal margine, ma dall’interno. E la vista è tutta un’altra cosa.

 

Informazioni generiche sullo spettacolo:

LA CLASSE

di Vincenzo Manna

con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia D’Amico, Giulia Paoletti

scene Alessandro Chiti | costumi Laura Fantuzzo
musiche Paolo Coletta | light designer Javier Delle Monache

regia di Giuseppe Marini

SALA UMBERTO

Via della Mercede, 50 Roma

Dal martedì al sabato ore 21:00, domenica ore 17:00, secondo mercoledì ore 17:00

Sabato ore 17:00 e ore 21:00

Prezzi da 24 a 34 euro – www.salaumberto.com

tel.06.6794753

prenotazioni@salaumberto.com