di Ilaria Mulè

Una scena minimal priva di organico orchestrale, un terzetto attoriale che ben si distribuisce in più ruoli, ritmo e talento canoro: è in scena dal 14 al 17 febbraio 2019, prodotto dal Teatro Studio Uno, “Il barbiere di Siviglia”, per la regia de “I tre barba”.

Lorenzo De Liberato, Alessio Esposito e Lorenzo Garufo, dopo “Così fan tutte” di Wolfgang Amadeus Mozart, presentano la seconda parte del progetto che consiste nel portare in scena, attraverso la prosa e il riarrangiamento delle arie, le più celebri liriche del Settecento. Lo spettacolo ispirato all’opera buffa in due atti di Gioacchino Rossini, su libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia omonima francese di Pierre Beaumarchais del 1775, è un pastiche esilarante, altissima la componente ludica.

Ecco lo schema della trama: il Conte d’Almaviva vuole conquistare il cuore della bella Rosina, pupilla di Don Bartolo. Per far questo, coinvolge l’intrigante factotum Figaro, che gli suggerisce di farle una serenata notturna. Astuzie, infingimenti, gag, equivoci e rivelazioni, finalmente l’amore ostacolato trova coronamento. Autentico trionfo in tutto il mondo, il capolavoro del 1816 rivive nella sua sostanza, in un allestimento rilevante per valenza performativa, verve e comicità. La prosa d’arte si alterna al cantato, con incursioni pop, swing e note di romanticismo anni Cinquanta.

Tre sgabelli, una veste da camera e qualche altro oggetto simbolico: l’artificio scenico si limita a semplici, efficaci trovate. Attraverso inserti cartacei scritti in stampatello, contenenti brevi indicazioni di raccordo della storia come vi fosse un narratore esterno, l’atto unico si dipana in tutta semplicità e creatività espressiva. Brio, sicura padronanza della tecnica vocale e qualche concessione al gusto postmoderno: sulle assi di legno spoglie di arredo, senza orpelli, una fitta sequela di segni teatrali rinviano a realtà altre, come lo spot pubblicitario televisivo o le gif, in quello che è un brillante gioco mimetico. Ne parliamo con Lorenzo De Liberato.

La regia è una o trina?
La regia è trina. Per formazione sono regista, però non c’è alcuna imposizione da parte mia. Facciamo delle proposte tutti insieme, tentiamo di capire quello che funziona di più, tenendo conto che non siamo tre cantanti e, soprattutto, non sono un attore. Cerchiamo di venirci incontro per valorizzare le nostre qualità. Riusciamo ad accordarci. Il progetto è nato da una mia proposta, ho più esperienza: questo è il mio trentesimo spettacolo. L’ultima parola la metto io, senza che questo comporti firmare la regia.

Oltre a Largo al factotum” e “La calunnia è un venticello”, si passa da “Kind of Magic” dei Queen a “Che bambola” di Fred Buscaglione per chiudere con “Un bacio a mezzanotte” di Gorni Kramer e Garinei & Giovannini. C’è anche un rimando multimediale, un travalicamento di confini e contesti?
Sì. “Così fan tutte” è ancora più azzardato, perché abbiamo mescolato alle arie addirittura la musica trap, tra il new melodico e il rap.

Si può parlare di testo spettacolare, oltre che di testo scritto, data la rilevanza della messinscena?
I libretti della lirica sono totalmente diversi da quelli della prosa, sono ridotti alla semplicità più estrema, perché devono sostanzialmente dar valore al cantante, alla canzone, all’aria e alla musica. Abbiamo cercato di lavorare sull’atteggiamento stereotipato dei personaggi, che possono essere emblematici di una certa classe sociale o riconoscibili per una certa caratterialità, un pò come si faceva nella Commedia dell’arte, senza approfondimento psicologico. Anziché lavorare sulle maschere, abbiamo scelto uno stile più moderno.

Alternata al cantato, che è prevalente, la prosa d’arte è scandita dalla metrica…
Sono settenari. Per agevolarci, raramente abbiamo rotto il verso…

Nota di linguaggio metateatrale, sul finale degustate del vino come autentici connoisseurs: siete dentro e fuori il personaggio, dentro e fuori l’opera…
Il nostro obiettivo primario è quello di far conoscere l’opera lirica a un pubblico che non può permettersi il costo del biglietto o non ha più lo stimolo a conoscerla, perché l’opera lirica è diventata una forma d’arte elitaria, di nicchia. Nella rappresentazione cerchiamo di stare sia all’interno della storia che all’esterno, per non crederci troppo. Abbiamo scelto una forma ludica, paideutica: un avvicinamento a questo genere. É come se dicessimo: l’opera lirica, in piccolo, è anche questo. Poi esplode in tutta la sua magnificenza al Teatro dell’Opera.

Cos’è in programma per l’anno prossimo?
Probabilmente “Rigoletto” di Verdi.

“Il barbiere di Siviglia”, ispirato all’opera buffa di Gioacchino Rossini, per la regia de “I tre barba”, Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara).

Per info: 3494356219- 3298027943

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