L’occultamento della vecchiaia, del decadimento psicofisico, delle malattie senili costituiscono il sintomo di uno dei più vistosi paradossi della contemporaneità: la popolazione europea invecchia rapidamente ma, al tempo stesso, rinnega l’anzianità prolungando in un tempo indefinito l’adolescenza e la giovinezza. Non solo: la società occidentale sembra aver costruito una serie di barricate invalicabili tra le diverse generazioni, fomentando un’antica opposizione, che per certi versi assomiglia alla lotta di classe, tra i membri senior e quelli junior, incastonandoci sempre di più nei classici luoghi comuni degli uni e degli altri.  

Lo spettacolo di Industria Indipendente, proposto nella sezione Anni Luce dell’edizione 2019 di Roma Europa Festival, arriva come un tornado che spazza via barriere e paletti tra vecchi e giovani, evidenziando quell’ovvio eppure impronunciabile essere tutti, di fatto, nella stessa e identica barca. Lullaby-Tragedia aerobica, in scena fino a domenica 20 ottobre, è una bolla distopica e irriverente che lascia sorpresi, attoniti, pensierosi come solo il teatro di alta qualità e d’originale ingegno sa fare. 

Industria Indipendente, ovvero Erika Z. Galli e Martina Ruggeri. Ph. Claudia Borgia. Courtesy of Ufficio Stampa-Roma Europa Festival.

All’ingresso del Teatro 1 della Pelanda, all’ex Mattatoio di Roma, ti viene consegnato il programma di sala: niente di strano, direte voi, è consuetudine in tutti i teatri del mondo distribuire un breve testo esplicativo dello spettacolo teatrale a cui si sta per assistere. Ma il duo Galli-Ruggeri ti spiazza ancor prima che tu possa accomodarti in poltrona perché la brochure introduttiva di Lullaby è un opuscolo dal sapore avveniristico che descrive la realtà del futuro in cui stai per essere catapultato. Lo sfogli e già sorridi: un sorriso amaro, beffardo perché se è vero che da una parte ti si prospetta un mondo queer, emancipato da stereotipi e pregiudizi sui corpi e sugli orientamenti, un mondo in cui il patriarcato è ormai un vago ricordo e le armi sono completamente sparite dalla circolazione, è altrettanto vero che l’idea di questa sorta di villaggio vacanze in cui gli anziani sono costretti a vivere inquieta e non poco.

Anno 2059, Golden Day: quattro settantenni si incontrano in una delle sale di intrattenimento della sede Lullaby della capitale. Due uomini e due donne, magistralmente interpretati da quattro attori di quelli con la maiuscola: Marco Cavicchioli, Ermanno De Biagi, Francesca Mazza ed Emanuela Villagrossi, dei veri e propri big del teatro di prosa italiano che danno corpo e voce ai protagonisti della tragedia aerobica di Industria Indipendente. Ognuno di loro presenta una mise in tonalità pastello personalizzata: outfit rosa confetto per Pol, svariate sfumature di viola per Ra, palette di gialli per Ippo e look verde acqua per Maia. Non c’è dettaglio che non rispetti questa precisa corrispondenza cromatica: dagli accessori ai calzini, dagli occhiali da sole all’accappatoio. Gli ex-giovani del mondo che verrà non sono tanto diversi, ovviamente, dai vecchi di oggi: ricordano nostalgicamente i momenti più intensi dell’adolescenza e della giovinezza -e la reminiscenza è connessa ai post sui social, diari elettronici di memorie personali e collettive-, affermano con vigore e cocciutaggine di essere ancora perfettamente in grado di -negando l’evidenza, ça va sans dire– rimbrottano, si parlano addosso, si commuovono, litigano e si sostengono a vicenda come fanno tutti i buoni e vecchi amici da che mondo è mondo. Dai fitti dialoghi emerge sempre più chiaramente la loro condizione: non hanno potuto pagare l’ingente tassa obbligatoria richiesta dal governo degli Stati Uniti d’Europa per garantirsi la possibilità di scegliere dove trascorrere l’ultima fase della vita e perciò sono stati costretti a ripiegare nel centro Lullaby, dotato di tutti i comfort, per carità, ma privo di un solo e semplice presupposto irrununciabile ora e sempre, la libertà. Lì sono e lì devono rimanere: il loro tempo è ormai andato, adesso tocca ai giovani. Benché apprezzino, almeno in parte, il modo in cui la società si è evoluta e accettino più o meno di buon grado l’inevitabile sorte umana consistente nel passaggio di testimone da una generazione all’altra, i quattro antieroi dai colori pastello proprio non riescono ad impersonare questo non ruolo che fa evaporare il passato e non ammette il futuro, costringendoli a vivere in un eterno, patinato presente. Ecco allora che organizzano una vera e propria insurrezione.

I quattro protagonisti di Lullaby-Tragedia aerobica. Ph. Martina Leo. Courtesy of Ufficio Stampa-Roma Europa Festival.

Non anticipiamo altro perché davvero questo spettacolo merita di essere visto senza conoscerne il finale: quello che emerge e che tanto fa riflettere si dipana in almeno due direzioni oltremodo interessanti. Da una parte, Lullaby crea uno spazio tra generazioni e si costituisce come un dialogo visionario e autentico tra i trentenni (Galli e Ruggeri) e i sessantenni di oggi (i quattro strepitosi attori in scena): un dialogo che forse non c’è davvero mai stato ma che appare ora necessario, improrogabile. L’età media si è alzata enormemente, l’invecchiamento della popolazione europea è un dato incontrovertibile e decisamente impressionante: la nostra società invecchia alla velocità della luce eppure continuiamo a coprirci tutti i sensi in un maniacale e ossessivo accanimento alla giovinezza (del corpo ma anche della mente e dello spirito) che è pura illusione. Dall’altra, c’è la questione della libertà di scelta e dell’autodeterminazione: è un problema complesso, stratificato e trasversale. E in qualche misura, presenta criticità affini al concetto stesso di democrazia: c’è e ci sarà sempre una maggioranza che impone la propria visione su una minoranza? Quanto pesa, nello stabilire l’equilibrio sociale, il parere dei meno rispetto a quello dei più? E ancora: quanto conta per ognuno e ognuna di noi la proiezione collettiva relativa ad una certa fascia d’età? Cosa significa essere giovani? Cosa significa essere vecchi? Cosa siamo disposti a mettere in discussione per favorire la generazione successiva? A cosa possiamo rinunciare e a cosa proprio no? I personaggi di Lullaby esemplificano quattro modalità differenti, quattro approcci possibili. Come elementi chimici mal combinati che si amalgamano a forza in un mix letale, insieme reagiscono e si ribellano. Fregandosene del sistema, fregandosene di ciò che altri hanno previsto per loro.

Never mind: e così sia.

Romaeuropa Festival Credits: romaeuropa.net

Immagine di copertina: il cast di “Lullaby-Tragedia aerobica” di Industria Indipendente. Ph. Laura Accardo.
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