Quando il pubblico di Un nemico del popolo siede sulle poltrone rosse del Teatro Argentina di Roma e assiste alle prime battute dello spettacolo diretto e interpretato da Massimo Popolizio, il carattere di mera finzione teatrale si sgretola lentamente davanti agli occhi di chi guarda e la reazione generale è un mutismo quasi selettivo che dentro urla «Rinascita!». Sì, perché è proprio uscendo dalle porte del teatro che si percepisce la verità affannosa e pungente di Un nemico del popolo; nonostante – dopo qualche istante – tutti indossino velocemente le loro maschere, rientrando nel proprio ruolo della quotidiana comédie humaine. Rinascere con Un nemico del popolo è un atto rivoluzionario, ma non è per tutti, o almeno non per la maggioranza.

Una scena de “Un nemico del popolo” di e con Massimo Popolizio. Courtesy of Ufficio Stampa-Teatro di Roma.

In scena si respira violentemente il carattere di contrasto, di dissidio, di dilemma morale che caratterizza l’intero spettacolo di Massimo Popolizio e un’atmosfera quasi desertica, sabbiosa, secca, arida, lascia concretamente spazio all’essenziale, alla verità. Il carattere di contrasto è quello che unisce la storia di due fratelli, legati dal legame di sangue ma divisi sistematicamente dalle priorità della vita che hanno scelto. Thomas Stockmann è un medico ma anche il direttore di uno stabilimento termale inquinato e inquinante che rischia di decimare l’intera popolazione, Peter Stockmann – interpretato da una Maria Paiato insieme sublime, affascinante e disarmante, non per niente insignita proprio per questa interpretazione del prestigioso Premio UBU Miglior attrice 2019 – invece, è il sindaco di una ridente cittadina americana degli anni Venti. È lo sviluppo, il benessere economico, il potere che è per Peter Stockmann la realtà; differentemente per Thomas Stockmann è la ragione, il pensiero, la necessità di verità a rappresentare l’unica realtà possibile. Se Thomas, infatti, cerca insistentemente di denunciare il disastro ambientale a cui il popolo va incontro, attraverso l’ausilio del giornale locale “La voce del popolo” e sacrificando anche la famiglia; dall’altro lato per un uomo solo come Peter il futuro è rappresentato solo dalla prosperità economica.

Maria Paiato in “Un nemico del popolo”, Teatro Argentina. Courtesy of Ufficio Stampa-Teatro di Roma.

In un’inquietante e distorta coreografia, i personaggi che ruotano attorno la vita del protagonista vengono presentati quasi come ragni che attendono le loro prede in una ragnatela tessuta con astuzia e disciplina. Con le loro movenze contorte che celano intenzioni altrettanto contorte, condizionano le scelte di Thomas Stockmann e lo trascinano in un vortice di pazzia e solitudine in cui la verità rimane inascoltata e collettivamente ripudiata; ma d’altronde «il pubblico non ha bisogno di idee nuove, semmai di idee che ha già!». È ora Thomas Stockmann il nemico del popolo, colpevole di non essere un moderato, colpevole solo di aver avuto il coraggio intellettuale di anteporre la pratica della verità alla pratica della corruzione.

Se «essere popolo è un traguardo che bisogna conquistarsi», Un nemico del popolo di Massimo Popolizio riesce a raggiungere la realtà con la verità spietata della finzione scenica, a tal punto che lo spettatore si autoconvince persino di indossare, insieme ai personaggi, scarpe sporche di fango e menzogna. Così, mentre Thomas Stockmann esce solo dalla sua casa e raggiunge il suo futuro da ramingo, contemporaneamente lo spettacolo teatrale si fa reale e si distruggono letteralmente le pareti della finzione. Un’altalenante raccolta di quadri sociali, di corruzione politica, di condizionamenti mass-mediali e furori grotteschi di popolazioni, si intersecano in uno spettacolo teatrale capace di delineare perfettamente la pericolosità delle masse e delle autorità che si servono di quelle masse per puro ed egoistico esercizio del potere.

Sai cos’ho dietro di me?

Cos’hai?

La maggioranza compatta!

E a che ti serve?

Un nemico del popolo è in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 26 gennaio 2020.

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