Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino: quel muro che è stato il simbolo della Guerra Fredda e dell’influenza americana opposta a quella sovietica, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. La sua caduta, invece, ha rappresentato la fine di una terza guerra silenziosa e subdola cominciata proprio col finire del secondo conflitto mondiale e fatta di patti segreti, istituzioni di basi missilistiche (si ricorda quella costruita in Puglia da parte degli USA) che continuavano a disseminare paura e terrore, e condizionamenti politici che hanno segnato un’epoca.

Di muri innalzati per dividere e conquistare, di muri innalzati per questioni etniche, economiche, per paura della diversità, se ne parla abbondantemente anche ai giorni nostri e quel tanto odiato muro di Berlino, invero, non sembra poi una realtà così lontana e sorpassata.

E se un altro enorme, gigantesco, invalicabile muro fosse ricostruito? E se circoscrivesse in una sola area del mondo tutta la popolazione rimasta sulla terra dopo decenni di catastrofi naturali a cui non siamo riusciti a mettere un freno? E se di nuovo dovessimo dividere un territorio da un altro attraverso un muro che diventerebbe nuovamente il simbolo di solitudine e di emarginazione sociale? Lo spettacolo Oltre il Muro della Compagnia dei Masnadieri, in scena fino al 17 novembre al Teatro Spazio18b di Roma,  ci pone davanti questa possibilità: la costruzione di un nuovo muro.

Siamo nel futuro, un futuro pericolosamente prossimo e tangibile e ormai sulla terra, a causa degli sconvolgimenti climatici, siamo rimasti in pochi. Immaginarsi un deserto arido, gelido, incolore, privo di punti di riferimento, dove sopravvivono i poveri del mondo è molto facile, così come vedersi davanti agli occhi quel muro costruito intorno al vecchio continente e che ha generato la nascita di un nuovo Stato, quello dei fortunati: Eutòpia.

I protagonisti dello spettacolo “Oltre il Muro” di Massimo Roberto Beato. Ph. Manuela Giusto.

Dunja e Aleksey si incontrano quasi per caso, scappando chi dai guardiani di Eutòpia e chi dalla fame, scappando entrambi da un passato difficile da digerire e dimenticare. Le labbra secche e gli occhi stanchi di Aleksey e la straordinaria bellezza tormentata di Dunja si scontrano tra disperazione, solitudine e desiderio di riscatto. Entrambi sembrano danzare in una scenografica combinazione di movimenti sapientemente studiati dai registi Elisa Rocca e Jacopo Bezzi, muovendosi tra le pareti di una stanza buia e umida e fredda e stretta; tanto da apparire agli occhi del pubblico come un solo nucleo eterno di amore e disgrazia.

Dunja e Aleksey devono scappare da quella stanza che li costringe a nascondersi, a vergognarsi delle umili condizioni in cui sono stati costretti da potenze economiche e politiche, da forze territoriali in grado di strappare la dignità all’uomo. Devono emigrare, espatriare, ripartire, devono scavalcare quel muro, devono riuscire a mettere finalmente piede in Eutòpia: devono imparare di nuovo a sognare, nonostante la povertà e la morte continuino a tormentarli. La forza che contraddistingue Dunja e Aleksey e per mezzo della quale riescono a prendere la via della luce allo scopo vitale di oltrepassare il muro è rappresentata dalla speranza. È la speranza il motore dei sogni, è la speranza la linfa vitale del mondo, è la speranza a spingere migliaia di esseri umani ad attraversare il mare, sfidare la morte, e sbarcare in Europa. Europa, Eutòpia: l’eurocentrismo, il male sottovalutato del secolo.

Oltre il Muro di Massimo Roberto Beato, diretto da Elisa Rocca e Jacopo Bezzi e con Sofia Chiappini e Pavel Zelinskiy, è capace di sfidare l’eurocentrismo convenzionale, reinserendo nella riflessione collettiva la percezione più sana di comunità, di insieme, di famiglia. Oltre il Muro combatte il pregiudizio attraverso la memoria e attraverso l’esposizione visiva tragica, struggente e dolorosa, a tratti quasi cinematografica, del reietto sociale; e riesce, infine, a lasciare in silenzio la platea che, finalmente, ritorna a pensare e a ricordare.

Noi migranti non abbiamo diritti, siamo solo merce di scambio

Aleksey, Oltre il Muro

Immagine di copertina e a corredo dell’articolo: courtesy of Ufficio Stampa-Teatro Spazio18b. Ph. Manuela Giusto.
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