In occasione dell’anniversario della nascita di Luigi Pirandello, facciamo il punto sulla sua poetica, seguendo le tracce riconducibili agli incontri tenutisi in concomitanza con l’esposizione delle collezioni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e dell’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo. In particolare, tra i temi affrontati, c’è la sensibile resa del mondo femminile. 

I protagonisti pirandelliani, nel variare delle vicende, fanno tutti la stessa esperienza. Irrompe la sofferenza, il consueto fluire della vita subisce fatalmente un arresto. Ricorre il tema del sé perduto, per recuperare il quale oppongono la risposta dell’inconscio che, prima sconosciuto o represso, poi li travolge verso esiti quali il riscatto, la follia, la morte.

Fonte: www.letsfeelgood.it

Protagoniste rispettivamente dei romanzi “L’esclusa” (1901) e “Suo marito” (1911), Marta Ajala e Silvia Roncella acquistano, nell’elaborazione drammaturgica di Luciana Grifi, vitalità teatrale. L’interpretazione dell’attrice Loredana Martinez fa emergere, nella vibrante lettura scenica dei monologhi, due profili di donna che si stagliano netti sul fondo (l’evento si è svolto lo scorso 29 maggio alle 16 presso la Sala 1 della Biblioteca Nazionale Centrale). Entrambe vivono un disagio interiore fatto di solitudine, isolamento affettivo, impasse esistenziale. Una straordinaria energia mentale le anima e le accomuna. La loro ottica femminile, in cui si legge riflessa l’ottica autoriale, costituisce un punto di rottura per la coscienza maschile, di cui rivela per contrasto fragilità, ambiguità, grettezza.

Rocco Pentagora in un caso e Giustino Boggiolo nell’altro vorrebbero imporre alla donna una maschera che la renderebbe estranea a se stessa, impedirle di rispondere alla sua più autentica vocazione, negare la sua vera personalità. C’è un dissidio tra essere e apparire, tra ragione e sentimento, tra voce interiore e convenzione. C’è una frattura tra la disposizione d’animo maschile e femminile, tra l’individuo e la società, tra arte e mercificazione. Il personaggio di Marta Ajala dichiara la sua innocenza di fronte al dolore. Da vittima, soccombe alle galanterie di Gregorio Alvignani cedendo infine, secondo la tecnica narrativa del paradosso, all’adulterio. Nel monologo, la lucida sequenza di argomentazioni si snoda a ritmo serrato. La coscienza entra in rapporto con se stessa attraverso una serie di conflitti: il movimento dialettico va dalla paura al coraggio, dalla rabbia alla pietà, dall’orgoglio alla disperazione. Anche nella coppia oppositiva formata da Silvia Roncella e Giustino Boggiolo (in cui si legge in controluce il riferimento beffardo a Grazia Deledda e Palmiro Madesani) non mancano i conflitti. Si contrappongono due modi di concepire la letteratura: puro e disinteressato nel caso della scrittrice (personaggio nella cui vita psichica e intellettuale si rispecchierebbe, ripetiamolo, lo stesso Pirandello), finalizzato al profitto nel caso del marito (maschera).

Silvia abbandonerà Giustino, sceglierà ciò che sente invece che false idealità, darà ascolto al divenire del mondo piuttosto che assecondare l’imposizione di modelli, valori e gerarchie della società organizzata. Se anche non si tratta propriamente di un femminismo ante litteram, Pirandello attua un capovolgimento dello status quo.

La drammaturga Luciana Grifi ci ha rilasciato alcune dichiarazioni al riguardo: “Lo iato tra la coscienza e le norme sociali che incombono è nelle vite di tutti, uomini e donne. Spesso la realtà esterna si oppone all’autentica aspirazione ad essere se stessi, è molto difficile vivere la propria identità in rapporto con gli altri. Chi ha una spiccata identità personale sceglie di contrapporsi, chi è più accomodante si conforma docilmente a uno stereotipo sociale. In entrambi i monologhi, il maschile e il femminile sono a confronto. Penso sia bene che si conservino le differenze di genere, perché è soltanto dall’incontro (più spesso uno scontro) tra uomo e donna, su un terreno intermedio, che può nascere l’amore. Le donne devono rimanere ciò che sono. Altrimenti, si incorre nel rischio dell’incomunicabilità”.

Si è parlato, infine, di Marta Abba: musa ispiratrice, attrice di talento, imprenditrice di se stessa, è il grande amore di Luigi Pirandello. Lettere inedite del carteggio, intercorso dal 1926 al 1936, sono il preludio a nuove indagini sulle opere nate sotto la portata dello straordinario sentimento.

Immagine di copertina: un ritratto di Pirandello. Fonte: www.italian-traditions.com. Immagine secondaria e immagine di Marta Abba a corredo dell’articolo tratte dalla mostra allestita in occasione del ciclo di conferenze “Pirandello mai visto”. Photo Credit: Ilaria Mulè.
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