La sala è buia, due ombre ai lati opposti del palco gareggiano in un “botta e risposta” veloce con il quale cominciano a delinearsi i due caratteri dei due unici protagonisti di #SognandoGodot, andato in scena presso il teatro Due dal 13 al 17 febbraio. Da un lato un rappresentante della nostra contemporaneità: un influencer, un insaziabile e convincente interprete della tensione sociale attuale. Dall’altro – quasi in contrasto – un romantico sognatore, appassionato di arte e malinconicamente incentrato sulla sua passione per il teatro: un attore trascinato nell’insalubre situazione professionale ed emotiva cui sono sottoposti, oggi, gli artisti.

La storia cui si affaccia il pubblico in sala è una storia di due coinquilini, Lorenzo e Claudio, nella Roma di oggi: una storia di vita reale che tra spensieratezza ideale, passione e amicizia, scava nel cuore dello spettatore; riportandolo ad affrontare, nel suo inconscio, temi molto più profondi che riguardano la società in cui vive. La ricerca del lavoro, le bollette da pagare, l’affitto, un impiego accessorio stressante, il dissenso nei confronti di chi sfrutta le passioni altrui per guadagni propri, la ricerca della felicità e la voglia di dimostrare ciò che si è: un cumulo di sentimenti che circonda un affascinante, divertente e mai prevedibile dialogo tra i protagonisti della scena.

Sono giovani, autoironici, entusiasti e attenti a portare avanti i sogni ai quali hanno donato sofferenze e sacrifici: da un lato il sogno di diventare cantante, dall’altro quello di diventare attore. La scelta di sottolineare le aspettative dei due protagonisti con accenti divertenti ed esilaranti, si pone in antinomia con la reale e disperata situazione lavorativa che contraddistingue il Belpaese; in una combinazione in conflitto che vede il bisogno di coltivare le proprie passioni in contraddizione con l’esigenza di sopravvivere in una grande città.

Se uno dei coinquilini è romano, l’altro è un introverso pugliese sbarcato nella Capitale con il sogno di diventare attore. I due amici rivivono le giornate trascorse insieme attraverso flashbacks ben studiati con i quali il pubblico conosce in profondità le personalità dei protagonisti della commedia. Si tratta di una scelta azzeccata, uno strumento moderno, provocatorio ma anche molto atteso da chi è in sala; proprio perché è attraverso il flashback (richiamato con giochi di luce magicamente inclini alla dimensione del sogno, appunto) lo spettatore si immerge nella narrazione in una estensione spazio-temporale difficilmente raggiungibile nel poco tempo messo a disposizione per lo spettacolo. La straordinarietà di un duo, che possiamo definire comico ma meglio ironico, è rappresentata dalla facilità con la quale viaggia indietro e avanti nel tempo; in un’interminabile sospensione e ripresa temporale che lascia spazio a quella che è in realtà l’attesa di Godot.

Chi è Godot?

L’impressione iniziale, e totalmente grondante di pregiudizi, sembrerebbe essere quella di una rivisitazione moderna del celebre dramma di Samuel Beckett ma, in realtà, più che una rivisitazione in chiave contemporanea, potremmo definire la commedia di Alessandro Calamunci Manitta ed Emanuele Guzzardi, un appello a Godot. Un appello a qualcosa che potrebbe non arrivare mai, ovvero la realizzazione del sogno, la realizzazione professionale e delle proprie passioni che insistentemente rincorrono i protagonisti della commedia. Godot, in questo caso, sembra essere proprio rappresentato dall’infinita ricerca di realizzare il sogno della vita.

L’assenza di una struttura tipica della narrazione e lo sviluppo della storia attraverso micro-eventi ben studiati, sicuramente riprende le linee guida di “Aspettando Godot” di Beckett. Le opposizioni che contraddistinguono lo spettacolo (sogno-responsabilità, timidezza-goliardia, passato-presente-futuro, sicurezza-instabilità), invece, delineano una profonda conoscenza, da parte dei due attori, dell’arte e della giusta morale di cui necessita un testo teatrale per non sembrare banale o superficiale ma che sappia arrivare al pubblico in modo diretto, non faticoso e, soprattutto, innovativo. Non ci sorprende, infatti, che #SognandoGodot abbia vinto, tra gli altri, il premio come miglior testo ai Roma Comic Off e sappia far riflettere con ilarità e disincanto.