Una recente ricerca coordinata da un gruppo di neuroscienziati, guidati da Martina Ardizzi e Vittorio Gallese dell’Università di Parma, ha dimostrato che assistere insieme ad uno spettacolo dal vivo dal forte impatto emotivo determina la spontanea sincronizzazione del battito cardiaco degli spettatori, benché costoro non si conoscano affatto. Il teatro, insomma, unisce i cuori, letteralmente. Ora come non mai, chi ama le arti sceniche e performative – come la sottoscritta- percepisce la mancanza di questa particolarissima forma d’arte che connette profondamente non solo con gli artisti sul palco ma, a quanto pare, con tutti coloro che vi partecipano. Tuttavia, in qualche modo, sentiamo il bisogno di reagire: sul web si moltiplicano, giorno dopo giorno, le iniziative di singoli artisti e di istituzioni teatrali pubbliche e private.

Moltissimi i Decameron contemporanei: ci sono i Racconti in tempo di peste, un progetto di Corrado d’Elia e Sergio Maifredi, in collaborazione con il Teatro Pubblico Ligure, che porta in “scena” su Facebook ogni giorno a mezzogiorno per cento giorni un racconto diverso; c’è Decameron-Una storia ci salverà, un’iniziativa che fa traslocare le presentazioni e gli eventi letterari sulla piattaforma social inventata da Zuckerberg (da non perdere venerdì 13 alle 21 l’incontro virtuale con Michela Murgia e Chiara Tagliaferri). Ci sono le web tv che molti Teatri Pubblici stanno attivando per trasmettere spettacoli, opere liriche e sinfoniche, balletti e coreografie di danza contemporanea: il Teatro Massimo di Palermo, ad esempio, ha predisposto una programmazione interessante che prevede la trasmissione di importanti produzioni del presente e del passato. Per non parlare di Rai 5, il canale del servizio pubblico dedicato proprio allo spettacolo e alle arti dal vivo, che ha potenziato ulteriormente il proprio palinsesto.

Anche Artwave vuole fare la sua parte: eccovi allora una piccola playlist sui generis di spettacoli e performance che può tenerci compagnia in queste giornate sospese, nell’attesa di poter tornare nuovamente e quanto prima a riempire sale, teatri e auditorium. Alcuni artisti forse vi saranno noti, altri magari no e questa potrebbe essere l’occasione giusta per conoscere il loro lavoro e tenere d’occhio i cartelloni di teatri e festival, così da poterli vedere in carne e ossa appena sarà possibile. 

Guardando un monitor difficilmente i nostri cuori batteranno all’unisono ma quantomeno viaggeremo su binari paralleli e potremmo usare chat e social per scambiare opinioni e impressioni, proprio come accade subito dopo aver visto uno spettacolo dal vivo.

Le sorelle Macaluso di Emma Dante

Vincitore nel 2014 di ben due premi Ubu -che, per chi non lo sapesse, sono gli Oscar del teatro italiano- come miglior spettacolo e miglior regia, questo atto unico della drammaturga e regista Emma Dante è una liturgia familiare intensa, a tratti onirica, in cui il tempo è sospeso tra la vita e la morte, così come lo sono i suoi personaggi. Le sorelle Macaluso sono sette, Gina, Cetty, Maria, Katia, Lia, Pinuccia e Antonella: il funerale di quest’ultima è l’occasione per evocare ricordi e rendere conto a se stesse, a chi c’è ancora ma anche a chi non c’è più. Si susseguono le loro storie intrecciate mentre dal fondo emergono le ombre del padre, della madre, del figlio di una di loro, di loro stesse bambine, tra conflitti, sorellanza, dolori e ilarità. Poco più di un’ora che vale come dieci o forse cento: la drammaturgia, l’interpretazione, la regia, le luci, i costumi di questo lavoro sono talmente potenti che ti viene da rimanere composto e in rigoroso silenzio persino sul divano di casa.

Una scena dello spettacolo. Fonte: www.emmadante.it.

Lo spettacolo è disponibile gratuitamente su Rai Play.

Radio Clandestina di Ascanio Celestini

Ha appena compiuto 20 anni questo monologo stratosferico dell’Ascanio nazionale ed è proprio questo lo spettacolo che ha consacrato Celestini come uno dei più avvincenti cantastorie dei nostri tempi. Il plot narrativo è quanto mai significativo: questo spettacolo racconta le Fosse Ardeatine attraverso le voci di chi quel pezzo di Storia l’ha vissuto realmente. Celestini ha rielaborato drammaturgicamente le circa 200 interviste che Alessandro Portelli ha raccolto nel volume “L’ordine è già stato eseguito”, facendosi cassa di risonanza all’insegna di quel teatro civile di cui non smetteremo mai di avere bisogno.

Ascanio Celestini. Fonte: www.sardiniapost.it.

Lo spettacolo è disponibile in versione cinematografica su Youtube

Mahabharata di Peter Brook

Era il lontano 1985 quando Peter Brook mise in scena per la prima volta il mastodontico poema epico indiano che racconta le vicende dei fratelli Pandava. Di recente, il regista inglese, considerato ormai unanimemente come uno dei grandi Maestri del teatro contemporaneo alla stregua di Eugenio Barba ed Eimuntas Nekrosius, ha deciso di rimettere in scena questo spettacolo non per mancanza di idee o per banale nostalgia ma per una ragione semplice ed essenziale: il Mahabharata è un lungo racconto, eternamente significativo, sui conflitti e sulla lotta tra il bene e il male, dentro e fuori di noi. La portata del valore eterno di quest’opera è efficacemente sintetizzata in una delle battute più celebri del poema:

Yudhisthira “Questa guerra avverrà nel campo di battaglia o nel mio cuore?”

Krishna “Non vi vedo alcuna differenza”

Preparatevi adeguatamente, allora, a quasi sei ore di visione ricche di introspezioni, rivelazioni e scoperte straordinarie su voi stessi, sul mondo, sulla Legge che regola l’Universo: ad accompagnarvi in questo viaggio affascinante ci saranno attori del calibro di Mamadou Dioumé,  Tapa Sudana, Vittorio Mezzogiorno, Yoshi Oida.

Vittorio Mezzogiorno in una scena del “Mahabharata” di Peter Brook.

La versione cinematografica dello spettacolo è disponibile, divisa in tre parti, su Vimeo.

A corpo libero di e con Silvia Gribaudi

Silvia Gribaudi è una delle coreografe e danzatrici più interessanti della scena europea: performer di grande esperienza, negli ultimi anni ha fatto incetta di premi e riconoscimenti. Meritatissimi. Perché Gribaudi ha saputo costruire un linguaggio coreografico e performativo originale ed estremamente prezioso, rompendo buona parte dei cliché radicatissimi nel mondo della danza. I suoi lavori, delicatamente ironici e intrisi di quella libertà dell’essere, soprattutto dei corpi, di cui tanto abbiamo bisogno, sono uno più stupefacente dell’altro. 

Tutto comincia nel 2009 con A corpo libero, una performance di teatro-danza urbano in cui la nostra si aggira per le piazze, nei supermercati, nei pressi di monumenti delle città ospitanti esibendosi in una danza che ha tutta la forza di chi si mette a confronto con la società decidendo di restare autentico, di aderire pienamente a se stesso. Al tempo stesso, il percorso che Gribaudi traccia nello spazio e nelle relazioni con gli spettatori è intriso di leggerezza, soave e calviniana. La versione che possiamo gustare comodamente sul divano è quella bergamasca: osservando il corpo dell’artista immerso negli spazi proprio di quella città si sorride e oggi, un po’, anche ci si commuove.

Il video-doc è disponibile su Vimeo.

Immagine di copertina: Pixabay.
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