Un gioco di luci inebriante, una colonna sonora azzeccata e una scena che interagisce perfettamente con la storia. “Un capitano – Duecento mila chili sulle spalle” coinvolge e ti entra nelle ossa per la semplicità con cui racconta una verità straziante come quella della tratta di migranti dalle coste libiche a quelle siciliane.

Supportato dalla compagnia “Asilo dei lunatici” e diretto da Eleonora Gusmano, il racconto (scritto da Giulia Lombezzi e Amr Abuorezk), con la partecipazione di Ivano Russo, andato in scena al Teatro Trastevere il 28 febbraio e l’1 marzo, narra la vicenda di Amr, 21enne egiziano che la sera del 7 luglio 2006 inizia il suo viaggio della speranza alla ricerca di una vita migliore e che, il 9 luglio 2006, come l’Italia si gioca tutto contro la Francia nella coppa del mondo dello stesso anno, anche lui, insieme ai compagni d’avventura, metterà in gioco la sua stessa libertà. Quella di Amr è una storia vera: un giovanissimo pescatore che sa bene che farà il pescatore a vita lì dove è nato e cresciuto e che decide di lasciare tutto, rischiare, e lo fa solo in vista di una probabile esistenza migliore.

Amr parte con altri 144 passeggeri, vive un cammino introspettivo fra flashback del suo passato, azzardi, fortune e sfortune, toccando con mano l’euforia, la follia e la realizzazione dei propri desideri, su un percorso che porta alla vita passando per la morte. È una ricostruzione che fa sorridere, pensare, incupire quella di Amr, che ti fa sentire il rumore del mare accanto ai sedili, il vento del maestrale sul viso e le urla disperate dalla costa come se fossero accanto al tuo orecchio. Introspettivo, esotico e avvincente. Una carezza e un morso allo stesso tempo, un abbraccio e un pugno nello stomaco che quei “duecento mila chili sulle spalle” te li fa sentire tutti.

“Amr è egiziano e la sua avventura può facilmente essere ascritta tra le tante storie di migrazione che caratterizzano il nostro secolo” – spiegano gli autori -“Il nostro desiderio è stato però quello di raccontare in primo luogo l’avventura di un ragazzo, il desiderio di riscatto e la sua crescita, resa particolarmente difficile dalle condizioni di una barca pilotata da incompetenti, dai compagni di viaggio numerosi e spaventati, dalla sete e dalla controversa accoglienza sulle coste della Sicilia. Ho scelto che la messa in scena di questa storia si sviluppasse attraverso l’uso di pochi oggetti scenici, di manifattura artigianale, un mare di cellofan e alcuni busti e frammenti di manichini come sommersi e coperti da terra proveniente del fondo del mare, tutto intorno ad una scala che, durante la narrazione, si trasformi talvolta in nave, in rotaie di un treno, e in albero maestro su cui Amr possa arrampicarsi per vedere al di là, nel tentativo di superare se stesso e le sue ambizioni.”

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