Il Genio esilarante, l’indisciplinata ed eterna ragazza, il ribelle, l’incantatore e il letterato: in due parole, Paolo Poli. Figura di riferimento del teatro e della cultura italiana, sapeva portare l’alta letteratura in scena trasformandola in gioco, in canzone, attraverso costumi eccentrici e scenografie che erano opere d’arte e attraverso il suo inconfondibile savoir-faire. Ci manca tanto. Tre anni fa, andando ad insegnare agli angeli ad essere peccatori, ha lasciato un vuoto incolmabile. Ricordarlo attraverso l’opera di Salvo Gemmellaro Il Genio esilarante – omaggio a Paolo Poli, in scena al Teatro Flaiano di Roma dal 17 al 20 ottobre scorsi, è stato particolarmente piacevole. Gemmellaro ha studiato bene Poli e si vede, così come si nota la sua preparazione in campo letterario ma la cosa che si evince di più dallo spettacolo è l’umiltà e la reverenza nei confronti del grande Maestro: senza nessuna pretesa, con talento e con il solo scopo di rendere omaggio e suscitare piacevoli ricordi viene portata in scena una carezza.

Sul palco brillano due artisti di grande talento: Enrico Sortino e Cristiano Cosa. Sortino legge e recita un’attenta selezione di autori dell’infinita e personale biblioteca artistica e critica di Paolo Poli. Enrico legge alla maniera di Poli senza imitarlo, la citazione non scade mai nell’imitazione ed è forse questo che rende grande lo spettacolo: Poli è in scena solo perché è vivo nel ricordo di chi guarda. La dialettica e la mimica di Sortino scintillano e fanno scintillare le opere delle scrittrici fuori dal Canone della Letteratura Italiana e che spesso Poli ha portato in scena con il suo gusto e la sua  follia, determinato a infrangere ogni tipo di stereotipo sulle tavole del palcoscenico come nella vita di tutti i giorni.

La musica dello spettacolo è affidata al tanto giovane quanto fenomenale Cristiano Cosa: una voce che riempie il teatro e fa vibrare l’anima del pubblico che lo ascolta incantato. Grazie alle musiche di Cristiano si entra ancora più a fondo nel ricordo di Poli, con quelle spassose canzoni che lo hanno reso noto a tutti come “Vieni pesciolino mio diletto, vieni”. Ad incorniciare questo gioiellino di spettacolo, altri due preziosi contributi artistici: la scenografia di migliaia di pagine volanti magicamente tessute dalle mani di Ugo Andrea Santangelo e un’opera d’arte nel foyer del teatro, “Il Jolly” di Emiliano Alfonsi, che riesce in un gioco di rossi e oro a catturare l’essenza del Maestro e il suo iconico sguardo capace di parlarci ancora. Nell’attesa di ammirare nuovamente lo spettacolo Il Genio esilarante, magari in giro per tutta Italia, ci piace ricordare Poli con una sua frase:

Tutte noi siamo bugiarde, si mettono le frange alla realtà perché l’immaginazione allunga la vita.

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