Questo mese, con l’avvicinarsi dell’inverno, perché non scappare in Brasile, tra ricette esotiche, religioni sincretiche e passioni carnevalesche? Il libro di novembre è Dona Flor e i suoi due mariti, pubblicato da Jorge Amado nel 1966 e da molti considerato come il suo capolavoro.

Perché leggere il libro? Perché tutti noi abbiamo avuto esperienza del dualismo della nostra anima, così come di quello del nostro amore: la parte romantica stenta spesso a riconciliarsi con quella passionale, così come la tranquillità serena non può non farci pensare alla potenzialità stravolgente che il sentimento dovrebbe sempre generare. Dona Flor, come noi, si trova in una situazione simile, e il finale del libro dà un importante insegnamento non tanto sulla necessità di scegliere, quanto sull’importanza del rispetto del proprio sentimento.

Il romanzo si apre durante il carnevale, solamente per introdurre la morte di uno dei co-protagonisti: Valdomiro Santos, marito scapestrato di Dona Flor, giocatore d’azzardo, Don Giovanni, che durante una Samba come tante si accascia al suolo privo di vita. È, per tutti, una tragedia, tanto più che l’uomo pareva immortale nella sua routine sregolata. Comincia così il periodo di lutto della moglie Dona Flor, da molti compatito, da alcuni salutato come la liberazione da un’influenza che nulla aveva di positivo.

La donna, che gestisce una scuola di cucina, aveva in effetti dovuto giornalmente fare i conti con le mancanze del marito, che le sottraeva i soldi faticosamente guadagnati, spariva per giorni e arrivava a molestare le sue stesse allieve. Nonostante questo, la dipartita dell’uomo genera in Dona Flor l’inconsolabile tristezza che solo la perdita di un amore sa dare; tristezza che presto si tramuta in nostalgia della sua passione ardente e perfino dei suoi peggiori vizi.

Smesso il lutto istituzionale, Dona Flor continua a condurre una vita tranquilla, finché si accorge delle attenzioni di un rispettabile farmacista, Teodoro. Lui, tutto l’opposto di Vadinho, riesce a conquistarla con i suoi modi gentili e portandole il rispetto che non aveva mai ricevuto dall’ormai defunto marito. Dopo un periodo di frequentazione, i due si sposano, e tuttavia, soprattutto per quanto riguarda l’ambito sessuale, la passione di Vadinho occupa ancora incontrastata l’animo di Dona Flor.

Un anno dopo il matrimonio, in un momento di sconforto, la donna invoca allora l’animo del marito, domandando alle divinità sincretiche Baiane di riportarlo indietro. Qualcuno la ascolta, e d’improvviso lo spirito di Vadinho, sboccato ed esplicito, arriva a visitarla; comincia allora una convivenza difficile, con Dona Flor che tenta di gestire i propri sentimenti e l’amore dei due uomini, così diverso, ma tanto necessario affinché lei si senta sentimentalmente appagata, che non sembra poter essere conciliabile. Stremata in cuore, Dona Flor dovrà allora decidere con chi condividere la propria esistenza.

La trasposizione cinematografica del romanzo (1976) ne illustra bene, in questa scena, il nocciolo narrativo.

Amado ci porta nei sobborghi di Salvador de Bahia, mostrando la parte più popolare e più verace della città e della popolazione. Senza circonlocuzioni i personaggi parlano di sessualità, miseria e umanità senza per questo scadere nello squallore, ma fornendo un dipinto sincero delle pulsioni umane e di ciò che comportano.

Dona Flor sente la mancanza di Vadinho come quella di una presenza che è tutta fisica, che riguarda la sua sfera sessuale e, proprio per questo, un aspetto fondamentale della vita di ognuno, per quanto pudicamente celato. L’autore non è nuovo a queste scelte, e anche in “Teresa Batista stanca di guerra”, suo precedente libro, unisce la sessualità e la morte in un unicum indissolubile e fascinosamente attraente: in questa storia l’amore di Teresa morirà proprio durante un amplesso con lei.

L’amore e il sesso sono dunque una tematica portante del libro. Molto importante è anche la cucina: ogni capitolo del libro è introdotto da una ricetta appartenente alla tradizione brasiliana e più specificamente a quella Baiana, che prevede un grande utilizzo di pesce e crostacei. Uno stratagemma, questo, che aiuta a stimolare sensi (come il gusto e l’olfatto) normalmente sottoutilizzati nella lettura, creando un coinvolgimento ancora più forte nell’ambientazione del libro, e che verrà ripreso in altre opere (“Come acqua per il cioccolato” ne è un esempio).

Ancora, un punto importante è quello della comunità, fil rouge della letteratura sudamericana tutta e che trova qui un’ulteriore conferma negli aspetti positivi e negativi che ad esso si associano: le amiche di Dona Flor le ricordano la felicità della sua nuova vita tranquilla e rispettabile, ma non concepiscono il suo amore per Vadinho e, in questo, sono limitate e limitanti nei confronti della donna.

Jorge Amado alla macchina da scrivere

Nel complesso, Dona Flor e i suoi due mariti si rivela un libro ricco di descrizioni, musiche e profumi, ideale per chi non ha familiarità col mondo (letterario e non) sudamericano, perché trasporta e accompagna all’interno di una realtà apparentemente lontanissima. Amado descrive un Brasile vivo e colorato anche nel dolore, in cui sapori e umori si mischiano sapientemente dando vita a una ricetta unica e una storia dal sapore molto stuzzicante.