Per il primo appuntamento con la nuova rubrica #UnLibroAlMese ho scelto Fiesta, un romanzo di Hemingway, pubblicato nel 1926. Dopo aver letto Addio alle armi e Il vecchio e il mare, che rappresentano rispettivamente l’emblema e l’apice della sua produzione letteraria, il cimento col suo primo romanzo era dovuto.

Ernest Hemingway e la moglie nel 1934

Il libro procurò, dopo la sua pubblicazione, molto scandalo e qualche grana personale all’autore, che aveva permesso vi si riconoscessero in maniera forse fin troppo chiara alcuni dei personaggi principali. Costoro erano parte della società spagnola e di quella francese, e soprattutto questi ultimi vennero a risentirsi, dal momento che ne veniva tracciato un ritratto non particolarmente delicato.
In breve, la trama presenta uno scorcio della “generazione perduta”, termine coniato per identificare i giovani che avevano partecipato alla Grande Guerra e si trovavano, in seguito ai suoi sconvolgimenti, privi di un obiettivo, di un impulso vitale originale.

 

ANALISI

Nonostante le manchevolezze, le indecisioni e le idiosincrasie dei personaggi siano l’elemento fondante del romanzo, in realtà, come spiegato dall’autore stesso, pur non rinnegando egli la definizione originale di “generation perdue”, Hemingway volle presentare in Fiesta una soluzione all’insensatezza e brutalità della guerra e di chi la visse. Pur essendo perduti, i personaggi (almeno alcuni di essi) sanno dove andare e abbracciano la propria esistenza priva da espatriati senza punti fermi.

Inoltre, all’invalidità di guerra del protagonista Jake, che gli preclude le tenzoni sessuali, e dunque l’amore completo di lady Ashley, si oppone la figura del torero Romero, che, in maniera allegorica, pare risorgere dai tempi della guerra portando una ventata di novità, di rigenerazione e, dunque, rappresenta il superamento del nichilismo di guerra attraverso una nuova celebrazione della vita.

Il clima che si respira nel libro è quello di una festa in cui si è, a tratti, l’ubriaco felice, e altrove quello disincantato, che non riesce a parteciparvi a tutto cuore.

In ogni caso, le 250 pagine vi trasportano da una Parigi dalle impressioni continuamente decadenti a una Spagna ridente, calda, viva ed ospitale: l’ideale, dunque, durante queste fredde giornate.

Pur non potendo riconoscersi che alla lontana nei personaggi, che sembrano effettivamente quasi caricaturali nel loro scetticismo, si finisce dunque trasportati con loro, come in un viaggio in treno in cui non si scelgano i compagni di carrozza.

L’asciuttezza e semplicità della prosa di Hemingway non rendono la comprensione del testo più semplice, anzi: è al lettore stesso che viene richiesto uno sforzo interpretativo inedito, rispetto agli autori precedenti, per situare le situazioni, i dialoghi, all’interno di un certo panorama sentimentale.

Forse proprio per questo il libro è tanto bello e particolare: riportando giornalisticamente le vicende, lascia al lettore le conclusioni ultime e non s’affretta in giudizi morali di alcun tipo.

Un momento delle celebrazioni a Pamplona

TRAMA

Il protagonista Jake Barnes si trova a Parigi, in cui conduce una vita ai limiti delle apparenze rispettabili della società contemporanea, e si occupa di giornalismo. È un veterano di guerra, e il fronte gli ha procurato una ferita che lo rende, sostanzialmente, incompleto, dal momento che non può avere rapporti sessuali.

Assieme a lui troviamo Robert Cohn, pugile introverso, la cui esperienza del mondo è molto più limitata, reduce da un divorzio e incapace di farsi rispettare, nonostante i rilevanti successi sportivi; Frances, innamorata di Cohn, che spera, inutilmente, di poterlo trattenere con sé.
L’arrivo di Lady Brett Ashley, vecchia conoscenza di Jake dal carattere magnetico e libertino, sconvolge gli equilibri iniziali: Cohn si invaghisce di lei, nonostante questa sia promessa sposa di un certo Micheal Campbell, che sulle prime si trova ancora nel proprio Paese natale, la Scozia; Brett, tuttavia, è profondamente innamorata, e ricambiata, di Jake, seppur consapevole che, dati i di lui limiti fisici, e le proprie tendenze distruttive, la loro storia non sia destinata ad affermarsi.

Dopo parecchie peripezie e un’avventura di una notte di Lady Ashley con Cohn, i protagonisti, compreso Campbell, si incontrano infine in Spagna, a Pamplona, per assistere all’annuale celebrazione in onore di San Firmin; è Jake, qui a guidare l’intero gruppo, grazie alla conoscenza dei luoghi e esperienza in fatto di corride.
Dopo aver assistito agli encierros, le corse dei tori verso l’arena in cui nei giorni seguenti sarebbe avvenuta la corrida, i giovani si perdono nei meandri della Fiesta, che si srotola con esponenziale fermento e livore.

La tauromachia, vera trave portante della narrazione, che gode di grande indipendenza narrativa legata al proprio valore per l’autore, diviene in breve catalizzatrice degli avvenimenti, mentre l’intera scena pare turbinare in una sequela di sette giorni e notti i cui contorni sono ben poco definiti.

L’ultima notte vede la vicenda risolversi in un epilogo sconvolgente come i postumi della grande festa di San Firmino: le tensioni accumulatesi nei giorni precedenti, e l’eccessivo consumo di alcolici, portano il gruppo a disgregarsi, soprattutto come conseguenza alle pretese amorose di ognuno dei protagonisti nei confronti di Brett Ashley, che è suo malgrado fulcro dell’intera vicenda.
Micheal, ubriaco, offende Cohn per l’ennesima volta col pretesto della scappatella di Brett, e Jake rincara la dose, dal momento che il pugile si ostinava a rincorrere la donna e i suoi favori fin troppo platealmente non essendo (più) desiderato. Questi, incapace di provare il proprio valore se non coi fatti, prende a pugni Micheal e Jake, per poi ritirarsi, pentito, nelle proprie stanze, e partire in solitudine.
Lady Ashley parte, la notte stessa, con il torero Romero, in una fuga d’amore dall’inusuale brevità dettata dall’incapacità di lei di essere la cagione della sua rovina; Micheal, Jake e un amico di quest’ultimo si ritrovano insieme, e lasciano il primo in un albergo della costa in cui, dice, potrà vivere a credito per un certo periodo, per schiarirsi le idee.

Il romanzo si conclude con Jake e Brett che, riunitisi su richiesta di lei, fantasticano su una loro storia amorosa impossibile.